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	<title>ArDiCor</title>
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	<description>Open Source e diritti digitali nell'innovazione tecnologica</description>
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		<title>Elogio del moralismo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 15:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Gianni Ferrara, Maria Rosaria Ferrarese, Elena Paciotti
discutono dei temi trattati nel libro

Sarà presente l&#8217;autore
Mercoledì, 8 febbraio 2012, ore 17.00
Sala conferenze Fondazione Basso
Via Dogana Vecchia, 5 &#8211; Roma
Tel. 06.6879953 &#8211; Fax 06.68307516
www.fondazionebasso.it &#8211; basso@fondazionebasso.it
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni Ferrara, Maria Rosaria Ferrarese, Elena Paciotti<br />
discutono dei temi trattati nel libro</p>
<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/02/rodotà.jpg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/02/rodotà-182x300.jpg" alt="" title="rodotà" width="182" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2761" /></a></p>
<p>Sarà presente l&#8217;autore</p>
<p>Mercoledì, 8 febbraio 2012, ore 17.00</p>
<p>Sala conferenze Fondazione Basso</p>
<p>Via Dogana Vecchia, 5 &#8211; Roma<br />
Tel. 06.6879953 &#8211; Fax 06.68307516<br />
www.fondazionebasso.it &#8211; basso@fondazionebasso.it</p>
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		<title>Convegno: Reddito di cittadinanza: in Italia ed in Europa.</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 14:23:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma 9 febbraio 2012
ore 15.30-18.00
Sala Palazzo Bologna &#8211; Senato della Repubblica Roma
via di Santa Chiara 4/a 
Roberto Di Giovan Paolo primo firmatario del DDL
&#8220;Misure per l&#8217;istituzione del reddito minimo di cittadinanza&#8221;
promuove un incontro su
Reddito di cittadinanza: in Italia ed in Europa.
Intervengono
Roberto Di Giovan Paolo Senatore PD,
Sandro Gobetti Coordinatore Bin Italia,
Massimiliano Smeriglio Responsabile nazionale Economia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2008/11/bin_log.jpg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2008/11/bin_log.jpg" alt="" title="bin_logo" width="360" height="94" class="alignleft size-full wp-image-805" /></a><strong>Roma 9 febbraio 2012<br />
ore 15.30-18.00<br />
Sala Palazzo Bologna &#8211; Senato della Repubblica Roma<br />
via di Santa Chiara 4/a </strong></p>
<p>Roberto Di Giovan Paolo primo firmatario del DDL<br />
&#8220;Misure per l&#8217;istituzione del reddito minimo di cittadinanza&#8221;<br />
promuove un incontro su<br />
<strong>Reddito di cittadinanza: in Italia ed in Europa.</strong><br />
Intervengono<br />
<strong>Roberto Di Giovan Paolo</strong> Senatore PD,<br />
<strong>Sandro Gobetti</strong> Coordinatore Bin Italia,<br />
<strong>Massimiliano Smeriglio</strong> Responsabile nazionale Economia e Lavoro SEL,<br />
<strong>Luigi Ferrajoli</strong>  Filosofia e teoria generale del diritto. Università Roma Tre,<br />
<strong>Virgilio Dastoli</strong> Presidente CIME,<br />
<strong>Antonella Di Florio</strong> Magistratura Democratica,<br />
<strong>Carlo Guglielmi</strong> Forum diritti e lavoro. </p>
<p>Modera il dibattito <strong>Luca Santini</strong> Presidente Bin Italia</p>
<p>Trattandosi di una sede istituzionale per partecipare è necessario accreditarsi inviando una mail a: roberto.digiovanpaolo@senato.it,<br />
agli uomini è richiesto di indossare giacca e cravatta.</p>
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		<title>Reddito garantito: un appello per prendere parola</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 12:01:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Reddito garantito: un appello per prendere parola
In questa fase di dibattito nazionale sulla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali abbiamo voluto lanciare un &#8220;appello&#8221; attraverso le pagine de Il Manifesto cosi da avviare un dibattito aperto ed una presa di parola in merito al tema del reddito garantito.
Invitiamo, tutti coloro che ritengano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2008/11/bin_log.jpg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2008/11/bin_log.jpg" alt="" title="bin_logo" width="360" height="94" class="alignleft size-full wp-image-805" /></a><strong>Reddito garantito: un appello per prendere parola</strong></p>
<p>In questa fase di dibattito nazionale sulla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali abbiamo voluto lanciare un &#8220;appello&#8221; attraverso le pagine de Il Manifesto cosi da avviare un dibattito aperto ed una presa di parola in merito al tema del reddito garantito.</p>
<p>Invitiamo, tutti coloro che ritengano che in questa fase sia utile ed importante sostenere il tema del reddito garantito ad inviare il proprio contributo o articolo inviando una mail ad info@bin-italia.org con nome cognome (o nome collettivo se scritto a più mani)</p>
<p><strong>Reddito garantito: un appello per la presa di parola.</strong><br />
<span id="more-2755"></span><br />
«Entro il mese di marzo»: questa la scadenza fornita da Mario Monti per riformare il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali. Nei primi giorni di gennaio 2012 sono partite le consultazioni del ministro del Welfare Elsa Fornero, che poche settimane prima si era dimostrata favorevole all&#8217;introduzione di un reddito minimo garantito anche nel nostro Paese. Visto il modo di operare fin qui svolto dall&#8217;attuale governo nel comunicare le iniziative politiche e viste le poche informazioni in circolazione al momento, non abbiamo ancora compreso cosa significhi in concreto riformare gli ammortizzatori sociali e quali siano le opzioni realmente in gioco.</p>
<p>Nel frattempo i dati diffusi da enti statistici e centri di previsione economica certificano l&#8217;aumento della disoccupazione, una precarizzazione sempre più selvaggia, l&#8217;abbassamento dei salari e il conseguente, generale, scivolamento verso il basso dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, giovani e vecchi, precari o garantiti che siano. In tutto questo, le politiche di austerity creano pressioni inedite su quelle forme di &#8220;welfare familistico&#8221; a cui per anni e fino ad ora, è stato delegato di risolvere le storture del welfare pubblico italiano e fornire una sorta di compensazione per l&#8217;assenza di una qualsivoglia misura universalistica di sostegno al reddito. </p>
<p>Per questo oggi il tema del reddito garantito diviene centrale, ineludibile, urgente. L&#8217;urgenza è data non solo dal peggioramento spaventoso della condizioni sociali, ma anche dall&#8217;emergere di una nuova aspettativa da una parte sempre più viva e larga di popolazione, che vede nel reddito garantito una concreta opportunità di garanzia e tutele. È testimonianza di ciò la straordinario risultato della legge regionale del Lazio in tema di reddito garantito, che ha portato nel 2009 all&#8217;emersione di oltre 120.000 domande di sostegno, totalmente inattese e largamente superiori alle previsioni, da parte di coloro che non arrivano a 8000 euro l&#8217;anno.</p>
<p>In questo periodo che ci porterà alla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, la parola d&#8217;ordine del reddito garantito può e deve diventare al più presto occasione di confronto per tutti i soggetti sociali che subiscono la crisi in maniera oppressiva. Far emergere la necessità del diritto al reddito significa ridare corpo e voce a quella &#8220;folla solitaria&#8221; in cerca di opportunità di lavoro e di sopravvivenza. Una folla solitaria fatta di milioni di pensionati o anziani, cassaintegrati senza più cassa, precari di prima generazione (quelli tra i 35/50 anni), di seconda generazione (tra i 20/35 anni), componenti della generazione Neet (tra i 16/25 anni), donne, famiglie con un solo stipendio, immigrati, figure operaie ormai in dismissione, lavoratori over 50 non più spendibili sul mercato, working poors diffusi anche tra il lavoro autonomo e la lista potrebbe allungarsi. </p>
<p>Sul tema del reddito si possono unire tutte le singolarità che subiscono, spesso in silenzio, nuove forme di povertà, per ricostruire una solidarietà intra-generazionale, tra chi ha perso un lavoro e non riesce a ricollocarsi, e chi, un po&#8217; più giovane, è costretto a svolgere un lavoretto precario cui non riesce a dire di no, pur di racimolare qualche soldo a fine mese. Sul tema del reddito si possono unire coloro che pensano sia necessario coltivare forme di autonomia, di autodeterminazione, di libertà di scelta, anche della vita professionale, senza per questo dover continuamente sottostare ai ricatti del lavoro purché sia. Sul tema del reddito si possono unire studenti, giovani, ai quali non piace il futuro che si offre loro perché subiscono un presente senza diritti. Sul tema del reddito possono e debbono prendere parola tutti i cittadini di questo Paese convinti che al centro delle politiche di contrasto alla crisi debba esserci una misura di distribuzione delle ricchezze. </p>
<p>Auspichiamo insomma una presa di parola capace di unire, di definire un obiettivo comune, indipendente dalla miriade di storie private ed individuali, che in verità ormai raccontano una storia unica fatta di povertà, ricatti e privazioni. Una presa di parola sul reddito garantito per tornare a guardare con fiducia al &#8220;futuro&#8221; a partire dal presente, per immaginare un orizzonte oltre la crisi, con maggiore giustizia sociale, in cui sia possibile una distribuzione delle ricchezze, in cui non sia più accettabile che alcuni percepiscano compensi superiori di oltre 500 volte quelli di un lavoratore medio. Occorre una presa di parola per dare visibilità al rischio di &#8220;default sociale&#8221; che stiamo vivendo e far si che intorno al tema del reddito garantito prendano parola i senza diritti insieme a chi i diritti rischia di perderli quotidianamente.</p>
<p>Insomma, in questa fase così strategica ci sembra necessaria una presa di parola larga, in grado di unire la frammentazione sociale, per lanciare una proposta politica concreta nel pieno del dibattito sulla riforma degli ammortizzatori sociali, affinché il tema del reddito garantito venga preso in considerazione in maniera seria, forte, concreta, urgente come nuovo diritto fondamentale per la realizzazione di vite degne. </p>
<p>Auspichiamo che a questa richiesta di presa di parola sul tema del reddito ne seguano altre di singoli cittadini e soggetti collettivi, personalità scientifiche e culturali, esponenti della politica locale e nazionale; di tutti coloro che insomma ritengano non sia più possibile rimandare un tema così importante per la coesione sociale, la libertà e dignità delle persone. Con la convinzione che questa presa di parola individuale e collettiva possa trasformare l&#8217;attuale frammentazione, solitudine e disagio sociale, in una massa critica verso l&#8217;obiettivo comune del reddito garantito.<br />
Basic Income Network &#8211; Italia<br />
(<a href="http://www.bin-italia.org">http://www.bin-italia.org</a>)</p>
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		<title>La Repubblica: Dietro il risiko dell&#8217;ACTA, minaccia globale alla libertà</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 00:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Dietro il risiko dell&#8217;ACTA, minaccia globale alla libertà
Che cosa muove il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo, quali sono i suoi punti deboli e come impatterà nell&#8217;ecosistema web. L&#8217;Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo anche se il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/02/la-repubblica-it-logo.png"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/02/la-repubblica-it-logo.png" alt="" title="la-repubblica-it-logo" width="270" height="50" class="alignleft size-full wp-image-2092" /></a><br />
<a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/31/news/acta_minaccia_globale-29074961/">Dietro il risiko dell&#8217;ACTA, minaccia globale alla libertà</a><br />
Che cosa muove il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo, quali sono i suoi punti deboli e come impatterà nell&#8217;ecosistema web. L&#8217;Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo anche se il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti di <strong>ARTURO DI CORINTO per <a href="http://www.repubblica.it">Repubblica</a> del 31 gennaio 2012</strong></p>
<p>VENTIDUE dei ventisette paesi membri dell&#8217;Unione europea hanno firmato il Trattato anticontraffazione &#8220;ACTA&#8221; 1 a Tokyo, ma già a dicembre il Consiglio Europeo lo aveva adottato durante un incontro su agricoltura e foreste. Un fatto che ha suscitato una vasta opposizione fra i cittadini e la chiamata in causa dell&#8217;Europarlamento che dovrà ratificare l&#8217;accordo o rigettarlo, entro giugno. Nel frattempo il relatore Ue del trattato per il commercio internazionale, Kader Arif, si è dimesso denunciando l&#8217;accordo come una pagliacciata, in Polonia sono scesi in piazza per contestarlo, Anonymous ha attaccato siti e agenzie in risposta, e un vasto movimento d&#8217;opinione oggi scuote la rete per chiederne l&#8217;abrogazione. In un&#8217;analisi appena diffusa dalla coalizione anti-Acta si spiega perché 2.<br />
<span id="more-2743"></span><br />
I motivi sono di forma e di sostanza. Di sostanza, perché l&#8217;accordo anticontraffazione non riguarda solo la contraffazione e pur con il legittimo obiettivo di favorire la lotta alla pirateria alimentare, dei farmaci, di film e musica, chiama in correo chiunque possa conoscere o fornire informazioni sui sospetti responsabili di tali reati, ad esempio gli Internet service providers e gli intermediari di servizi Internet (come Google, Yahoo! o Wikipedia), cui assegna il ruolo di sceriffi nell&#8217;accertamento di queste violazioni.</p>
<p>Al comma 3 dell&#8217;articolo 27 l&#8217;accordo prevede la &#8220;cooperazione&#8221; fra i titolari dei diritti e gli Isp secondo un meccanismo &#8220;extragiudiziale&#8221; o &#8220;alternativo al tribunale&#8221;. Significa che i compiti di polizia &#8211; sorveglianza e raccolta di prove  &#8211;  quelli giudiziali, le sanzioni, possono essere affidati a soggetti privati bypassando l&#8217;autorità giudiziaria e il diritto a un giusto processo. A riprova di questo ruolo da sceriffi, nel comma successivo il trattato consente ai titolari di diritti di ottenere dati privati sugli utenti dai fornitori di servizi Internet senza la decisione di un giudice. Il dispositivo non è vincolante ma può essere modificato con un emendamento. Inoltre le sanzioni civili previste possono ricadere sugli intermediari ed essere usate per convincerli a &#8220;cooperare&#8221;. A dispetto di molti studi che smentiscono i dati sulle perdite dell&#8217;industria dei contenuti causati dalla pirateria (come dice la &#8220;Corte dei Conti&#8221; 3 degli Stati Uniti), Acta prevede che la stima dei danni venga fatta dai titolari dei diritti e non sulla base di analisi precedenti e indipendenti.</p>
<p>Ma quello che preoccupa è che così facendo si pongono i diritti di proprietà intellettuale a un livello più alto degli altri, come quella alla libertà d&#8217;espressione, d&#8217;opinione e alla privacy, tutto il contrario di quanto è stato raccomandato in sede Onu nello speciale rapporto sulla promozione e la protezione della libertà di opinione e di espressione che dice esplicitamente che non si possono filtrare, censurare e disconnettere dalla rete i presunti sospetti di violazione dei diritti di proprietà intellettuale 4.</p>
<p>In aggiunta, sempre all&#8217;articolo 27, il trattato crea una cultura del sospetto che non favorisce mercato e concorrenza perché impedisce di usare il patrimonio culturale preesistente, quali le opere orfane, e tratta come reati anche la condivisione senza scopo di lucro delle opere tutelate da copyright criminalizzando strumenti, tecniche e piattaforme di condivisione come i blog, i network peer to peer, il free software e altre tecnologie che contribuiscono a disseminare cultura e conoscenza.</p>
<p>Open Government? L&#8217;obiezione ad ACTA è di metodo, perché pur col proposito legittimo per gli Stati di rafforzare la repressione contro la contraffazione dei marchi, la violazione dei brevetti e la falsificazione delle opere dell&#8217;ingegno &#8211; l&#8217;accordo è il risultato di trattative segrete che sono trapelate solo grazie agli sforzi di un&#8217;ampia coalizione internazionale e ai cable di wikileaks. Nello specifico, Edri 5, EFF 6, La Quadrature du net 7, e molti parlamentari europei denunciano dal 2008 come l&#8217;accordo abbia bypassato le sedi competenti in materia di brevetti e copyright quali la WIPO e la WTO che hanno chiare garanzie procedurali; che l&#8217;accordo è stato negoziato a porte chiuse; che i documenti negoziali non sono tutti disponibili quindi è impossibile interpretare correttamente alcune sue parti; che l&#8217;accordo non tiene conto dell&#8217;impatto economico e sociale che produce e riutilizza vecchi dati relativi all&#8217;IPRED I e II (la vecchia &#8220;Direttiva enforcement&#8221;), in un contesto diverso da quello odierno dell&#8217;economia di rete.<br />
8<br />
Ma quello che pare insopportabile è soprattutto la creazione di una nuova istituzione, &#8220;il Comitato ACTA&#8221; con l&#8217;incarico di interpretare e implementare il trattato ma senza garanzie che operi in maniera aperta, trasparente, inclusiva e soggetta a pubblico scrutinio e che appunto potrà cambiare il trattato &#8220;in corsa&#8221;, dando però la facoltà ai firmatari di &#8220;uscirne&#8221; in seguito a cambiamenti rilevanti.</p>
<p>Nonostante gli sforzi del Consiglio Europeo e dei negoziatori per rintuzzare tali accuse e rendere politicamente corretto ogni passaggio del trattato questa opacità è già di per sé stessa motivo di indignazione poiché esemplifica un meccanismo arbitrario che fa carta straccia della retorica dell&#8217;open government di cui tanto si parla, facendo della UE il contrario di una democrazia partecipata.  Non è infatti pensabile che nel terzo millennio decisioni di tale rilevanza siano prese senza consultare i cittadini, anzi, tenendoli all&#8217;oscuro. Addirittura la stessa amministrazione Obama ponendo il segreto su ACTA per motivi di sicurezza nazionale  aveva ammainato la bandiera dell&#8217;open government.</p>
<p>Insomma, facendo leva sulle presunte perdite economiche che l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento da alcuni anni a sproposito lamenta, si vuole modificare gli ordinamenti giudiziari locali per rendere i fornitori di servizi responsabili di quanto la Rete veicola, al fine di obbligarli a diventare i gendarmi delle corporation così come Disney, Mediaset, NewsCorp hanno chiesto alla UE nel 2006 9. Questo è un altro motivo di disappunto. Far modificare il quadro normativo e giuridico europeo per adattarlo alla politica dei lobbisti di un altro paese è una questione di sovranità nazionale.</p>
<p>La nuova economia. Ma come si è arrivati a questo? E&#8217; chiaro che i paesi occidentali hanno rinunciato da tempo a competere con i Brics sulla produzione manifatturiera e questo accordo evidenzia il fatto che in un&#8217;economia globale e finanziarizzata la competizione si è spostata dalla qualità delle merci alle aule di tribunale, dalla disponibilità di materie prime alla tutela degli asset immateriali delle aziende e quindi all&#8217;adozione di meccanismi legislativi in grado di applicare norme vantaggiose per i titolari di diritti intellettuali, spesso a discapito degli interessi stessi dei singoli paesi aderenti.</p>
<p>ACTA, infatti, nonostante il nome, non si occupa solo di contraffazione ma di ogni aspetto della cosiddetta proprietà intellettuale come definita dagli accordi Trips, e quindi di brevetti, copyright, marchi, segreto industriale, indicazioni geografiche, circuiti integrati, disegno industriale e pratiche competitive.  Le multinazionali che spingono ACTA hanno un interesse specifico nel campo dei biocarburanti e dei farmaci, quindi degli alimenti geneticamente modificati, delle sementi, delle molecole, dei metodi e processi di trasformazione della materia o dell&#8217;energia. In un&#8217;economia fatta di idee, informazioni, conoscenze e scambio linguistico dove il capitale fluisce nei circuiti finanziari e l&#8217;impresa è deterritorializzata, la proprietà intellettuale non è solo un fatto di film e musica.</p>
<p>ACTA inoltre impone delle restrizioni all&#8217;interoperabilità dei contenuti e del software che arrecheranno notevoli danni ai consumatori e alle piccole e medie imprese ed introduce il concetto di &#8220;incitamento alla violazione del copyright&#8221; che non fa parte del quadro legale europeo e ostacola l&#8217;accesso ai contenuti anche quando questo è legale.</p>
<p>Questo solo esempio ci fa capire che Acta disincentiva l&#8217;innovazione che spesso cresce in quell&#8217;area grigia dove è facile violare la proprietà intellettuale mentre si fa ricerca e innovazione all&#8217;interno di un processo che viene frenato dal timore di cause legali a causa dell&#8217;incetta di brevetti e copyright da parte delle corporations  che si traduce in una vera e propria barriera al mercato per le piccole e medie imprese.</p>
<p>Se un rafforzamento della repressione contro la falsificazione dei prodotti può essere condivisibile e auspicabile, in particolare per quanto riguarda la tutela della salute delle persone, non è possibile ammettere altrettanto quando ciò riguarda il diritto dei paesi in via di sviluppo all&#8217;accesso ai farmaci e l&#8217;inibizione all&#8217;utilizzo della Rete per le persone che, senza scopo di lucro, condividono cultura e conoscenza attraverso il medium del nuovo millennio, in particolare quando ciò viene fatto con procedure invasive della privacy e senza garanzie giudiziarie. </p>
<p>Il Trattato ACTA contiene disposizioni che andrebbero a modificare il quadro legale dell&#8217;Unione Europea, rendendo responsabili i fornitori di connettività e servizi di ciò che le persone immettono su Internet, facendo cadere i principi di mere conduit e di neutralità della Rete che sono stati i fondamenti grazie ai quali essa finora è riuscita ad affermarsi come strumento essenziale per il commercio, la libertà d&#8217;espressione, l&#8217;arricchimento culturale e la partecipazione democratica.</p>
<p>Acta: un fatto legislativo, non commerciale. Negli Usa non è considerato un trattato. Se lo fosse, dovrebbe passare per un voto al Senato, ma l&#8217;amministrazione Obama lo ha dichiarato un &#8220;accordo esecutivo&#8221; che lo renderebbe vincolante solo in accordo alla Convenzione di Vienna sulla Legge dei Trattati del 1969 che non è stata ratificata dagli Stati Uniti. La manovra americana è perfettamente coerente con gli scopi dell&#8217;amministrazione Obama di mantenere un&#8217;asimmetria vantaggiosa per gli interessi dell&#8217;industria della &#8220;proprietà intellettuale&#8221; di casa propria: esportare un tipo di enforcement concernente la &#8220;proprietà intellettuale&#8221; verso paesi terzi, senza essere vincolati da quell&#8217;enforcement, per permettere alle industrie americane di conquistare un vantaggio competitivo rispetto alle industrie straniere.<br />
ACTA lederà le libertà dei cittadini italiani e il commercio nazionale molto più di qualsiasi ordinario accordo commerciale.</p>
<p>L&#8217;Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo, ma il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti né ha potuto analizzare l&#8217;impatto che questo accordo avrà sul nostro sistema legale anche se la tanto discussa delibera AGCOM ne recepisce quasi interamente le ragioni (Vedi Repubblica del 5 maggio 10). </p>
<p>ACTA è solo in apparenza un accordo commerciale: in realtà esso è di natura legislativa. Perciò è Inaccettabile che i parlamentari italiani siano stati esclusi dal processo, mentre 42 dirigenti delle industrie con interessi correlati a brevetti e copyright hanno potuto accedere ai documenti e concorrere alla loro formulazione, mentre si richieda di accettare come fatto compiuto i risultati di un lavoro svolto in segreto.<br />
Non è ammissibile che a decidere del futuro della libertà e ad interferire con le leggi di uno Stato sovrano siano pochi funzionari e rappresentanti di corporation.</p>
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		<title>Arcireport: ACTA, una guerra politica</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
ACTA: una guerra politica
Arturo Di Corinto
per ARCIREPORT anno X, n. 4, 31 gennaio 2012 
E così ce l&#8217;hanno fatta. Le grandi multinazionali sono riuscite a imporre all&#8217;Unione Europea la firma del trattato ACTA, l&#8217;accordo globale anticontraffazione. Con la scusa di tutelare i diritti di proprietà intellettuale dei produttori di farmaci, alimenti, canzoni e film dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/02/logoarci.jpeg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/02/logoarci.jpeg" alt="" title="logoarci" width="240" height="170" class="alignleft size-full wp-image-2741" /></a><strong><br />
ACTA: una guerra politica<br />
Arturo Di Corinto<br />
per <a href="http://arci.it/arci_report/index.htm">ARCIREPORT</a> anno X, n. 4, 31 gennaio 2012 </strong></p>
<p>E così ce l&#8217;hanno fatta. Le grandi multinazionali sono riuscite a imporre all&#8217;Unione Europea la firma del trattato ACTA, l&#8217;accordo globale anticontraffazione. Con la scusa di tutelare i diritti di proprietà intellettuale dei produttori di farmaci, alimenti, canzoni e film dalla pirateria globale, poche corporations sono riuscite ad anteporre i propri profitti alla libertà di espressione, di ricerca, di cooperazione, mettendo a rischio economie di sussistenza, il diritto alla salute e alla cultura e trasformando Internet in uno stato di polizia. <span id="more-2739"></span><br />
Dopo tre anni di accordi riservati, pesanti azioni di lobbying, e di sberleffi al Parlamento Europeo, l&#8217;accordo è stato siglato a Tokio da una quarantina di paesi fra cui USA, Giappone, Canada, Australia e Unione Europea. Dicono dovrebbe armonizzare le regole e le modalità di enforcement sulla proprietà intellettuale, ma la verità é che si tratta di un imponente dispositivo di censura e autocensura che prevede dure sanzioni e persino la galera per chi ne viola le regole. Alla faccia della privacy. Per chi produce farmaci generici, ad esempio, visto che In base ad Acta, le grandi aziende farmaceutiche potranno richiedere e ottenere i nominativi di chi sta facendo ricerche su farmaci basati su brevetti e impedire le ricerche sugli equivalenti generici, mentre le major del disco potranno chiedere ai provider i dati degli utenti sospetti di violazione del copyright. Senza l&#8217;intervento della magistratura.<br />
La posta in gioco è alta e non ha niente a che vedere con la tutela dei cittadini.<br />
ACTA è “un&#8217;evoluzione” dei famigerati TRIPs (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) gli accordi sul libero commercio intesi fra l&#8217;altro a limitare la commercializzazione di farmaci anti-Aids; é figlia del pessimo Telecom Package che dovrebbe armonizzare il mercato europeo delle telecomunicazioni ponendo pesanti restrizioni al libero uso della rete; é il coronamento degli sforzi della lobby anti-Internet che dal 2005 chiede, passando per il governo americano, che l&#8217;Europa attui un pesante giro di vite sulla diffusione di contenuti online remixati dagli utenti.<br />
Il tema è geopolitico. Obiettivo sono la Cina e la Russia, vasti mercati di copie illegali del l&#8217;industria hollywoodiana, l&#8217;India e il Sudafrica, dove si sperimentano i farmaci generici salvavita, il Brasile, dove si ampliano gli appezzamenti di terra coltivata con sementi OGM brevettate. La crisi economico-finanziaria che morde l&#8217;Occidente ha anche questo come effetto, l&#8217;irrigidimento delle norme a tutela degli asset immateriali delle imprese che invece di competere sulla qualità e l&#8217;innovazione dei propri prodotti, cerca di non perdere un euro o un dollaro di revenues legate a royalties e brevetti. Ma sotto sotto c&#8217;è anche un attacco di tipo politico. Contro Obama, notoriamente sostenuto dai grandi intermediari della comunicazione come Google, Facebook, Twitter, e i grandi fornitori di connettività, attraverso cui la “pirateria” si declina, e che non per caso sono contrarie ad ACTA, all&#8217;opposto delle associazioni dei discografici e dei cinematografici, insieme a un pugno di multinazionali del farmaco come Monsanto e Pfizer. La cosa sarebbe farsesca se non fosse tanto drammatica. Proprio loro che campano sulla biopirateria e sul copyright di opere della cultura orale come fa Disney, chiedono un giro di vite contro i pirati. Ma l&#8217;accordo deve essere ratificato a giugno dall&#8217;Europa. Le dimostrazioni di strada contro ACTA negli Usa, in Inghilterra e in Polonia, e gli attacchi di Anonymous in rete contro le multinazionali, ci dicono che non tutto è perduto.</p>
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		<title>Euractiv: Intervista Di Corinto su ACTA</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Acta, l&#8217;esperto a EurActiv.it: perchè respingo l&#8217;accordo 
31 Gennaio 2012 Alessandra Flora
Acta, sì Acta no. Arturo di Corinto, ricercatore presso l&#8217;Università La Sapienza, giornalista e collaboratore del quotidiano La Repubblica, spiega a EurActiv.it i motivi della sua opposizione ad Acta, l&#8217;accordo commerciale transnazionale anti contraffazione firmato da Australia, Canada, Giappone, Corea, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/01/ardicor.jpg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/01/ardicor.jpg" alt="" title="ardicor" width="95" height="176" class="alignleft size-full wp-image-2735" /></a><strong><a href="http://www.euractiv.it/it/interviste-e-opinioni/opinioni/4797-acta-lesperto-a-euractivit-perche-respingo-laccordo.html">Acta, l&#8217;esperto a EurActiv.it: perchè respingo l&#8217;accordo </a><br />
31 Gennaio 2012 Alessandra Flora</strong></p>
<p>Acta, sì Acta no. Arturo di Corinto, ricercatore presso l&#8217;Università La Sapienza, giornalista e collaboratore del quotidiano La Repubblica, spiega a EurActiv.it i motivi della sua opposizione ad Acta, l&#8217;accordo commerciale transnazionale anti contraffazione firmato da Australia, Canada, Giappone, Corea, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Svizzera, Stati Uniti e da 22 paesi Ue, tra cui l&#8217;Italia.</p>
<p>Per essere valido nell&#8217;Ue, questo strumento anti pirateria voluto fortemente dalle major della cinematografia e della musica, ma anche dalle multinazionali dei farmaci, dovrà prima essere approvato dall&#8217;Europarlamento.  E la battaglia di preannuncia dura.</p>
<p>Per il momento si è dimesso il relatore del testo, l&#8217;eurodeputato di nazionalità francese Kader Arif, che denuncia le modalità che hanno portato alla sigla dell&#8217;accordo. Non sarebbero state consultate le associazioni e sarebbe mancata la trasparenza sin dall&#8217;inizio dei negoziati. Per Arif le conseguenze dell&#8217;accordo sulla vita dei cittadini sono enormi. &#8220;Non parteciperò -ha affermato dimettendosi &#8211; a questa farsa (in francese, &#8220;mascarade&#8221;)&#8221;.</p>
<p>In Italia i movimenti contrari ad Acta si sono mobilitati soprattutto sul Web attraverso siti specializzati e social network, mentre nel resto d&#8217;Europa non sono mancate le manifestazioni di piazza.</p>
<p>Secondo Arturo Di Corinto &#8220;Il dispositivo dell&#8217;accordo relativo ad Acta ci fa pensare che esso possa diventare un deterrente e uno strumento a favore dell&#8217;autocensura ai danni di chi crede nella libertà di cultura, di ricerca, di cooperazione e di comunicazione. Di fatto, assegna ai singoli titolari della proprietà intellettuale di beni merci e servizi la possibilità di intervenire direttamente sulla terza parte che viola la proprietà, senza passare per la magistratura, obbligando alla cooperazione gli internet provider e le associazioni&#8221;.</p>
<p>Continua Di Corinto: &#8220;L&#8217;accordo anti contraffazione fa più danni di quelli che può riparare. In realtà è un accordo voluto dalle major della musica, del cinema e della Tv, dei farmaci. Il fatto che questo accordo debba valere presso paesi terzi che non lo hanno ratificato può comportare dei problemi di enforcement e può trasformarsi in un meccanismo anti competitivo. Acta è la dimostrazione di quanto il potere delle lobby influenzi il comportamento dei parlamenti nazionali e sovranazionali come quello europeo, che evidentemente non hanno chiaro quale possa essere l&#8217;impatto di questi accordi sull&#8217;economia e sui diritti dei cittadini. Acta evidenzia che ci sono poteri forti che, senza agire con trasparenza, antepongono in propri profitti alla libertà delle persone, venendo meno a criteri costituzionali come secondo cui, quando si viene a conoscenza di un crimine, si possa ricorrere alla magistratura&#8221;.</p>
<p>In conclusione &#8220;Il dibattito su Acta risale al 2007. Un&#8217;ampia coalizione si batte contro Acta da cinque anni. A mio avviso, il protocollo Acta è da rigettare. Le dimostrazioni di piazza in tutto il mondo e quelle online, attraverso numerose petizioni, rivelano che molti cittadini non sono d&#8217;accordo&#8221;.</p>
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		<title>LPM 2012 ROMA &#8211; CALL FOR ARTIST!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 09:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci siamo!!! E&#8217; online il sito della la XI edizione di LPM, che si
terrà dal 31 maggio al 3 giugno 2012 al MACRO TESTACCIO, Museo di Arte
Contemporanea di Roma, e da oggi è APERTA LA CALL PER PARTECIPARE!
Il form di registrazione è on line e le iscrizioni sono aperte fino al
12 MARZO 2012
www.liveperformersmeeting.net/partecipa
La sede di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/06/LPM2011-B-W-Reverse.jpg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/06/LPM2011-B-W-Reverse-300x154.jpg" alt="" title="LPM2011-B-W-Reverse" width="300" height="154" class="alignleft size-medium wp-image-2361" /></a>Ci siamo!!! E&#8217; online il sito della la XI edizione di LPM, che si<br />
terrà <strong>dal 31 maggio al 3 giugno 2012 al MACRO TESTACCIO</strong>, Museo di Arte<br />
Contemporanea di Roma, e da oggi è APERTA LA CALL PER PARTECIPARE!</p>
<p>Il form di registrazione è on line e le iscrizioni sono aperte fino al<br />
12 MARZO 2012<br />
www.liveperformersmeeting.net/partecipa</p>
<p>La sede di LPM 2012 ROMA è il MACRO &#8211; Museo di Arte Contemporanea di<br />
Roma, location che ben si presta alle esigenze dell’aspetto meeting di<br />
LPM e che conferisce ulteriore prestigio alla manifestazione, in<br />
ambito locale ed internazionale.<br />
<span id="more-2726"></span><br />
LPM mantiene la formula dei 4 giorni e come sempre propone una<br />
programmazione spettacolare, innovativa e coinvolgente, che anche tu<br />
potrai contribuire a rendere unica: presentaci il tuo progetto o la<br />
tua performance ed entra a far parte del cast artistico del piu’<br />
grande evento dedicato al live video performance!</p>
<p>tu, VJ! Se pensi di avere il talento per affrontare le sfide del VJ<br />
Contest, iscriviti e facci vedere chi sei!</p>
<p>E se vuoi partecipare al meeting, ma senza performare, iscriviti e<br />
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professionisti del settore per approfondire tutte le tematiche di<br />
attualità e le tecniche legate al live video!</p>
<p>L’obiettivo di LPM è promuovere e diffondere la libera circolazione di<br />
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Linguaggi, tecniche, derive culturali, tecnologie innovative: questi i<br />
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<p>Vai al sito ufficiale:<br />
<a href="www.liveperformersmeeting.net">www.liveperformersmeeting.net</a></p>
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<p>LPM è prodotto ed organizzato da<br />
Flyer Communication (IT)<br />
con il supporto di Programma Cultura dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>co-organizzato con<br />
Linux Club Italia (IT)<br />
FLxER.net (IT),<br />
Association Les Reseaux De la Creation -Vision&#8217;r (FR)<br />
Jelenlét Kulturális Közhasznú Egyesület &#8211; VJ Torna International (HU)<br />
Multitrab Productions Urban no Profitable Company &#8211; Athens Video Art<br />
Festival (GR)<br />
Ambassade de France en Rome &#8211; Service de Coopération et d’Action Culturelle</p>
<p>in partnership con<br />
Centro Culturale Border Città del Messico(MX)<br />
Juego de Talento de C.V. (MX)</p>
<p>in associazione con<br />
Ambasciata del Messico in Italia<br />
FLxER &#8211; PERFORMING VIDEO NETWORK AND SOFTWARE<br />
www.flxer.net &#8211; mailinglists.flxer.net</p>
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		<title>EDRI: a basic overview of Internet and Internetrelated technologies</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:11:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[http://www.edri.org/files/2012EDRiPapers/how_the_internet_works.pdf
This booklet is intended to provide policy-makers with a basic overview of Internet and Internetrelated technologies.
The aim is to provide a user-friendly reference guide to some of the key technologies that are at the core of the Internet. We hope that this will provide a valuable reference tool, cutting through the jargon and demonstrating the [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/01/net-neutrality.jpg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/01/net-neutrality-300x122.jpg" alt="" title="net-neutrality" width="300" height="122" class="alignleft size-medium wp-image-2723" /></a><a href="http://www.edri.org/files/2012EDRiPapers/how_the_internet_works.pdf">http://www.edri.org/files/2012EDRiPapers/how_the_internet_works.pdf</a></p>
<p>This booklet is intended to provide policy-makers with a basic overview of Internet and Internetrelated technologies.<br />
The aim is to provide a user-friendly reference guide to some of the key technologies that are at the core of the Internet. We hope that this will provide a valuable reference tool, cutting through the jargon and demonstrating the functioning of the open Internet, on which so many civil rights and so much economic activity now rely.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Emergency: Activism or &#8220;slacktivism&#8221;?</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/temi/diritti_digitali/emergency-attivismo-2-0</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 21:43:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Emergency]]></category>

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		<description><![CDATA[
Attivismo 2.0: “friending”, “liking”, “commenting”, “retweeting”. Solo la consapevolezza genera impegno
Arturo Di Corinto
per E-il mensile di Emergency di Febbraio 2012
All&#8217;nizio c&#8217;era l&#8217;attivismo. Diverso dalla militanza nei partiti e nelle associazioni, l&#8217;”activism”, é l&#8217;azione diretta dei movimenti di base per denunciare un torto, contestare una scelta politica e dare voce alla protesta sociale su questioni specifiche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/04/logo_emergency.gif"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/04/logo_emergency.gif" alt="" title="logo_emergency" width="250" height="267" class="alignleft size-full wp-image-2162" /></a><strong><br />
<strong>Attivismo 2.0: “friending”, “liking”, “commenting”, “retweeting”. Solo la consapevolezza genera impegno<br />
Arturo Di Corinto<br />
per E-il mensile di <a href="http://www.emergency.it/e-il-mensile-di-emergency.html">Emergency</a></strong> di Febbraio 2012</strong></p>
<p>All&#8217;nizio c&#8217;era l&#8217;attivismo. Diverso dalla militanza nei partiti e nelle associazioni, l&#8217;”activism”, é l&#8217;azione diretta dei movimenti di base per denunciare un torto, contestare una scelta politica e dare voce alla protesta sociale su questioni specifiche. Poi è venuto l&#8217;hack-tivism, l&#8217;attivismo al computer, l&#8217;azione diretta in rete con tecniche da hacker, e dopo ancora il media-attivismo, l&#8217;uso consapevole e critico di telecamere, televisioni di strada e web-tv autogestite. Oggi va di moda l&#8217;attivismo 2.0. Giovani e meno giovani hanno abbracciato i social media (il web 2.0) per promuovere campagne sociali e fare attivismo oltre le forme tradizionali degli scioperi, delle occupazioni, dei boicottaggi, dei cortei e delle petizioni virtuali.<br />
Questa nuova forma di attivismo che si esprime nel “Mi piace” di Facebook, nel commentare un video su Yutube o “retwittare” un post, pretende di contribuire a una singola causa con un piccolo atto pratico, un semplice click, ma spesso si risolve nel suo peggiore estremo, il clicktivism. Puoi twittare una causa e votarla su Facebook senza coinvolgerti in nessuna azione diretta o sentire che sei importante per il suo successo. Quel gesto ripetuto si trasforma allora in “slacktivism”, l&#8217;attivismo fannullone che non si interessa di come è andata a finire. Magari un piccolo click ci porta a impegnarci in una cosa successiva, ma la maggior parte delle cause richiede più di un semplice click. Soprattutto, se questi click non producono azione e cambiamento, c&#8217;è il rischio di diventare cinici e smettere di crederci. Perciò anche se qualcuno usa i social media come parte della propria strategia di cambiamento non vuol dire che li stia usando strategicamente. Ci sono tanti modi di perdere tempo in campagne che non cambiano niente. E non dipende dal fatto che gli strumenti sono inefficaci, ma perchè vengono usati male. Per essere efficaci quei click vanno collegati alle opportunità quotidiane di reagire off-line alle ingiustizie di cui siamo testimoni ogni giorno. Un solo click non basta.</p>
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		<title>Intervista Di Corinto Radio Tedesca WDR: Libertà o copyright</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/tipologia/interviste/intervista-radio-tedesca-wdr-liberta-o-copyright</link>
		<comments>http://www.dicorinto.it/tipologia/interviste/intervista-radio-tedesca-wdr-liberta-o-copyright#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 15:41:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista Di corinto Radio Tedesca WDR: Libertà o copyright
L&#8217;FBI chiude il portale Megaupload e riparte il dibattito sul grande dilemma che spacca il mondo del web, da giorni in mobilitazione contro due provvedimenti in discussione al Congresso e al Senato Usa.
Milioni di naviganti hanno sottoscritto una petizione, la nota enciclopedia on-line Wikipedia e il motore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/01/internet_liberta.jpg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/01/internet_liberta-300x122.jpg" alt="" title="internet_liberta" width="300" height="122" class="alignleft size-medium wp-image-2716" /></a><a href="http://www.funkhauseuropa.de/sendungen/radio_colonia/rc_il_tema/2012/01/120120_internet_piraterie.phtml">Intervista Di corinto Radio Tedesca WDR: Libertà o copyright</a></p>
<p><strong>L&#8217;FBI chiude il portale Megaupload e riparte il dibattito sul grande dilemma che spacca il mondo del web, da giorni in mobilitazione contro due provvedimenti in discussione al Congresso e al Senato Usa.</strong></p>
<p>Milioni di naviganti hanno sottoscritto una petizione, la nota enciclopedia on-line Wikipedia e il motore di ricerca Google hanno scioperato virtualmente, oscurando le loro pagine. L&#8217;obiettivo delle proteste le due leggi in discussione negli Stati Uniti Sopa (Stop online piracy act) e Pipa (Protect IP act) contro la libertà di scaricare file video e audio su internet coperti dal diritto d&#8217;autore. &#8220;Anche in Italia potrebbe entrare in vigore una legge simile&#8221;, spiega ai nostri microfoni Guido Scorza, uno dei pochi avvocati italiani esperto in diritto dell&#8217;internet. &#8220;Queste leggi minacciano la libertà di espressione e di comunicazione, ma la libertà di fruire dei contenuti sul web non va confusa con la pirateria sempre dannosa per tutti&#8221;, aggiunge Arturo Di Corinto, esperto della gestione editoriale dei siti internet della Presidenza del Consiglio.</p>
]]></content:encoded>
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