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	<title>ArDiCor &#187; Punto-Informatico</title>
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	<description>Open Source e diritti digitali nell'innovazione tecnologica</description>
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		<title>Punto-Informatico: LPM, l&#8217;Internazionale delle Visioni</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 11:48:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Punto-Informatico]]></category>

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		<description><![CDATA[LPM, l&#8217;Internazionale delle Visioni
di A. Di Corinto &#8211; per Punto Informatico
Arte e tecnologia, in tutte le sfaccettature del connubio. Quattro giorni di sinestesie nel corso del Live Performers Meeting, a Roma
Roma &#8211; E&#8217; stato detto e ripetuto: la rivoluzione digitale ha cambiato per sempre i concetti di autore, opera e creatività. Software potenti e nuovi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/03/testata_pi_interna1.gif' title='logo PI'><img hspace="2" vspace="2" align="left" src='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/03/testata_pi_interna1.gif' alt='logo PI' /><a href="http://punto-informatico.it/3164325/PI/News/lpm-internazionale-delle-visioni.aspx">LPM, l&#8217;Internazionale delle Visioni</a><br />
di A. Di Corinto &#8211; per <a href="http://punto-informatico.it">Punto Informatico</a><br />
Arte e tecnologia, in tutte le sfaccettature del connubio. Quattro giorni di sinestesie nel corso del Live Performers Meeting, a Roma</p>
<p>Roma &#8211; E&#8217; stato detto e ripetuto: la rivoluzione digitale ha cambiato per sempre i concetti di autore, opera e creatività. Software potenti e nuovi linguaggi visuali nelle mani di tanti virtuosi del computer (e della consolle), consentono di mettere in forma idee e talenti come mai era successo prima. Nonostante le accuse di pirateria l&#8217;attitudine al remix delle giovani generazioni sta producendo una nuova cultura del do it yourself che usa codici software, immagini e megaschermi  per comunicare visioni, sensazioni e immaginari. Un assaggio appetitoso di questa cultura visuale transnazionale ci viene dall&#8217;evento annuale del <a href="http://www.liveperformersmeeting.net/2011/it/concept">Live Performers Meeting</a>, incontro decennale dei patiti del campionamento visivo che non si limitano però a mostrare il proprio virtuosismo, ma lo condividono sia a livello tecnico che teorico. </p>
<p>Quest&#8217;anno i quattro giorni tradizionali del meeting, fatti di performance audiovideo, vjing, workshop, seminari e product showcase si terrà al Cinema Aquila di Roma, uno spazio culturale  dedicato al cinema e alle arti visive. La call for partecipation ha registrato uno score di 484 presenze ed è già un risultato.<span id="more-2264"></span></p>
<p>Il programma si snoda dal 19 al 22 maggio con performance di Arte Generativa, un genere espressivo che ha lentamente mutato il programmatore in artista grazie alle nuove possibilità date dagli sviluppi di hardware e software capaci di girare sugli smartphone; incursioni nelle identità visive, la sezione V-Identity, dove il linguaggio della performance video si confronta con tematiche relative a genere ed orientamento sessuale, intersecandosi con Gender studies, teoria queer ed arte contemporanea; Derive cinematiche che spaziano dal teatro delle ombre al cinema sonorizzato dal vivo, dalla video arte al vjing, dalla laptop alla networked performance.<br />
Esperimenti insomma, dove corpi e scenari virtualmente &#8220;aumentati&#8221; colpiscono la percezione, come esito di un progresso tecnologico e sociale che mira a espandere l&#8217;esperienza percettiva. A LPM ci sarà tutto il mondo dei Sensible data, teorici e artisti che lavorano sui “dati sensibili”, quelli della biopolitica, per intenderci, per come essa determina le nostre vite, senza che ce ne accorgiamo, incasellando le nostre forme di espressione, i pattern d&#8217;acquisto, le relazioni personali e le cose che apprendiamo, comunichiamo e condividiamo.<br />
Piatto forte del meeting la Stereoscopia 3-D, nuova promessa della rete. Dicono i curatori “La stereoscopia è qualsiasi tecnica capace di riprodurre informazioni visuali in tre dimensioni per creare un&#8217;illusione di profondità di un&#8217;immagine. Una tecnica che può essere applicata al live video grazie a software ad hoc e tecniche particolari di processamento dei dati, cosicché la percezione visiva umana può essere manipolata per creare degli spazi visuali profondi, spazi &#8220;aumentati&#8221; che sono in grado di trascinare la nostra visione oltre le due dimensioni di uno schermo.” Una tecnica  che dopo aver conquistato la ribalta holliwoodiana viene applicata ai più vari contenuti video, perfino alle partite dei mondiali di calcio.<br />
Ancora, il videograffitismo, evoluzione costante in cui la Urban Art si è spostata dai concetti di velocità, precisione e originalità all&#8217;aggiornamento tecnologico dei mezzi utilizzati, fino al momento attuale nel quale è in atto una vera e propria &#8220;deriva mediale&#8221; per cui i suoi esegeti realizzano interventi sui muri cittadini, li registrano, li condividono nei social network e poi li cancellano. Ad LPM saranno anche presentati molti esperimenti Video mapping che è una tecnica di video-proiezione in grado di trasformare ogni superficie riflettente in un display video. Perché ognuno di noi “è portatore di luce”.<br />
A concludere tutto, un concorso di Vjing, dal nome evocativo, VJ Torna, che offre ai professionisti del video di interagire direttamente col pubblico e che dalla sua prima versione, &#8211; nel 2004 a Budapest &#8211; ha l&#8217;obiettivo di riunire e ispirare video artisti e VJ della scena locale e internazionale passando per Lisbona, Ginevra, Barcellona, Bogotà, San Paolo, Roma, e arrivare alfine a Minsk, il prossimo settembre.</p>
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		<title>Punto-Informatico: Voi siete qui, la rivoluzione della trasparenza</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 21:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Punto-Informatico]]></category>

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		<description><![CDATA[Voi siete qui, la rivoluzione della trasparenza
di A. Di Corinto per Punto Informatico
- Sul web il sogno di ogni elettore: sapere chi lo rappresenta meglio. Strumenti aperti, liberi e gratuiti per aprire la politica alla partecipazione
Le elezioni amministrative sono alle porte e come al solito abbondano le risse in tv, le bugie da comizio elettorale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/03/testata_pi_interna1.gif' title='logo PI'><img hspace="2" vspace="2" align="left" src='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/03/testata_pi_interna1.gif' alt='logo PI' /><strong><a href="http://punto-informatico.it/3158524/PI/Commenti/voi-siete-qui-rivoluzione-della-trasparenza.aspx">Voi siete qui, la rivoluzione della trasparenza</a><br />
di A. Di Corinto per <a href="http://punto-informatico.it/">Punto Informatico</a><br />
- Sul web il sogno di ogni elettore: sapere chi lo rappresenta meglio. Strumenti aperti, liberi e gratuiti per aprire la politica alla partecipazione</strong></p>
<p>Le elezioni amministrative sono alle porte e come al solito abbondano le risse in tv, le bugie da comizio elettorale, le promesse che non saranno mai mantenute. Però adesso il web e la trasparenza che si porta appresso potrebbero fare la differenza tra un politico imbroglione e un serio rappresentante dei cittadini. In fondo se Internet è la più grande agorà pubblica della storia perché non usare internet per confrontare sul web i programmi dei politici? E perchè non usarla per monitorare l&#8217;attuazione del programma di governo dei candidati? Non è un&#8217;idea nuova ma  l&#8217;associazione Openpolis ha escogitato un sistema per farlo bene,  velocemente e con l&#8217;ausilio di una grafica a prova di incapace: si chiama <a href="http://www.voisietequi.it">Voi siete qui</a><span id="more-2254"></span>.</p>
<p>Voi siete qui è un<strong> test politico elettorale</strong> che consente in 10 minuti di confrontare le proprie opinioni politiche col programma dei singoli candidati alle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio per le città più importanti come <strong>Bologna, Cagliari, Milano, Napoli, Torino Trieste</strong>. E&#8217; un test, non un sondaggio, costruito in base all&#8217;analisi del programma di governo dei singoli candidati che sono poi stati chiamati dagli ideatori a rispondere su temi cruciali della politica cittadina e che hanno costruito così un profilo per ciascuno di loro con venti domande, di cui 13 comuni a tutti e 7 dedicate a temi specifici del territorio di riferimento. Quasi tutti i politici interpellati hanno risposto e quelli che non l&#8217;hanno fatto sono stati esclusi dal test.</p>
<p> Per ogni candidato sindaco viene indicato il nome, la lista di appartenenza, il sito web di riferimento, le liste collegate e se ha risposto o meno al questionario di <strong>Openpolis</strong>. Ogni candidato è linkato a una legenda con le sue posizioni politiche e viene rappresentato in un grafico rispetto alla distanza che esprime verso gli altri candidati e si può scoprire che quelli di orientamento politico opposto possono essere vicini su diversi temi o molto lontani. Ad esempio, per le quote rosa in consiglio comunale i candidati del centro-sinistra sono tutti favorevoli, i candidati del centro-destra sono tutti contrari, i 2 candidati della Lega sono tendenzialmente favorevoli (La Lega esprime dil candidato della coalizione a Bologna, mentre corre da sola a Trieste). Capita anche che i candidati di uno stesso partito hanno ricette diverse per la gestione della cosa pubblica in città diverse. E&#8217; il caso del Movimento 5 stelle che sono favorevoli alle moschee a Torino e contrari a Bologna, eccetera.</p>
<p>La rappresentazione grafica delle singole posizioni è così immediata che quasi non c&#8217;è bisogno di spiegarlo, ma il test funziona così. Ogni grafico mostra le distanze complessive tra i candidati, calcolate con un apposito software confrontando le diverse posizioni sui 20 temi selezionati dalla redazione di Openpolis. Si pigia un bottone e partono le domande: “quanto sei favorevole (o contrario) all&#8217;istituzione di una tassa di soggiorno per i turisti che pernottano negli alberghi della tua città?” Oppure: “quanto sei favorevole o contrario nel garantire alla comunità musulmana adeguati luoghi di culto?”. E via dicendo. Ovviamente le risposte che il singolo elettore può dare sono variate e si può essere anche “tendenzialmente favorevole” o “tendenzialmente contrario”.</p>
<p>Finito il test che dura pochi minuti, il tuo nome, vero o fittizio che sia, comparirà all&#8217;interno del grafico delle distanze su cui sono collocati i politici et voilà, in un batter d&#8217;occhio sai a quale lista sei più vicino.<br />
 Anche qui la propria posizione non è assoluta ma ponderata e al termine del test si potrà anche decidere di dare il prorio indirizzo email per essere aggiornati sugli sviluppi delle elezioni e del governo cittadino nel più totale rispetto della privacy. Openpolis potrà usare i dati delle specifiche risposte degli utenti solo in maniera aggregata e senza alcun riferimento biografico ma proteggendo i dati sensibili come l&#8217;indirizzo di posta elettronica.</p>
<p>Il sistema si presta ovviamente a delle obiezioni. Chi garantisce la correttezza delle posizioni dei singoli candidati e della bontà delle rilevazioni che non sono da confondere con sondaggi ed exit polls? Verrebbe da dire “nessuno”, se non la possibilità di verificare tramite altre fonti le posizioni e le dichiarazioni dei candidati, la loro conoscenza diretta, e in ultimo la serietà di Openpolis. </p>
<p> L&#8217;<a href="http://associazione.openpolis.it">associazione Openpolis</a> lavora alla trasparenza della politica da cinque anni (ha da poco presentato il suo rapporto annuale sulla produttività parlamentare) e dal 2006 ha costruito una comunità di circa 15 mila persone che finora ha monitorato il comportamento dei 130 mila politici italiani standogli alle costole e registrando su siti “wiki-style” dichiarazioni, proposte ed eventi associati ai professionisti della politica nostrana. Insomma, una garanzia.<br />
Altra obiezione è che il sondaggio potrebbe orientare il voto. Ma di questo certo non si lamentano gli ideatori che ritengono “voi siete qui” uno strumento al servizio dei cittadini, un modo semplice e veloce per aiutare gli elettori a riflettere sulle loro scelte e sulla coerenza dei politici a cui chiedono di essere rappresentati. Eppure l&#8217;obiettivo è immediato: stabilire la propria distanza tra le opinioni di chi svolge il test e la posizione dei futuri sindaci e consiglieri su una serie di temi cruciali per la vita cittadina.</p>
<p> E per quanto riguarda l&#8217;accuratezza dei risultati forniti dal software? E&#8217; neutrale oppure produce risultati precostituiti? Questa domanda è la più semplice da rispondere. Il software è open source rilasciato con una licenza libera e chiunque ne abbia la capacità può verificare il suo funzionamento a livello di codice informatico, perfino migliorarlo. Mentre i contenuti del sito e del test sono sotto Creative commons, un  tipo di copyright che permette di farne diversi usi liberi, basta seguire le istruzioni in calce al sito.</p>
<p> Open polis vuole aprire la politica alla gente, con strumenti aperti e  accurati, perciò i suoi ideatori già lavorano a una sua evoluzione e integrazione con altre iniziative. Un&#8217;indicazione potrebbe venire dal progetto che Bill Adair ha presentato al Festival del Giornalismo di Perugia. Adair ha creato uno strumento per sbugiardare i politici, il “promessometro”. L&#8217;applicazione che gira su web si chiama <a href="http://www.politifact.com">Politifact</a> ed ha aperto una nuova strada al giornalismo politico consentendo ai giornalisti di verificare l&#8217;effettiva realizzazione delle promesse fatte in campagna elettorale poi misurate su una scala da vero a falso. Se le cose dette sono totalmente false il veritometro di Politifact sprofonda all&#8217;indice di “pants on fire”, pantaloni in fiamme per la vergogna, e accade quando il fact checking dei giornalisti aderenti al progetto ha appurato che le hanno sparate veramente grosse.</p>
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		<title>Creatività, Cooperazione, Condivisione</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 15:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Creatività, Cooperazione, Condivisione
Punto Informatico &#8211; Commenti
di Arturo Di Corinto
venerdì 18 dicembre 2009
Buoni recinti fanno buoni vicini, ma se si tolgono i recinti tutti avranno un parco. Da Frontiere Digitali, un invito alla riflessione e alla partecipazione

Creatività: negli ultimi anni il copyright ha smesso di essere un argomento per avvocati ed è diventato un tema di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/03/testata_pi_interna1.gif' title='logo PI'><img hspace="2" vspace="2" align="left" src='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/03/testata_pi_interna1.gif' alt='logo PI' /></a><a http://punto-informatico.it/2774602/PI/Commenti/creativita-cooperazione-condivisione.aspx">Creatività, Cooperazione, Condivisione</a><br />
<strong><a href="http://punto-informatico.it/">Punto Informatico</a> &#8211; Commenti<br />
di Arturo Di Corinto<br />
venerdì 18 dicembre 2009<br />
<em>Buoni recinti fanno buoni vicini, ma se si tolgono i recinti tutti avranno un parco. Da Frontiere Digitali, un invito alla riflessione e alla partecipazione</em><br />
</strong></p>
<p>Creatività: negli ultimi anni il copyright ha smesso di essere un argomento per avvocati ed è diventato un tema di grande importanza per chiunque sia coinvolto nella produzione e fruizione di cultura. E nei prossimi anni avrà un ruolo fondamentale rispetto al modo stesso in cui penseremo la creatività: sia in termini di proprietà che di collaborazione. Nonostante il mash-up, il cut-up, il plagiarismo, il remix, siano elementi centrali dell&#8217;innovazione digitale, governi ed imprese non trovano di meglio che perseguire tali pratiche. Eppure, come <a href="http://thepiratesdilemma.com/">spiega </a>Matt Mason nel suo libro, tradotto in italiano con &#8220;Punk Capitalism, come e perché la pirateria crea innovazione&#8221; (Feltrinelli), dovrebbero sapere che da sistemi chiusi non germogliano né nuove idee né nuovi prodotti.<span id="more-1371"></span></p>
<p>Cooperazione: cooperare è meglio che competere. Spesso si coopera per &#8220;competere meglio&#8221;, altre volte perché viene naturale farlo. La cooperazione è un comportamento altamente razionale nei contesti caratterizzati da un&#8217;elevata abbondanza di risorse e da una elevata competizione. Come nel cyberspazio. Si coopera per imparare dagli altri, per realizzare qualcosa di nuovo e utile, per distribuire un prodotto, creare nuovi mercati. In ogni caso il risultato è un nuovo legame sociale che si consolida nella triade &#8220;dare, ricevere, restituire&#8221;. L&#8217;hanno dimostrato i movimenti protagonisti della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gift_economy">gift economy</a>. Non ci si arricchisce ma si rispettano il pianeta, le persone ed i loro diritti, ed è il caso del software open source, dell&#8217;Open Directory Project e di Wikipedia.</p>
<p>Condivisione: se una persona &#8220;possiede&#8221; qualcosa può scegliere di tenerla per sé o di cederla anche agli altri. Se si tratta di un oggetto, resterà senza. Ma se una persona &#8220;sa&#8221; qualcosa e la insegna, la sua conoscenza si moltiplicherà e diffonderà facendo tutti più ricchi. La conoscenza è un bene non rivale. Questo è uno dei motivi per cui <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Elinor_Ostrom">Elinore Ostrom</a> ha vinto il nobel per l&#8217;economia dissertando sulla &#8220;Conoscenza come bene comune&#8221;, titolo con cui la Bruno Mondadori ha pubblicato il suo libro in Italia. I commons della conoscenza, beni comuni informazionali, infatti, a dispetto dei beni materiali, non deperiscono con l&#8217;uso ma si valorizzano attraverso la libera circolazione e se trovano la loro strada verso il pubblico, rendono l&#8217;ecosistema informazionale più vasto e ricco come ha ben spiegato <a href="http://www.benkler.org/">Yochai Benkler</a>, l&#8217;ispiratore delle tesi del commonista Larry Lessig. Un argomento a favore delle dispute su Google News e Google Books.<br />
Ancora oggi i modi prevalenti di produzione e diffusione della cultura (i media, le università, i laboratori, le agenzie pubbliche, le biblioteche) ci ricordano che ogni forma di avanzamento, economico, sociale e culturale si dà soltanto attraverso la creatività, la cooperazione e la condivisione, il libero scambio di informazioni, la costruzione di significati condivisi. Potenti agenti di cambiamento. Per questo il network di <a href="http://frontieredigitali.net/index.php/Frontiere_Digitali">Frontiere Digitali</a>, trenta associazioni dedicate ai temi delle libertà digitali, <a href="http://frontieredigitali.net/index.php/Creativita_Cooperazione_Condivisione_2009#Programma">ne discute a Roma</a>, il 20 dicembre, alla Città dell&#8217;Altraeconomia, con l&#8217;ambizione di mostrare perché una &#8220;cultura digitale&#8221; si definisce dalle pratiche concrete e dai vincoli di fiducia, reciprocità e appartenenza che la caratterizzano, quindi dalla coscienza che ha di se stessa, non dall&#8217;uso, moderato o nevrotico che sia, di questa o quella tecnologia di comunicazione.<br />
<a href="http://www.cittadellaltraeconomia.org">http://www.cittadellaltraeconomia.org</a><br />
<a href="http://altradomenica.org/">http://altradomenica.org/</a></p>
<p>Arturo Di Corinto</p>
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		<title>C&#8217;è chi vota per l&#8217;open</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 12:35:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Open source]]></category>
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		<description><![CDATA[
C&#8217;è chi vota per l&#8217;open
Punto Informatico &#8211; Commenti
di Arturo Di Corinto
venerdì 24 aprile 2009

“Caro Candidato”
Al via la campagna online per l&#8217;adozione del software libero
Le elezioni si avvicinano e così il mal di testa per i poveri elettori che si trovano a dover decidere da chi farsi rappresentare senza pentirsene il giorno dopo.
Per rendere la scelta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/03/testata_pi_interna1.gif' title='logo PI'><img hspace="2" vspace="2" align="left" src='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/03/testata_pi_interna1.gif' alt='logo PI' /></a><br />
<a href="http://punto-informatico.it/2608267/PI/Commenti/chi-vota-open.aspx">C&#8217;è chi vota per l&#8217;open</a><br />
<strong><a href="http://punto-informatico.it/">Punto Informatico</a> &#8211; Commenti<br />
di Arturo Di Corinto<br />
venerdì 24 aprile 2009</p>
<p></strong><br />
“Caro Candidato”<br />
Al via la campagna online per l&#8217;adozione del software libero</p>
<p>Le elezioni si avvicinano e così il mal di testa per i poveri elettori che si trovano a dover decidere da chi farsi rappresentare senza pentirsene il giorno dopo.<br />
Per rendere la scelta più semplice l&#8217;Associazione per il software libero ha deciso di lanciare la campagna “Caro Candidato” aderendo alla quale ogni singolo politico dichiara formalmente e pubblicamente il proprio sostegno alla causa del software libero inteso come bene comune. </p>
<p>Ma di che si tratta? E&#8217; noto che il software libero è quel software che sotto i diversi nomi di free ed open source software è un software che permette a chiunque metterci le mani sopra e quindi di adattarlo ai propri scopi grazie a particolari licenze che ne tutelano la paternità ma ne favoriscono l&#8217;uso, la diffusione e l&#8217;adattamento gratuito anche a scopo commerciale. Come stanno scoprendo i professionisti del web e dell&#8217;editoria, dell&#8217;audiovisivo e dell&#8217;animazione, che sempre più lo scelgono per le sua versatilità, è anche un software che proprio perché si può guardare dal di dentro, offre quella caratteristica di trasparenza che è tanto importante nel rapporto fra PA e cittadino e che, in virtù dell&#8217;assenza di costi di licenze, spesso fa risparmiare dei soldi a chi lo adotta, istituzioni comprese.<span id="more-978"></span></p>
<p>Però, siccome, nonostante le diverse proposte di legge che a livello regionale (Marche, Puglia, Lazio), ne vogliono favorire l&#8217;adozione, e il rinnovato impegno di alcuni partiti, come il PD, che una settimana fa ha presentato  una legge quadro nazionale per promuoverlo, nonostante i numeri consistenti della sua adozione nel settore privato, che secondo l’ISTATtocca punte del 39,7% tra le aziende con oltre 250 dipendenti, e la convinzione che esso svolga una funziona anticiclica in un periodo di recessione economica, come sostiene Novell sulla base dello studio commissionato ad IDC, sia le imprese che la PA non sembrano abbastanza determinate per farne uno strumento di politica economica e perciò l&#8217;Associazione decide di voler giocare la partita della sua promozione.</p>
<p>L&#8217;obiettivo della campagna è quindi semplice: aiutare gli elettori a scegliere il candidato che pubblicamente si impegni a incoraggiare le amministrazioni ed i servizi pubblici a sviluppare ed utilizzare prioritariamente Software Libero e standard aperti; a supportare politiche attive a favore del Software Libero, opponendosi ad ogni discriminazione nei confronti di questo; Difendere i diritti degli autori e degli utenti di Software Libero, in particolare richiedendo la modifica di ogni norma che indebolisce tali diritti, contrastando ogni iniziativa legislativa che avrebbe questo effetto.</p>
<p>Nel sito in sintesi si chiede al candidato di sottoscrivere il patto per il software libero e nel caso accetti, dopo essersi fatto riconoscere, lo si invita a esporre sui propri siti un banner che lo identifica come sostenitore del software libero per segnalare a tutti quelli che nella libertà di software credono.</p>
<p>Insomma, dopo il successo dell&#8217;esperienza del 2008, quando in occasione delle Elezioni Politiche del 2008 la campagna di sensibilizzazione per promuovere il software libero (<a href="http://elezioni.softwarelibero.it">http://elezioni.softwarelibero.it</a>), in soli 10 giorni aveva convinto 101 Candidati ad aderirvi sostenuti da 2.148 Elettori, desso si replica, a livello europeo, e con una piattaforma nuova di zecca. La motivazione resta sempre la stessa. “far parlare il più possibile dei benefici che il software libero apporta alla società” &#8211; ci dice Marco Ciurcina, presidente dell&#8217;associazione &#8211; “crediamo infatti che solo così il grande tema della libertà di software possa superare i confini degli ambienti tecnici che finora se ne sono occupati”.</p>
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		<title>La Festa del Pirata</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 20:19:15 +0000</pubDate>
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La Festa del Pirata
Punto Informatico &#8211; Commenti
di Arturo Di Corinto
mercoledì 18 marzo 2009
Roma &#8211; Nel ventennale del WWW gli hacker si riprendono la rete e invitano tutti alla &#8220;Festa del Pirata&#8221;. Il 28 marzo a Roma, in una località che si vuole ancora segreta, si ritroveranno tutti coloro che hanno deciso di non tollerare oltre [...]]]></description>
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<strong>La Festa del Pirata<br />
<a href="http://punto-informatico.it/">Punto Informatico</a> &#8211; Commenti<br />
di Arturo Di Corinto<br />
<a href="http://punto-informatico.it/2578526/PI/Commenti/festa-del-pirata.aspx">mercoledì 18 marzo 2009</a></strong></p>
<p>Roma &#8211; Nel ventennale del WWW gli hacker si riprendono la rete e invitano tutti alla &#8220;Festa del Pirata&#8221;. Il 28 marzo a Roma, in una località che si vuole ancora segreta, si ritroveranno tutti coloro che hanno deciso di non tollerare oltre la mania legislativa che negli ultimi anni ha colpito Internet, con il probabile risultato di renderla meno libera e meno inclusiva. La festa è però soprattutto una risposta all&#8217;ossessione securitaria manifestata da ex attori, attrici, giornalisti e politicanti nostrani per dire che &#8220;esiste un&#8217;alternativa alla società del codice civile e del codice a barre&#8221; e che questa alternativa è una &#8220;GPL society&#8221;, una società basata sulla cooperazione e sulla condivisione, strategie per sviluppare il potenziale umano e fare il mondo migliore di come le generazioni precedenti l&#8217;hanno lasciato: ingiusto, inquinato, pieno di guerre.<span id="more-925"></span></p>
<p>Organizzata come un flash mob con le indicazioni per arrivare che saranno diramate su forum e via SMS poco prima dell&#8217;evento, il ritrovo sarà occasione di discussione e approfondimento sulle tematiche della libera comunicazione, del diritto alla privacy, della critica del copyright, ma diversamente da incontri accademici e paludati, facendo uno sforzo eccezionale per rendere comprensibili anche ai non addetti ai lavori argomenti complessi. E innalzando insieme la bandiera della ribellione.</p>
<p>&#8220;Se presto il software ad un amico sono un pirata, se scambio un film sono un pirata, se prima di comprare musica me la scarico e me la ascolto&#8230; sono un pirata, beh&#8230; allora sono un Pirata!&#8221;: così ci dice uno degli organizzatori che non vuole dare neppure il suo nickname. E ancora &#8220;Siamo quelli che di giorno gestiscono i backbone delle Telco, lavoriamo al chiodo per garantire la sicurezza della tua azienda, ma di notte produciamo software libero e contenuti liberi da copyright. Lo volete capire o no?&#8221;. Schizofrenia? Forse. Ma quello che i pirati vogliono dire forte al mondo è che il secolo del disco è finito (lo dice anche Ernesto Assante nel suo ultimo libro: &#8220;Copio dunque sono&#8221;), che sono stufi di veder lucrare le major sulle loro intuizioni, sulla cultura collettiva, chiudendola con un marchio e spremendo come limoni gli artisti. &#8220;La cultura è di tutti &#8211; denunciano &#8211; I vostri profitti sono il nostro lavoro: è ora di condividerli!&#8221;</p>
<p>Questo è il popolo dei &#8220;pirati&#8221;. Persone che non credono più al mito dell&#8217;artista affamato che sarebbe danneggiato dal download illegale di musica &#8211; 140 artisti inglesi si sono appena dichiarati a favore del libero download musicale &#8211; che hanno dimostrato che il peer to peer può essere applicato al mondo dei commerci online, e che smette di comprare film perché è più divertente farseli da soli. Dice L@@p a Punto Informatico: &#8220;E poi la rete è piena di cose autoprodotte che è assolutamente lecito scaricare e condividere. Non è solo software libero, ma musica libera, film liberi e libri no-copyright. Perché non dovremmo?&#8221;.</p>
<p>Perciò alla festa, fra le attività previste ci sarà un corso pratico di P2P per l&#8217;aspirante pirata, per gente che vorrebbe scaricare ma è intimidita dalla tecnologia. Una sorta di laboratorio in cui saranno presentati i software client P2P più diffusi, indicate le destinazioni dove si trovano materiali da scaricare, illustrati i pericoli da evitare, spiegato come godere del &#8220;bottino&#8221; accumulato. Alla festa si parlerà dell&#8217;esperienza di The Pirate Bay e di Piratbyran, e sarà proiettato Steal this film, documentario sulla retata della polizia svedese contro The Pirate Bay nel 2006, autoprodotto dalla &#8220;League of Noble Peers&#8221; e distribuito come torrent. Una storia ben raccontata nel libro La Baia dei Pirati, assalto al copyright, di Luca Neri (Cooper editore). Sembra scontata la partecipazione di ScambioEtico, l&#8217;unica realtà italiana che gestisce apertamente un tracker torrent come atto di disobbedienza civile. Uno sparuto gruppetto il cui sito genera un traffico da far invidia a una media holding e aggrega una comunità molto vivace di giovani appassionati di BitTorrent.</p>
<p>Nell&#8217;incontro saranno passate ai raggi X le proposte di legge che vorrebbero imbavagliare Internet e probabilmente ci sarà anche una testimonianza del blogger siciliano Carlo Ruta condannato per stampa clandestina.</p>
<p>Per finire, un corso di autodifesa per il cibernauta, teso a spiegare gli strumenti che aiutano ad aggirare la censura e a difendere l&#8217;anonimato delle comunicazioni in rete (da Open DNS ai servizi proxy, da TOR a Anonet, dal PGP ai sistemi di darknet). &#8220;Perché &#8211; racconta a Punto Informatico Capitan Luke &#8211; anche gli italiani potrebbero essere presto costretti a utilizzare gli stessi tool creati dagli hacktivisti per aiutare i dissidenti che vivono nei paesi totalitari&#8221;. &#8220;Uno di questi è TrueCrypt &#8211; ricorda &#8211; per blindare l&#8217;hard drive esterno dagli occhi indiscreti degli sbirri del copyright che domani ti entreranno tranquillamente in casa&#8221;.</p>
<p>Surreale? Provocatorio? Vista l&#8217;incapacità dei media italiani di affrontare con competenza le questioni della rivoluzione digitale forse è una scossa utile, anche per il mondo della politica. A questo proposito gli animatori dell&#8217;evento stanno organizzando &#8220;L&#8217;uncino d&#8217;oro&#8221;, un premio da conferire al Ministro degli interni Bobo Maroni, per essersi pubblicamente autodenunciato come downloader incallito, nel 2006, in un&#8217;intervista a Vanity Fair, in quanto &#8220;favorevole alla libera scaricabilità della musica&#8221;.</p>
<p>Arturo Di Corinto</p>
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