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	<description>Open Source e diritti digitali nell'innovazione tecnologica</description>
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		<title>Candidati (quasi) web 2.0</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 11:17:40 +0000</pubDate>
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Candidati (quasi) web 2.0
Arturo Di Corinto per
Il Sole 24 ore &#8211; Nova
del 11 Marzo 2010
Qualcosa è cambiato nel rapporto fra i politici italiani e la rete. I candidati alle regionali 2010 sembrano aver fatto tesoro dei cattivi esempi che l&#8217;uso di Internet applicata alla politica ci aveva finora offerto. I siti volantino e i blog [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><br />
<img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/03/nova11032010-dicorinto-212x300.jpg" alt="nova11032010-dicorinto" title="nova11032010-dicorinto" width="212" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1511" /><strong>Candidati (quasi) web 2.0</p>
<p>Arturo Di Corinto per<br />
Il Sole 24 ore &#8211; Nova<br />
del 11 Marzo 2010</strong></p>
<p>Qualcosa è cambiato nel rapporto fra i politici italiani e la rete. I candidati alle regionali 2010 sembrano aver fatto tesoro dei cattivi esempi che l&#8217;uso di Internet applicata alla politica ci aveva finora offerto. I siti volantino e i blog chiusi ai commenti, con fotografie ammiccanti e nessuna interattività col pubblico elettorale sono quasi spariti.<br />
Il cambiamento si nota nel buon livello di sofisticazione tecnologica dei siti dei candidati, che oggi hanno mappe georeferenziate, videoclip, suonerie, e le icone dei social network. A guardare meglio, però, si tratta per lo più di bandierine piazzate in fila che permettono di accedere a contenuti che ripetono il vecchio rituale della propaganda politica ed enfatizzano all&#8217;eccesso la vetrinizzazione del candidato in rete, che accumula fan su Facebook e follower su Twitter senza un vero dialogo con l&#8217;elettore.<span id="more-1524"></span><br />
Alcuni abbozzano timidi tentativi di negative campaigning, la propaganda negativa in cui si critica e ridicolizza l&#8217;avversario ribaltandone il messaggio. Mentre quasi tutti i candidati che campeggiano coi loro manifesti sui muri non rinunciano a indicare il proprio sito web al passante distratto, quasi nessuno di loro si dedica a fare seeding dei propri contenuti, accontentandosi per la più di piazzare qualcosa sui media sociali. Così gli iscritti ai canali youtube dei candidati sono pochi, i post su Facebook sono prevalentemente dello staff, le discussioni sui blog rare.<br />
Eppure casi di eccellenza ce ne sono. Renato Brunetta ha lanciato il social network Grande Venezia e un&#8217;applicazione per iPhone da cui accedere a programma, news e sondaggi da candidato sindaco. Il partito di Vendola  ha lanciato la campagna “Mettiamoci la faccia”e invita a scaricare un messaggio di sostegno già pronto, stamparlo, farcisi una foto e caricarlo sul sito di Sinistra, Ecologia e Libertà. Invece Emma Bonino sfrutta al meglio il ricco archivio digitale di Radio Radicale. Ma il più tecnologico sembra il sito del candidato Pdl in Lombardia, Formigoni, che interagisce via smartphone con gli elettori e pubblica i loro Sms sul sito. E data l&#8217;enfasi posta sulla comunicazione mobile sembra l&#8217;unico ad avere capito che è quella la killer application della futura comunicazione politica.<br />
Parecchi offrono il proprio programma alla discussione in rete. L&#8217;Italia dei Valori fa un buon uso di video professionali per presentare i suoi “11 punti”, in Campania l&#8217;accattivante sito di Stefano Caldoro invita gli elettori a contribuire al programma, già scritto, inviando le proprie idee dal sito (ma non si sa dove finiscono), offrendolo ai commenti dei lettori (rarissimi), cosa che non accade col ricco sito di Roberto Formigoni dove in tanti hanno votato una proposta per incentivare il telelavoro e sostenere le aziende.<br />
La moda del momento comunque sembrano essere le tag cloud e la messaggistica Sms che, se talvolta non funziona, serve a costruire utili database per contattare gli elettori.<br />
Il sito di Filippo Penati è graficamente pulito ed elegante, e implementa strumenti di condivisione come Sharethis, il sito di De Luca offre invece, come altri, un&#8217;utile mappa dei comitati elettorali e un numero verde cui gentilissime operatrici rispondono per dare informazioni su programma ed eventi del candidato campano del PD, e lo stesso fa la Polverini.<br />
Tutti esempi di un rapporto in costruzione fra la politica e le logiche del web 2.0 che sconta in molti casi un ritardo culturale e un sospetto malcelato per meccanismi di democrazia non maturati nel faccia a faccia parlamentare e di sezione. Ma che pure ci dicono che esiste un&#8217;imprenditoria diffusa della comunicazione web che ha intercettato alcune tendenze della rete, la crosmedialità, l&#8217;uso di Cms liberi e gratuiti, licenze creative commons e il dialogo aperto con gli oppositori, e che è in grado di farle accettare ai candidati che, quando ne hanno i mezzi, le implementano, senza necessità di capirle fino in fondo. In tutto questo i contenuti della campagna spesso scompaiono e diventano slogan di facile effetto e nessuna verifica. In queste elezioni tecnologiche il mezzo è il messaggio, ma non si può ancora parlare di obamizzazione della politica in rete.</p>
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		<title>Tregua armata fra i politici e la rete</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Arturo Di Corinto
Per http://novareview.ilsole24ore.com/articoli/46975Il Sole 24 Ore &#8211; Nova Review
del 11 marzo 2010

Dopo che Al Gore ebbe lanciato l&#8217;idea delle information superhighways, debitore dello slogan a un padre che si occupava di autostrade, si parlò di una nuova era ateniese della democrazia in cui il popolo avrebbe finalmente preso la parola e partecipato alla gestione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/03/Schermata-300x187.png" alt="Schermata" title="Schermata" width="300" height="187" class="alignleft size-medium wp-image-1522" /><br />
<strong>Arturo Di Corinto<br />
Per <a href="http://novareview.ilsole24ore.com/articoli/46975">http://novareview.ilsole24ore.com/articoli/46975Il Sole 24 Ore &#8211; Nova Review</a><br />
del 11 marzo 2010</strong><br />
</strong></p>
<p>Dopo che Al Gore ebbe lanciato l&#8217;idea delle information superhighways, debitore dello slogan a un padre che si occupava di autostrade, si parlò di una nuova era ateniese della democrazia in cui il popolo avrebbe finalmente preso la parola e partecipato alla gestione della cosa pubblica grazie a Internet. Successivamente si sprecarono le analisi sul ruolo di Internet nelle elezioni politiche e si disse che finalmente i piccoli partiti avrebbero potuto gareggiare ad armi pari sulla rete grazie a una tecnologia che riduceva le differenze di budget, visibilità e consensi presso l&#8217;elettorato grazie a computer domestici e accessi flat-rate per il passaparola politico. Previsioni sbagliate, visto che a poco a poco ci si rese conto che quelli con più soldi avrebbero fatto i siti più belli, ingaggiato i migliori consulenti e realizzato i contenuti più adatti a creare sinergie con altri mezzi di informazione. La vicenda di Obama non è un&#8217;eccezione a questo processo definito di normalizzazione della rete. Obama era certo un candidato con una storia da raccontare, capace di intrattenere e di far sognare, con una larga base di militanti, ma soprattutto era sostenuto da una macchina elettorale che raccoglieva e reinvestiva soldi nella campagna via Internet per posizionarlo dentro e fuori il web e i social network meglio degli avversari. Da allora tutti hanno provato a copiarlo, con alterne fortune.<span id="more-1506"></span><br />
Il rapporto fra i politici italiani e la rete rimane invece un rapporto non facile, caratterizzato da diffidenze reciproche gonfiate anche da un giornalismo improvvisato e sensazionalistico. A complicare il rapporto fra Internet e politica, l&#8217;equiparazione tra Facebook e l&#8217;eversione degli anni 70, le denunce nei confronti dei blogger per un post di troppo, gli endorsement fasulli per questo o quel candidato.<br />
Eppure approssimandosi la competizione elettorale, i partiti sembrano in parte aver fatto tesoro dei cattivi esempi che l&#8217;uso di Internet applicata alla politica ci aveva finora offerto: i siti volantino e i blog chiusi ai commenti, fotografie ammiccanti e nessuna interattività col pubblico elettorale.<br />
Qualcosa è cambiato, e si vede nel buon livello di sofisticazione tecnologica dei siti dei candidati, che oggi hanno mappe georeferenziate, tag cloud e messagistica SMS, videoclip, suonerie e le icone dei social network. A guardare meglio, però, si tratta per lo più di bandierine piazzate in fila che permettono di accedere a contenuti striminziti che ripetono il vecchio rituale della propaganda politica e che enfatizzano all&#8217;eccesso la vetrinizzazione del candidato in rete, che accumula fan su Facebook e follower su Twitter senza un vero dialogo con l&#8217;elettore.<br />
Alcuni abbozzano timidi tentativi di negative campaigning, la propaganda negativa in cui si critica e ridicolizza l&#8217;avversario ribaltandone il messaggio. Mentre auasi tutti i candidati che campeggiano coi loro manifesti sui muri non rinunciano a indicare il proprio sito web al passante distratto, quasi nessuno di loro si dedica a fare seeding del proprio indirizzo e dei propri contenuti, accontentandosi per la più di piazzare qualcosa sui media sociali. Così gli iscritti ai canali youtube dei candidati sono pochi, i post su Facebook sono prevalentemente dello staff, le discussioni sui blog rare. Ma nessuno, proprio nessuno, prova a fare l&#8217;esperimento che servirebbe: costruire il programma proprio e del partito in rete in completa trasparenza. Si chiama Wikidemocracy. La democrazia del Wiki.<br />
Eppure casi di eccellenza ce ne sono. Renato Brunetta ha lanciato il suo social network Grande Venezia e un&#8217;applicazione per iPhone da cui accedere a programma, news e sondaggi del candidato sindaco. Il partito di Vendola  ha lanciato la campagna “Mettiamoci la faccia”e invita a scaricare un messaggio di sostegno già pronto, stamparlo, farcisi una foto e caricarlo sul sito di Sinistra, Ecologia e Libertà. Il più tecnologico sembra il sito del candidato PDL in Lombardia, Formigoni, che interagisce via smartphone con gli elettori e pubblica i loro SMS sul sito. E data l&#8217;enfasi posta sulla comunicazione mobile sembra l&#8217;unico ad avere capito che è quella la killer application della futura comunicazione politica.<br />
Parecchi offrono il proprio programma alla discussione in rete. L&#8217;Italia dei Valori fa un eccellente uso di video professionali per presentare gli 11 punti del programma (assai commentati), in Campania l&#8217;accattivante sito di Stefano Caldoro invita gli elettori a contribuire al programma, già scritto, inviando le proprie idee dal sito (ma non si sa dove finiscono), offrendolo ai commenti dei lettori (rarissimi), cosa che non accade col ricco sito di Roberto Formigoni dove in tanti hanno votato una proposta per incentivare il telelavoro e sostenere le aziende.<br />
La moda del momento comunque sembrano essere le tag cloud e il servizio di SMS che, se talvolta non funziona, serve a costruire utili database per contattare gli elettori. Molti non disdegnano la richiesta di finanziare la campagna con meccanismi tanto complicati da renderla inefficace.<br />
Se il sito di Filippo Penati è graficamente pulito ed elegante, e implementa strumenti di condivisione come Share this, il sito di De Luca offre, come altri, un&#8217;utile mappa dei comitati elettorali e un numero verde cui gentilissime operatrici rispondono per dare informazioni su programma ed eventi del candidato campano del PD, e lo stesso fa la Polverini.<br />
Tutti esempi di un rapporto in costruzione fra la politica e le logiche del web 2.0 che sconta in molti casi un ritardo culturale e un sospetto malcelato per meccanismi di democrazia non maturati nel faccia a faccia parlamentare e di sezione. Ma che pure ci dicono che esiste un&#8217;imprenditoria diffusa della comunicazione web che ha intercettato alcune tendenze della rete, la crosmedialità, l&#8217;uso di Cms liberi e gratuiti, licenze creative commons e il dialogo aperto con gli oppositori, e che è in grado di farle accettare ai candidati che, quando ne hanno i mezzi, le implementano, senza necessità di capirle fino in fondo. In tutto questo i contenuti della campagna spesso scompaiono e diventano slogan di facile effetto e nessuna verifica. In queste elezioni tecnologiche il mezzo è il messaggio, ma non si può ancora parlare di obamizzazione della politica in rete. Come ha sottolineato Manuel Castells, l&#8217;approccio dei partiti al web 2.0 è tecnologico ma non concettuale perchè la macchina comunicativa resta in mano ai partiti e gli elettori rimangono sullo sfondo a  fare da comparse.<br />
<img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/03/copertina_nova_11032010.jpg" alt="copertina_nova_11032010" title="copertina_nova_11032010" width="276" height="218" class="alignleft size-full wp-image-1516" /></p>
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		<title>Perché l&#8217;uso della rete in politica è un&#8217;arma a doppio taglio</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fonti Super Partes
Siti e database per informarsi sui politici. E sulla loro vera storia
Arturo Di Corinto
Per Il Sole 24 Ore
del 11 marzo 2010
I candidati alle regionali 2010 che godono di rendite di posizione come ministri, assessori e consiglieri comunali giocano la loro partita politica su Internet meglio di altri. E usano il web 2.0 in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/03/copertina_nova_11032010.jpg" alt="copertina_nova_11032010" title="copertina_nova_11032010" width="276" height="218" class="alignleft size-full wp-image-1516" /><strong>Fonti Super Partes<br />
Siti e database per informarsi sui politici. E sulla loro vera storia<br />
Arturo Di Corinto<br />
Per <a href="http://www.novaonline.ilsole24ore.com/nova24/">Il Sole 24 Ore</a><br />
del 11 marzo 2010</strong></p>
<p>I candidati alle regionali 2010 che godono di rendite di posizione come ministri, assessori e consiglieri comunali giocano la loro partita politica su Internet meglio di altri. E usano il web 2.0 in maniera abile per rivolgersi all&#8217;elettorato, dimostrando di aver capito l&#8217;importanza dei media sociali per veicolare il proprio messaggio. Molti elettori sembrano gradire e, da buoni tifosi, accettano l&#8217;amicizia su Facebook, postano qualche commento e si fanno veicoli virali delle proposte del proprio candidato. I più bravi favoriscono la nascita di gruppi che li sostengono dal basso come La fabbrica di Nichi (Vendola).<span id="more-1508"></span><br />
Ma mentre i politici si danno battaglia elettorale sul web, vari gruppi non partitici che fanno politica si contendono la scena su Internet. Prima era il Popolo Viola che organizzava in rete il No B-Day suscitando come reazione la proposta di un Sì Berlusconi Day, e poi Il Popolo del pomodoro – un gruppo su Facebook che scommette sulla maggior popolarità di un semplice pomodoro rispetto a Silvio Berlusconi- avvicinato, dopo il grande successo di iscrizioni, circa 600 mila, da un paio di politici lombardi per la cessione del logo (e dei contatti).<br />
Ed è probabilmente questo il motivo per cui nelle ultime elezioni i partiti italiani, pur senza eccessiva convinzione, sono andati a caccia di candidati popolari in rete, e di questa esperti, anche se estranei alle logiche di partito. Una decisione che potrebbe penalizzare tale scelta se riconosciuta come strumentale, oppure premiarla come conclusione di un percorso di maturazione del rapporto di certi partiti, pochi, con la rete.<br />
Ma se la rete si offre come piattaforma di comunicazione globale per rivolgersi agli elettori, rimane un&#8217;arma a doppio taglio per la politica.<br />
Gli elettori che cercano informazioni attendibili sui candidati non vanno a leggere la loro biografia ufficiale, ma usano siti indipendenti che ne raccontano storia, inciampi e disavventure: Open Polis è fra questi il più accreditato. Questo sito tutto italiano per la politica trasparente, mantiene il database della storia personale di tutti i 130 mila politici italiani completa di incarichi, dichiarazioni e voti espressi durante la propria carriera politica. E prima di queste elezioni ha avuto anche un&#8217;altra trovata: quella di somministrare ai politici un questionario per autovalutare la bontà della propria azione politica e di governo. Hanno risposto in 100, in maggioranza dell&#8217;opposizione, e le loro risposte sono consultabili in rete. Sulla scia di Open Polis, la “Mappa del potere” di Casaleggio e associati che, recuperando un vecchio progetto non profit americano, They Rule (Sono loro a comandare), offre un ricco database e un software grafico per individuare i legami esistenti fra manager e imprese utile anche a ripercorrere le carriere aziendali dei candidati per prefigurare futuri rapporti fra gli eletti, la politica e il mondo dell&#8217;industria.<br />
Altri gruppi fanno lobbying su questioni specifiche. L&#8217;Associazione per il software libero ha ideato una campagna, Caro candidato, in cui si chiede a chi corre per l&#8217;elezione di firmare un patto con l&#8217;elettore a difesa della diffusione del free software, da spedire via fax. Un gruppo di supporto su base territoriale si incaricherà di monitorare la fedeltà dell&#8217;eletto rispetto all&#8217;impegno preso. Il pressing di CaroCandidato ha portato alla creazione di un gruppo trasversale di parlamentari europei a sostegno del software libero.<br />
Altre proposte rimangono per lo più allo stadio di idee, ma sono potenzialmente dirompenti. E&#8217; il caso del sito wikidemocracy.org che offre uno spazio wiki dove costruire il programma con i partiti in maniera trasparente, mentre uno strumento non ancora importato in Italia, traccia la diffusione dei video politici dentro YouTube. Si chiama Videobarometro e categorizza i link generati tra i blog “conservative” e “liberal”, per misurare il movimento delle idee dentro i social network. Ma per i cyberelettori uno degli strumenti più potenti e più pericolosi per la credibilità dei candidati in rete rimane la cache dei motori di ricerca che non vuole saperne di rispettare uno spesso invocato e discutibile “diritto all&#8217;oblio”. </p>
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		<title>Tech-tuesday: Free hardware Foundation</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 22:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Free Hardware Foundation]]></category>

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Free Hardware Foundation
Martedì 9 marzo 2010 la riunione del Consiglio della FHF &#8211; fhf.it &#8211; alle ore 18 in via leonina 85, Roma.
ODG:
1) Partecipazione e organizzazione nuova edizione Live Performers Meeting
2) Partecipazione e Contribuzione alla II Festa dei Pirati
3) Iniziative di mobilitazione in favore del teatro Lido di Ostia
4) Aggiornamenti sul lavoro di supporto al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/06/logo_fhf.png' title='logo fhf'><img hspace="2" vspace="2" align="left" src='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/06/logo_fhf.png' alt='logo fhf' /></a><br />
<a href="http://fhf.it">Free Hardware Foundation</a><br />
Martedì <strong>9 marzo 2010</strong> la riunione del Consiglio della FHF &#8211; fhf.it &#8211; alle <strong>ore 18 in via leonina 85</strong>, Roma.<br />
ODG:<br />
1) Partecipazione e organizzazione nuova edizione Live Performers Meeting<br />
2) Partecipazione e Contribuzione alla II Festa dei Pirati<br />
3) Iniziative di mobilitazione in favore del teatro Lido di Ostia<br />
4) Aggiornamenti sul lavoro di supporto al Popolo del Pomodoro &#8211; UDS Monza<br />
5) Incontro con le candidate Governatrici del Lazio<br />
6) Restyling del sito FHF.it<br />
7) Comunicazione dei soci, del tesoriere, del presidente<br />
8 &#8211; Varie ed eventuali</p>
<p>Per l&#8217;occasione partecipano:<br />
Luca Neri, autori di Assalto al Copyright<br />
Alessandro Gilioli, uff. centrale L&#8217;Espresso, owner di piovonorane.it</p>
<p>Al termine della riunione, dalle ore 20:30 aperitivo, musica e mostre per festeggiare il nuovo ciclo dei Tech Tuesday, tutti sono invitati a partecipare e contribuire con le vivande.</p>
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		<title>IV Conferenza Italiana sul Software Libero: call for papers</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/eventi/conferenze/iv-conferenza-italiana-sul-software-libero-call-for-papers</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:35:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Software libero]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul sito della IV Conferenza Italiana sul Software Libero che si terrà a Cagliari è stata pubblicata la Call For Papers
La scadenza per le proposte e&#8217; il 18 aprile, 
Gli interventi possono essere i seguenti
1) presentazione orale breve (~20min)
2) presentazione orale standard (~40min)
3) Workshop/Tutorial (2-3h)
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul sito della IV Conferenza Italiana sul Software Libero che si terrà a Cagliari è stata pubblicata la <a href="http://www.confsl.org/confsl10/index.php/call-for-papers">Call For Papers</a></p>
<p>La scadenza per le proposte e&#8217; il 18 aprile, </p>
<p>Gli interventi possono essere i seguenti<br />
1) presentazione orale breve (~20min)<br />
2) presentazione orale standard (~40min)<br />
3) Workshop/Tutorial (2-3h)</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tiggì rospo per la sesta W</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/formato/video/tiggi-rospo-per-la-sesta-w</link>
		<comments>http://www.dicorinto.it/formato/video/tiggi-rospo-per-la-sesta-w#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 15:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Questi i video dell&#8217;evento &#8220;La sesta W. Come cambia il giornalismo nell’era di Internet&#8221;
Il giorno dopo &#8220;La sesta W&#8221;
Altri materiali qui http://lerane.wordpress.com/
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8n9bqSE7pZY&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/8n9bqSE7pZY&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="425" height="344"></embed></object> <object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/82Q1Hjoa8RI&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/82Q1Hjoa8RI&#038;color1=0xb1b1b1&#038;color2=0xcfcfcf&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p>Questi i video dell&#8217;evento &#8220;<a href="http://www.dicorinto.it/eventi/incontro/come-cambia-il-giornalismo-nellera-di-internet">La sesta W. Come cambia il giornalismo nell’era di Internet</a>&#8221;<br />
<a href="http://lerane.wordpress.com/2010/02/23/il-giorno-dopo-la-sesta-w/">Il giorno dopo</a> &#8220;La sesta W&#8221;<br />
Altri materiali qui <a href="http://lerane.wordpress.com/">http://lerane.wordpress.com/</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Elogio del disordine</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/tipologia/interviste/elogio-del-disordine</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 14:18:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[
AUTORE:  David Weinberger
EDITORE: RIZZOLI
COLLANA: BUR SAGGI
PAGINE: 368
PREZZO: Euro 10,00
ANNO DI PRIMA EDIZIONE: 2010
ISBN: 17039116
Oggi, 24 marzo 2010, Radio 3 Scienza parla del libro &#8220;Elogio del Disordine&#8221; di David Weinberger con Arturo Di Corinto.
L&#8217;intervista
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/02/weinberger.jpg" alt="weinberger" title="weinberger" width="124" height="189" class="alignleft size-full wp-image-1489" /><br />
<strong>AUTORE</strong>:  David Weinberger<br />
<strong>EDITORE</strong>: RIZZOLI<br />
<strong>COLLANA</strong>: BUR SAGGI<br />
<strong>PAGINE</strong>: 368<br />
<strong>PREZZO</strong>: Euro 10,00<br />
<strong>ANNO DI PRIMA EDIZIONE</strong>: 2010<br />
<strong>ISBN</strong>: 17039116</p>
<p>Oggi, 24 marzo 2010, Radio 3 Scienza parla del libro &#8220;<a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/bur/libro<br />
/3911_elogio_del_disordine_weinberger.html">Elogio del Disordine</a>&#8221; di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Weinberger">David Weinberger</a> con Arturo Di Corinto.<br />
<a href="http://www.radio.rai.it/podcast/A0054721.mp3">L&#8217;intervista</a></p>
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		<title>Cybermetropoli, il seminario</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/temi/diritti_digitali/cybermetropoli-il-seminario</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 16:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[
Seminario 26 Febbraio 2010
Cybermetropoli è un percorso di libera formazione he ha come obiettivo l’indagine conoscitiva dei processi di trasformazione dell’esistente e che si proietta verso una profonda esplorazione delle spazialità reali e virtuali. Linguaggi, creatività, tecnologie, queste sono le parole che incontreremo, questi gli strumenti a partire dai quali proveremo a rilevare la tendenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/02/locandina-cyberspazio-m-212x300.jpg" alt="locandina cyberspazio m" title="locandina cyberspazio m" width="212" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1478" /><br />
<strong>Seminario 26 Febbraio 2010</strong></p>
<p>Cybermetropoli è un percorso di libera formazione he ha come obiettivo l’indagine conoscitiva dei processi di trasformazione dell’esistente e che si proietta verso una profonda esplorazione delle spazialità reali e virtuali. <strong>Linguaggi</strong>, <strong>creatività</strong>, <strong>tecnologie</strong>, queste sono le parole che incontreremo, questi gli strumenti a partire dai quali proveremo a rilevare la tendenza evolutiva delle realtà edelle forme di <strong>bio-controllo</strong> che la accompagnano nella quotidiana lotta tra sottrazione e potere.</p>
<p>Introduce<br />
<strong>Ulderico Liberatore</strong> &#8211; <a href="http://www.experience-lab.org">ExperienceLab</a></p>
<p>Discutono</p>
<p><strong>ARTURO DI CORINTO</strong><br />
 Ricercatore presso l&#8217;università &#8220;Sapienza&#8221; di Roma<br />
Giornalista, Saggista ed Esperto di Comunicazione Online<br />
Autore di &#8220;Hacktivism. La libertà nelle Maglie della Rete&#8221;, &#8220;E-gov 2.0: pave the way for ePartecipazione&#8221; e &#8220;Revolution OSII&#8221;</p>
<p><strong> TIZIANA TERRANOVA</strong><br />
 Docente presso l&#8217;università degli studi di Napoli  &#8221; L&#8217;Orientale&#8221;<br />
insegna &#8220;Sociologia della Comunicazione&#8221;  e &#8220;Teorie Culturali Inglesi e Nuovi Media&#8221;<br />
Autrice di &#8220;Corpi nella Rete&#8221; e &#8220;Cultura Network&#8221;</p>
<p><strong>Venerdì 26 Febbraio 2010 &#8211; ore 15:00  &#8211; aula 4<br />
Facoltà di Ingegneria &#8211; Sapienza<br />
via Eudossiana, 18,(Metro Colosseo)</strong></p>
<p><strong>Abstract</strong>&#8230;<span id="more-1477"></span></p>
<p>L&#8217;avanzata dell&#8217;era digitale, composta da milioni di cavi che attraversano le nostre strade e onde elettromagnetiche che rimbalzano sull&#8217;aria che respiriamo portando dentro i nostri dispositivi elettronici, oramai estensioni dei nostri corpi, flussi informativi di ogni genere, sta ridefinendo i modelli relazionali d&#8217;incontro e di scambio di idee. Qui viene a definirsi un nuovo non luogo, punto di congiuntura tra mondo fisico e mondo elettronico, il cyberspazio. Questo è il luogo dove le idee si incontrano e generano nuovo valore, il più avanzato e complesso sistema produttivo e sociale. Dove nasce la Digital Economy con la sua promessa di uno sviluppo illimitato che crea “una fusione creativa tra lavoro e conoscenza, dove il processo lavorativo trasforma il ciclo generale della valorizzazione in uno spazio liscio illimitatamente percorribile e ri combinabile”.<br />
Questo nuovo porto, approdo di milioni di bit d&#8217;informazione, che pare sfuggire al controllo ma è sorvegliato, che sembra libero e orizzontale ma invece ha in se una struttura verticista che porta ai margini la libertà e dove l&#8217;informazione non è significativa, come sostiene Arthur Kroker in Data Trash, “quanto meno significato circola dei circuiti tanto più rapida circola l&#8217;informazione”, e tanta più informazione circola rapidamente, tanto più download viene generato sui circuiti ISP, tanta più banda serve e più abbonamenti si fanno. Questa è la perversione di questo nuovo luogo che produce uno scarto su chi sta dentro e chi sta fuori, chi naviga veloce e chi va lento e rimane indietro. Questa è la nuova America che a tutti fa gola. Tutto ciò genera nuovi conflitti: ci porta ad una nuova definizione del lavoro che diviene “libero”, perché fa leva sulla creatività e sull&#8217;autonomia di prendere decisioni, ma l&#8217;unica libertà rimane sempre quella di vendere la propria forza lavoro e rimanere ingabbiati nella trappola capitalistica della sussunzione totale della nostra vita, la fabbrica H24 della metropoli. E li porta a sollevare nuove fondamentali questioni, visto la grande quantità di dati che circolano in rete, quella della qualità della sorveglianza”, se si può controllare la sorveglianza, il chi sorveglia, il come preservare la privacy e l come ci si possa disconnettere dal cyberspazio se si vuole.</p>
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		<title>Un bavaglio all&#8217;autocomunicazione</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 08:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[
Un bavaglio all&#8217;autocomunicazione
per Peace Reporter di Febbraio
Arturo Di Corinto

I tradizionali paradigmi della comunicazione sono saltati. L&#8217;industria dei media è in ristrutturazione. Siamo entrati nell&#8217;era della comunicazione personale di massa. La “MeCommunication”, l&#8217;autocomunicazione, ridefinisce il palinsesto comunicativo di ognuno intorno alle relazioni sociali dei singoli. Ovvio notare che tutto questo accade per effetto delle profonde trasformazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2008/04/logo_peacreporter.gif" title="logo peace reporter"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2008/04/logo_peacreporter.miniatura.gif" alt="logo peace reporter" align="left" hspace="2" vspace="2" /></a></p>
<p><strong>Un bavaglio all&#8217;autocomunicazione<br />
per <a href="http://www.peacereporter.it/">Peace Reporter</a> di Febbraio<br />
Arturo Di Corinto<br />
</strong><br />
I tradizionali paradigmi della comunicazione sono saltati. L&#8217;industria dei media è in ristrutturazione. Siamo entrati nell&#8217;era della comunicazione personale di massa. La “MeCommunication”, l&#8217;autocomunicazione, ridefinisce il palinsesto comunicativo di ognuno intorno alle relazioni sociali dei singoli. Ovvio notare che tutto questo accade per effetto delle profonde trasformazioni portate dall&#8217;avvento di Internet e del Web 2.0. Ventiquattro ore di videoclip caricate ogni minuto su Youtube, migliaia di nuovi blog al giorno, quattrocento milioni di utenti attivi su Facebook, decine di miliardi di stringhe di parole su Twitter, ci dicono chiaramente che siamo entrati in una nuova era. Ma l&#8217;ingresso in questa nuova era dell&#8217;autocomunicazione, come la chiama il sociologo Manuel Castells, porta opportunità e problematiche, talvolta conflitti.<span id="more-1474"></span><br />
Le opportunità si colgono a partire da relazioni sociali complesse basate sulla cooperazione abilitata dalla disponibilità di hardware e software gratuiti e dall&#8217;accesso per molti alla larga banda. Sempre che Facebook non sia percepito come una sorta di Auditel dell&#8217;amicizia dove la quantità delle relazioni si sostituisce alla qualità del dialogo e il desiderio narcisistico di autorappresentarsi non sostituisca interamente la voglia di conoscersi e contaminarsi.<br />
Le problematiche sono invece relative alla proprietà dei contenuti prodotti collaborativamente dai singoli e veicolati attraverso i social media e le reti peer to peer della Darknet. In questo processo di produzione e condivisione, gli utenti di Internet aggirano le leggi e i divieti del passato ma essi stessi rischiano l&#8217;espropriazione del proprio lavoro creativo. Una volta si chiamava outsourcing il processo di esternalizzazione e delocalizzazione delle funzioni produttive della fabbrica fordista, adesso si chiama crowdsourcing la tendenza ad appaltare alle crowd, le folle anonime sul web, la produzione di oggetti ludici, ideativi, immateriali, e le funzioni di branding e marketing delle imprese vecchio stile: senza remunerazione né riconoscimento.<br />
Quindi da una parte le piattaforme di produzione di contenuti digitali si semplificano e si moltiplicano, grazie all&#8217;uso di software libero e open source, diventando i luoghi d&#8217;espressione  per eccellenza dei nativi digitali, dall&#8217;altra le stesse tecnologie di riproduzione informatica e i personal media, rimettono in discussione le leggi sul copyright e il concetto stesso di proprietà , mentre i social network pongono nuove sfide al mantenimento della privacy e alla regolazione dell&#8217;intimacy, del livello di intimità che vogliamo stabilire con gli altri con i quali comunichiamo. Servirebbe un moderato laissez faire o un quadro normativo flessibile per favorire un processo di autoregolazione che, con le sue contraddizioni, ci parla di tecnologia, creatività, comunicazione, invece il Governo italiano si distingue per una stolida volontà di regolamentazione della rete, rigida, interessata, e calata dall&#8217;alto. L&#8217;occasione stavolta è fornita dalla direttiva europea nota come Audiovisual Media Services che mira a evitare distorsioni nel mercato dei contenuti multimediali e che tradotta da un&#8217;apposita legge, il decreto Romani, potrebbe far sparire le pubblicazioni amatoriali. Il decreto, con la scusa di armonizzare la legge italiana con quella europea sulla radiotelevisione ha partorito un pasticcio che vorrebbe parificare le piattaforme video online alle emittenti televisive tradizionali e trasformare i siti di video amatoriali con qualche annuncio pubblicitario in un servizio a scopo di lucro da sottomettere a concessioni e regolazioni governative. L&#8217;Autorità Garante delle Comunicazione ha già dato un parere negativo. Anche perché la legge gli delega un controllo sui contenuti di stile cinese per sanzionare violazioni del diritto d&#8217;autore, della morale e della sicurezza. Uno degli effetti sarà inoltre quello di uccidere nell&#8217;italica culla la nascente industria molecolare dei contenuti digitali e della web-tv, a tutto vantaggio degli altri paesi e dei monopolisti nostrani della televisione. Vi viene in mente qualche nome? Mediaset ha appena lanciato la sua nuova piattaforma di video online.</p>
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		<title>Come cambia il giornalismo nell&#8217;era di Internet</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/eventi/incontro/come-cambia-il-giornalismo-nellera-di-internet</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 10:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>

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		<description><![CDATA[La sesta w
Come cambia il giornalismo nell&#8217;era di Internet
Il 22-02-2010 a Roma, Libreria Rinascita, comune di Roma (RM)
Le cinque dabliu (who, what, when, where, why) sono uno schema irrinunciabile del giornalismo. La sesta dabliu, il web, propone ora nuove regole, suggerisce una comunicazione diversa, condivisa, partecipata, dove l’utente può essere, insieme, il lettore e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/02/le-6-W-quadrato-300x300.jpg" alt="le 6 W quadrato" title="le 6 W quadrato" width="300" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1467" /><strong>La sesta w<br />
Come cambia il giornalismo nell&#8217;era di Internet</strong></p>
<p>Il 22-02-2010 a Roma, Libreria Rinascita, comune di Roma (RM)</p>
<p>Le cinque dabliu (who, what, when, where, why) sono uno schema irrinunciabile del giornalismo. La sesta dabliu, il web, propone ora nuove regole, suggerisce una comunicazione diversa, condivisa, partecipata, dove l’utente può essere, insieme, il lettore e il media e dove l’informazione è spesso stimolo per l’azione.</p>
<p>Dal popolo viola allo sciopero dei migranti: come new media e social network cambiano il giornalismo.</p>
<p>Ne discutono con il pubblico, Arturo <strong>Di Corinto</strong>, Alessandro <strong>Gilioli</strong>, Filippo <strong>Rossi</strong>, Giuseppe <strong>Smorto</strong>.</p>
<p>Modera Alberto <strong>Fiorillo</strong>.</p>
<p>L’appuntamento è anche l’occasione per la presentazione del libro <strong>Caro Papi Natale, 101 domande al reticente del consiglio</strong>, scritto a 5.000 mani dagli utenti del blog Rassegna Stanca.</p>
<p>Musiche del <strong>Trio Binario</strong></p>
<p>Aperitivo offerto da Aiab</p>
<p>Roma, Libreria Rinascita, viale Agosta 36 (Centocelle)<br />
22 febbraio 2010 &#8211; Ore 18.00</p>
<p>La sesta w è organizzato dal blog Le Rane: <a href="http://lerane.wordpress.com/">http://lerane.wordpress.com/</a></p>
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