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	<title>ArDiCor &#187; ilsole24ore</title>
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		<title>UN CODICE AZUNI PER FARE RETE</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 22:38:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Internet Governance]]></category>
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		<description><![CDATA[UN CODICE AZUNI PER FARE RETE
Arturo Di Corinto
per Il sole 24 ore del 2 settembre 2010
Stefano Rodotà, presidente del comitato italiano per la Governance di Internet aveva detto: “per immaginare nuove regole per Internet potremmo fare come con il codice marittimo redatto da Domenico Alberto Azuni: formalizzare un corpus delle consuetudini d&#8217;uso di questa risorsa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/09/nova_2_settembre.jpg" alt="SOLEMI02: SPECIALE_3D-NOVA24-01 &lt;INFOPDF -1 &gt; ... 02/09/10" title="SOLEMI02: SPECIALE_3D-NOVA24-01 &lt;INFOPDF -1 &gt; ... 02/09/10" width="248" height="319" class="alignleft size-full wp-image-1736" />UN CODICE AZUNI PER FARE RETE<br />
Arturo Di Corinto<br />
<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-09-02/codice-azuni-fare-rete-081113.shtml?uuid=AYHNruLC">per Il sole 24 ore del 2 settembre 2010</a></p>
<p>Stefano Rodotà, presidente del comitato italiano per la Governance di Internet aveva detto: “per immaginare nuove regole per Internet potremmo fare come con il codice marittimo redatto da Domenico Alberto Azuni: formalizzare un corpus delle consuetudini d&#8217;uso di questa risorsa comune e condivisa che è Internet”. Mentre imperversa il dibattito sui diritti e doveri di Internet, nell&#8217;agosto 2010, ad un mese dal nuovo Internet Governance Forum di Vilnius, lo staff del ministro Brunetta rilancia l&#8217;idea di un “codice Azuni per la rete” offrendone una versione beta alla consultazione popolare sul sito azunicode.it. Non è una proposta di legge, ma una sorta di call for papers per raccogliere pareri e best practices sul mondo di Internet, un pre-codice, insomma, e raffinare le proposte fin qui fatte per una regolamentazione dal basso della rete da portare, forse, all&#8217;Onu.<br />
Il gruppo di lavoro che ha stilato la versione beta del Codice Azuni è fatto da alcuni importanti professionisti e molti soggetti governativi, qualche professore, ma si sente la mancanza delle imprese e delle loro rappresentanze di categoria. Anche i parlamentari, fatta eccezione per Palmieri della Pdl, sono assenti. Eppure l&#8217;Italia, già protagonista di un importante accordo con il Brasile che impegnava i due paesi a investire nella tutela della libertà in rete, per garantire standard e interoperabilità dei dati, sicurezza e libera concorrenza online, era stata al centro del dibattito sull&#8217;Internet Bill of Rights discusso in seno alle dynamic coalitions dell&#8217;Igf. Ora con il codice Azuni forse si potrà dettagliare il percorso fatto fin qui dal World Summit on Information Society di Tunisi del 2005 senza disperdere il patrimonio di relazioni, competenze e conoscenze sviluppato sotto la guida di Stefano Rodotà. Un percorso a cui potrà dare grande slancio l&#8217;Igf Italia varato a Cagliari nel 2008 che per ora sembra stare un po&#8217; in disparte, ma che si incontrerà a Roma a fine novembre. Il codice Azuni insomma è un&#8217;opportunità per rivedere l&#8217;approccio del Belpase verso la rete ed evitare le frammentarie e talvolta improvvide iniziative per regolamentarla finora fallite proprio a causa dell&#8217;assenza di un dibattito ampio e plurale. Quello che in molti chiedono è di non ricominciare sempre daccapo, ma di dare continuità istituzionale a un&#8217;iniziativa necessaria, che coinvolga veramente tutti, e senza la quale si rischia che sul web valga solo la legge del più forte.</p>
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		<title>Le regole della neutralità</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 22:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internet Governance]]></category>
		<category><![CDATA[ilsole24ore]]></category>

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		<description><![CDATA[Le regole della neutralità
Arturo Di Corinto
per Il Sole 24 ore del 2 settembre 2010
Facebook ha superato la soglia di 500 milioni di utenti. Il web ha superato il trilione di indirizzi unici e per il 2015 si stima che tre miliardi e mezzo di persone saranno collegate a Internet. Aumenta il tempo che gli utenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/09/nova_2_settembre.jpg" alt="SOLEMI02: SPECIALE_3D-NOVA24-01 &lt;INFOPDF -1 &gt; ... 02/09/10" title="SOLEMI02: SPECIALE_3D-NOVA24-01 &lt;INFOPDF -1 &gt; ... 02/09/10" width="248" height="319" class="alignleft size-full wp-image-1736" /><strong>Le regole della neutralità<br />
Arturo Di Corinto<br />
per <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-09-02/regole-neutralita-081154.shtml?uuid=AYg5ruLC">Il Sole 24 ore del 2 settembre 2010</a></strong></p>
<p>Facebook ha superato la soglia di 500 milioni di utenti. Il web ha superato il trilione di indirizzi unici e per il 2015 si stima che tre miliardi e mezzo di persone saranno collegate a Internet. Aumenta il tempo che gli utenti passano online sui social network (+22%), come pure gli investimenti pubblicitari (11 miliardi di dollari nel 2009) e l&#8217;ecommerce. Anche gli stati che praticano la censura e il monitoraggio di Internet secondo Reporters Sans Frontiers sono in crescita, mentre 5 milioni di computer ogni secondo vengono compromessi da consorzi criminali.<br />
 In questa situazione si capisce l&#8217;importanza che assume il prossimo Internet Governance Forum di Vilnius (dal 14 al 17 setembre), che dovrà tracciare la strada per la rete del futuro e dimostrare l&#8217;utilità di un nuovo round quinquennale di incontri che una riunione straordinaria dell&#8217;Onu in seduta plenaria dovrebbe annunciare a breve. L&#8217;edizione 2010 dell&#8217;Igf porta delle novità. I temi sono gli stessi da cinque anni a questa parte, la gestione delle risorse critiche di Internet, la sicurezza, l&#8217;apertura, la privacy, l&#8217;accesso e la diversità, ma ce n&#8217;è uno nuovo, l&#8217;Internet governance per lo sviluppo. Il cloud computing e i suoi effetti sull&#8217;ambiente sociale e naturale sono invece il tema emergente dell&#8217;incontro.<br />
Finite le polemiche sulla gestione dei nomi a dominio grazie alle aperture dell&#8217;Icann, il “parlamento di Internet” ha però una grossa grana da affrontare, il tema della net neutrality. Oggi infatti chi decide dove andare e cosa fare su Internet è l&#8217;utente, ma come vorrebbero alcune aziende, se viene meno il principio di neutralità – uguale trattamento per ogni bit o richiesta che circola per sue infrastrutture &#8211;  saranno i proprietari dei cavi e dei server a stabilire velocità e accesso alle sue risorse. Una questione centrale per la democrazia di internet e per la democrazia in generale visto che la rete è ormai tutt&#8217;uno con il nostro ambiente sociale. La discriminazione del traffico è pericolosa proprio per la natura ambivalente della rete. Internet è infatti la più grande agorà pubblica della storia del&#8217;umanità ma è anche un incredibile strumento di sorveglianza e controllo, uno straordinario mezzo d&#8217;espressione, ma anche uno strumento di persuasione e propaganda, un luogo dove esercitare le scelte di liberi consumatori, ma anche uno strumento per indirizzarne i consumi in maniera non trasparente. In questo contesto assume rilevanza la proposta di Bernard Kouchner di dare a Internet “uno statuto legale che rifletta e tuteli la sua universalità”, la vera prorità per la governance di Internet. </p>
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		<title>Candidati (quasi) web 2.0</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 11:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Candidati (quasi) web 2.0
Arturo Di Corinto per
Il Sole 24 ore &#8211; Nova
del 11 Marzo 2010
Qualcosa è cambiato nel rapporto fra i politici italiani e la rete. I candidati alle regionali 2010 sembrano aver fatto tesoro dei cattivi esempi che l&#8217;uso di Internet applicata alla politica ci aveva finora offerto. I siti volantino e i blog [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/03/nova11032010-dicorinto-212x300.jpg" alt="nova11032010-dicorinto" title="nova11032010-dicorinto" width="212" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1511" /><strong>Candidati (quasi) web 2.0<br />
Arturo Di Corinto per<br />
Il Sole 24 ore &#8211; Nova<br />
del 11 Marzo 2010</strong></p>
<p>Qualcosa è cambiato nel rapporto fra i politici italiani e la rete. I candidati alle regionali 2010 sembrano aver fatto tesoro dei cattivi esempi che l&#8217;uso di Internet applicata alla politica ci aveva finora offerto. I siti volantino e i blog chiusi ai commenti, con fotografie ammiccanti e nessuna interattività col pubblico elettorale sono quasi spariti.<br />
Il cambiamento si nota nel buon livello di sofisticazione tecnologica dei siti dei candidati, che oggi hanno mappe georeferenziate, videoclip, suonerie, e le icone dei social network. A guardare meglio, però, si tratta per lo più di bandierine piazzate in fila che permettono di accedere a contenuti che ripetono il vecchio rituale della propaganda politica ed enfatizzano all&#8217;eccesso la vetrinizzazione del candidato in rete, che accumula fan su Facebook e follower su Twitter senza un vero dialogo con l&#8217;elettore.<span id="more-1524"></span><br />
Alcuni abbozzano timidi tentativi di negative campaigning, la propaganda negativa in cui si critica e ridicolizza l&#8217;avversario ribaltandone il messaggio. Mentre quasi tutti i candidati che campeggiano coi loro manifesti sui muri non rinunciano a indicare il proprio sito web al passante distratto, quasi nessuno di loro si dedica a fare seeding dei propri contenuti, accontentandosi per la più di piazzare qualcosa sui media sociali. Così gli iscritti ai canali youtube dei candidati sono pochi, i post su Facebook sono prevalentemente dello staff, le discussioni sui blog rare.<br />
Eppure casi di eccellenza ce ne sono. Renato Brunetta ha lanciato il social network Grande Venezia e un&#8217;applicazione per iPhone da cui accedere a programma, news e sondaggi da candidato sindaco. Il partito di Vendola  ha lanciato la campagna “Mettiamoci la faccia”e invita a scaricare un messaggio di sostegno già pronto, stamparlo, farcisi una foto e caricarlo sul sito di Sinistra, Ecologia e Libertà. Invece Emma Bonino sfrutta al meglio il ricco archivio digitale di Radio Radicale. Ma il più tecnologico sembra il sito del candidato Pdl in Lombardia, Formigoni, che interagisce via smartphone con gli elettori e pubblica i loro Sms sul sito. E data l&#8217;enfasi posta sulla comunicazione mobile sembra l&#8217;unico ad avere capito che è quella la killer application della futura comunicazione politica.<br />
Parecchi offrono il proprio programma alla discussione in rete. L&#8217;Italia dei Valori fa un buon uso di video professionali per presentare i suoi “11 punti”, in Campania l&#8217;accattivante sito di Stefano Caldoro invita gli elettori a contribuire al programma, già scritto, inviando le proprie idee dal sito (ma non si sa dove finiscono), offrendolo ai commenti dei lettori (rarissimi), cosa che non accade col ricco sito di Roberto Formigoni dove in tanti hanno votato una proposta per incentivare il telelavoro e sostenere le aziende.<br />
La moda del momento comunque sembrano essere le tag cloud e la messaggistica Sms che, se talvolta non funziona, serve a costruire utili database per contattare gli elettori.<br />
Il sito di Filippo Penati è graficamente pulito ed elegante, e implementa strumenti di condivisione come Sharethis, il sito di De Luca offre invece, come altri, un&#8217;utile mappa dei comitati elettorali e un numero verde cui gentilissime operatrici rispondono per dare informazioni su programma ed eventi del candidato campano del PD, e lo stesso fa la Polverini.<br />
Tutti esempi di un rapporto in costruzione fra la politica e le logiche del web 2.0 che sconta in molti casi un ritardo culturale e un sospetto malcelato per meccanismi di democrazia non maturati nel faccia a faccia parlamentare e di sezione. Ma che pure ci dicono che esiste un&#8217;imprenditoria diffusa della comunicazione web che ha intercettato alcune tendenze della rete, la crosmedialità, l&#8217;uso di Cms liberi e gratuiti, licenze creative commons e il dialogo aperto con gli oppositori, e che è in grado di farle accettare ai candidati che, quando ne hanno i mezzi, le implementano, senza necessità di capirle fino in fondo. In tutto questo i contenuti della campagna spesso scompaiono e diventano slogan di facile effetto e nessuna verifica. In queste elezioni tecnologiche il mezzo è il messaggio, ma non si può ancora parlare di obamizzazione della politica in rete.</p>
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		<title>Tregua armata fra i politici e la rete</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:21:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ilsole24ore]]></category>

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		<description><![CDATA[
Arturo Di Corinto
Per Il Sole 24 Ore &#8211; Nova Review
del 11 marzo 2010

Dopo che Al Gore ebbe lanciato l&#8217;idea delle information superhighways, debitore dello slogan a un padre che si occupava di autostrade, si parlò di una nuova era ateniese della democrazia in cui il popolo avrebbe finalmente preso la parola e partecipato alla gestione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/03/Schermata-300x187.png" alt="Schermata" title="Schermata" width="300" height="187" class="alignleft size-medium wp-image-1522" /><br />
<strong>Arturo Di Corinto<br />
Per <a href="http://novareview.ilsole24ore.com/articoli/46975">Il Sole 24 Ore &#8211; Nova Review</a><br />
del 11 marzo 2010</strong><br />
</strong></p>
<p>Dopo che Al Gore ebbe lanciato l&#8217;idea delle information superhighways, debitore dello slogan a un padre che si occupava di autostrade, si parlò di una nuova era ateniese della democrazia in cui il popolo avrebbe finalmente preso la parola e partecipato alla gestione della cosa pubblica grazie a Internet. Successivamente si sprecarono le analisi sul ruolo di Internet nelle elezioni politiche e si disse che finalmente i piccoli partiti avrebbero potuto gareggiare ad armi pari sulla rete grazie a una tecnologia che riduceva le differenze di budget, visibilità e consensi presso l&#8217;elettorato grazie a computer domestici e accessi flat-rate per il passaparola politico. Previsioni sbagliate, visto che a poco a poco ci si rese conto che quelli con più soldi avrebbero fatto i siti più belli, ingaggiato i migliori consulenti e realizzato i contenuti più adatti a creare sinergie con altri mezzi di informazione. La vicenda di Obama non è un&#8217;eccezione a questo processo definito di normalizzazione della rete. Obama era certo un candidato con una storia da raccontare, capace di intrattenere e di far sognare, con una larga base di militanti, ma soprattutto era sostenuto da una macchina elettorale che raccoglieva e reinvestiva soldi nella campagna via Internet per posizionarlo dentro e fuori il web e i social network meglio degli avversari. Da allora tutti hanno provato a copiarlo, con alterne fortune.<span id="more-1506"></span><br />
Il rapporto fra i politici italiani e la rete rimane invece un rapporto non facile, caratterizzato da diffidenze reciproche gonfiate anche da un giornalismo improvvisato e sensazionalistico. A complicare il rapporto fra Internet e politica, l&#8217;equiparazione tra Facebook e l&#8217;eversione degli anni 70, le denunce nei confronti dei blogger per un post di troppo, gli endorsement fasulli per questo o quel candidato.<br />
Eppure approssimandosi la competizione elettorale, i partiti sembrano in parte aver fatto tesoro dei cattivi esempi che l&#8217;uso di Internet applicata alla politica ci aveva finora offerto: i siti volantino e i blog chiusi ai commenti, fotografie ammiccanti e nessuna interattività col pubblico elettorale.<br />
Qualcosa è cambiato, e si vede nel buon livello di sofisticazione tecnologica dei siti dei candidati, che oggi hanno mappe georeferenziate, tag cloud e messagistica SMS, videoclip, suonerie e le icone dei social network. A guardare meglio, però, si tratta per lo più di bandierine piazzate in fila che permettono di accedere a contenuti striminziti che ripetono il vecchio rituale della propaganda politica e che enfatizzano all&#8217;eccesso la vetrinizzazione del candidato in rete, che accumula fan su Facebook e follower su Twitter senza un vero dialogo con l&#8217;elettore.<br />
Alcuni abbozzano timidi tentativi di negative campaigning, la propaganda negativa in cui si critica e ridicolizza l&#8217;avversario ribaltandone il messaggio. Mentre auasi tutti i candidati che campeggiano coi loro manifesti sui muri non rinunciano a indicare il proprio sito web al passante distratto, quasi nessuno di loro si dedica a fare seeding del proprio indirizzo e dei propri contenuti, accontentandosi per la più di piazzare qualcosa sui media sociali. Così gli iscritti ai canali youtube dei candidati sono pochi, i post su Facebook sono prevalentemente dello staff, le discussioni sui blog rare. Ma nessuno, proprio nessuno, prova a fare l&#8217;esperimento che servirebbe: costruire il programma proprio e del partito in rete in completa trasparenza. Si chiama Wikidemocracy. La democrazia del Wiki.<br />
Eppure casi di eccellenza ce ne sono. Renato Brunetta ha lanciato il suo social network Grande Venezia e un&#8217;applicazione per iPhone da cui accedere a programma, news e sondaggi del candidato sindaco. Il partito di Vendola  ha lanciato la campagna “Mettiamoci la faccia”e invita a scaricare un messaggio di sostegno già pronto, stamparlo, farcisi una foto e caricarlo sul sito di Sinistra, Ecologia e Libertà. Il più tecnologico sembra il sito del candidato PDL in Lombardia, Formigoni, che interagisce via smartphone con gli elettori e pubblica i loro SMS sul sito. E data l&#8217;enfasi posta sulla comunicazione mobile sembra l&#8217;unico ad avere capito che è quella la killer application della futura comunicazione politica.<br />
Parecchi offrono il proprio programma alla discussione in rete. L&#8217;Italia dei Valori fa un eccellente uso di video professionali per presentare gli 11 punti del programma (assai commentati), in Campania l&#8217;accattivante sito di Stefano Caldoro invita gli elettori a contribuire al programma, già scritto, inviando le proprie idee dal sito (ma non si sa dove finiscono), offrendolo ai commenti dei lettori (rarissimi), cosa che non accade col ricco sito di Roberto Formigoni dove in tanti hanno votato una proposta per incentivare il telelavoro e sostenere le aziende.<br />
La moda del momento comunque sembrano essere le tag cloud e il servizio di SMS che, se talvolta non funziona, serve a costruire utili database per contattare gli elettori. Molti non disdegnano la richiesta di finanziare la campagna con meccanismi tanto complicati da renderla inefficace.<br />
Se il sito di Filippo Penati è graficamente pulito ed elegante, e implementa strumenti di condivisione come Share this, il sito di De Luca offre, come altri, un&#8217;utile mappa dei comitati elettorali e un numero verde cui gentilissime operatrici rispondono per dare informazioni su programma ed eventi del candidato campano del PD, e lo stesso fa la Polverini.<br />
Tutti esempi di un rapporto in costruzione fra la politica e le logiche del web 2.0 che sconta in molti casi un ritardo culturale e un sospetto malcelato per meccanismi di democrazia non maturati nel faccia a faccia parlamentare e di sezione. Ma che pure ci dicono che esiste un&#8217;imprenditoria diffusa della comunicazione web che ha intercettato alcune tendenze della rete, la crosmedialità, l&#8217;uso di Cms liberi e gratuiti, licenze creative commons e il dialogo aperto con gli oppositori, e che è in grado di farle accettare ai candidati che, quando ne hanno i mezzi, le implementano, senza necessità di capirle fino in fondo. In tutto questo i contenuti della campagna spesso scompaiono e diventano slogan di facile effetto e nessuna verifica. In queste elezioni tecnologiche il mezzo è il messaggio, ma non si può ancora parlare di obamizzazione della politica in rete. Come ha sottolineato Manuel Castells, l&#8217;approccio dei partiti al web 2.0 è tecnologico ma non concettuale perchè la macchina comunicativa resta in mano ai partiti e gli elettori rimangono sullo sfondo a  fare da comparse.<br />
<img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/03/copertina_nova_11032010.jpg" alt="copertina_nova_11032010" title="copertina_nova_11032010" width="276" height="218" class="alignleft size-full wp-image-1516" /></p>
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		<title>Perché l&#8217;uso della rete in politica è un&#8217;arma a doppio taglio</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ilsole24ore]]></category>

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		<description><![CDATA[Fonti Super Partes
Siti e database per informarsi sui politici. E sulla loro vera storia
Arturo Di Corinto
Per Il Sole 24 Ore
del 11 marzo 2010
I candidati alle regionali 2010 che godono di rendite di posizione come ministri, assessori e consiglieri comunali giocano la loro partita politica su Internet meglio di altri. E usano il web 2.0 in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/03/copertina_nova_11032010.jpg" alt="copertina_nova_11032010" title="copertina_nova_11032010" width="276" height="218" class="alignleft size-full wp-image-1516" /><strong>Fonti Super Partes<br />
Siti e database per informarsi sui politici. E sulla loro vera storia<br />
Arturo Di Corinto<br />
Per <a href="http://www.novaonline.ilsole24ore.com/nova24/">Il Sole 24 Ore</a><br />
del 11 marzo 2010</strong></p>
<p>I candidati alle regionali 2010 che godono di rendite di posizione come ministri, assessori e consiglieri comunali giocano la loro partita politica su Internet meglio di altri. E usano il web 2.0 in maniera abile per rivolgersi all&#8217;elettorato, dimostrando di aver capito l&#8217;importanza dei media sociali per veicolare il proprio messaggio. Molti elettori sembrano gradire e, da buoni tifosi, accettano l&#8217;amicizia su Facebook, postano qualche commento e si fanno veicoli virali delle proposte del proprio candidato. I più bravi favoriscono la nascita di gruppi che li sostengono dal basso come La fabbrica di Nichi (Vendola).<span id="more-1508"></span><br />
Ma mentre i politici si danno battaglia elettorale sul web, vari gruppi non partitici che fanno politica si contendono la scena su Internet. Prima era il Popolo Viola che organizzava in rete il No B-Day suscitando come reazione la proposta di un Sì Berlusconi Day, e poi Il Popolo del pomodoro – un gruppo su Facebook che scommette sulla maggior popolarità di un semplice pomodoro rispetto a Silvio Berlusconi- avvicinato, dopo il grande successo di iscrizioni, circa 600 mila, da un paio di politici lombardi per la cessione del logo (e dei contatti).<br />
Ed è probabilmente questo il motivo per cui nelle ultime elezioni i partiti italiani, pur senza eccessiva convinzione, sono andati a caccia di candidati popolari in rete, e di questa esperti, anche se estranei alle logiche di partito. Una decisione che potrebbe penalizzare tale scelta se riconosciuta come strumentale, oppure premiarla come conclusione di un percorso di maturazione del rapporto di certi partiti, pochi, con la rete.<br />
Ma se la rete si offre come piattaforma di comunicazione globale per rivolgersi agli elettori, rimane un&#8217;arma a doppio taglio per la politica.<br />
Gli elettori che cercano informazioni attendibili sui candidati non vanno a leggere la loro biografia ufficiale, ma usano siti indipendenti che ne raccontano storia, inciampi e disavventure: Open Polis è fra questi il più accreditato. Questo sito tutto italiano per la politica trasparente, mantiene il database della storia personale di tutti i 130 mila politici italiani completa di incarichi, dichiarazioni e voti espressi durante la propria carriera politica. E prima di queste elezioni ha avuto anche un&#8217;altra trovata: quella di somministrare ai politici un questionario per autovalutare la bontà della propria azione politica e di governo. Hanno risposto in 100, in maggioranza dell&#8217;opposizione, e le loro risposte sono consultabili in rete. Sulla scia di Open Polis, la “Mappa del potere” di Casaleggio e associati che, recuperando un vecchio progetto non profit americano, They Rule (Sono loro a comandare), offre un ricco database e un software grafico per individuare i legami esistenti fra manager e imprese utile anche a ripercorrere le carriere aziendali dei candidati per prefigurare futuri rapporti fra gli eletti, la politica e il mondo dell&#8217;industria.<br />
Altri gruppi fanno lobbying su questioni specifiche. L&#8217;Associazione per il software libero ha ideato una campagna, Caro candidato, in cui si chiede a chi corre per l&#8217;elezione di firmare un patto con l&#8217;elettore a difesa della diffusione del free software, da spedire via fax. Un gruppo di supporto su base territoriale si incaricherà di monitorare la fedeltà dell&#8217;eletto rispetto all&#8217;impegno preso. Il pressing di CaroCandidato ha portato alla creazione di un gruppo trasversale di parlamentari europei a sostegno del software libero.<br />
Altre proposte rimangono per lo più allo stadio di idee, ma sono potenzialmente dirompenti. E&#8217; il caso del sito wikidemocracy.org che offre uno spazio wiki dove costruire il programma con i partiti in maniera trasparente, mentre uno strumento non ancora importato in Italia, traccia la diffusione dei video politici dentro YouTube. Si chiama Videobarometro e categorizza i link generati tra i blog “conservative” e “liberal”, per misurare il movimento delle idee dentro i social network. Ma per i cyberelettori uno degli strumenti più potenti e più pericolosi per la credibilità dei candidati in rete rimane la cache dei motori di ricerca che non vuole saperne di rispettare uno spesso invocato e discutibile “diritto all&#8217;oblio”. </p>
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		<title>Fragilità Strutturale</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 10:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
 Fragilità Strutturale
Arturo Di Corinto
per Il Sole 24 Ore-Nova
Giovedì 7 Gennaio 2010
Nonostante la felssibilità dei protocolli, Internet rischia di collassare ogni giorno
Internet ha compiuto quarant&#8217;anni. Anche se li porta bene e noi diamo la sua esistenza per scontata, non è proprio così. E non solo per il divario che divide il mondo fra quelli che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/01/copertina_nova_07012010.jpg" alt="copertina_nova_07012010" title="copertina_nova_07012010" width="276" height="218" class="alignleft size-full wp-image-1412" /><br />
<strong> Fragilità Strutturale<br />
Arturo Di Corinto<br />
per <a http://www.novaonline.ilsole24ore.com">Il Sole 24 Ore-Nova</a><br />
Giovedì 7 Gennaio 2010</p>
<p>Nonostante la felssibilità dei protocolli, Internet rischia di collassare ogni giorno</strong></p>
<p>Internet ha compiuto quarant&#8217;anni. Anche se li porta bene e noi diamo la sua esistenza per scontata, non è proprio così. E non solo per il divario che divide il mondo fra quelli che l&#8217;hanno usata più di una volta, un miliardo e mezzo di persone, e tutti gli altri, ma perché rischia di crollare sotto il peso del suo successo. Con le applicazioni del web 2.0, il cloud computing, i dispositivi senza fili, il file sharing, telefonia e Tv over IP, Internet diventa ogni giorno più fragile e difficile da gestire, nonostante ingegneri e aziende siano finora riusciti a trovare toppe e rimedi ai suoi problemi. Il motivo va ricercato nella logica di progettazione di un sistema che, pur potente e flessibile, prevedeva che tutti i suoi utilizzatori fossero noti e fidati e che i computer connessi a Internet fossero fissi e non si spostassero da un luogo all&#8217;altro. Esattamente il contrario di quello che succede oggi e che ha fatto dire a Richard Clarke, l&#8217;esperto antiterorrismo di Clinton, che rischiamo una “Pearl Harbour digitale”.</p>
<p>Per capire perché facciamo un salto nel passato. Il 29 ottobre del 1969 veniva effettuata la prima connessione fra due computer remoti, uno all&#8217;Università della California, Los Angeles, l&#8217;altro allo SRI dell&#8217;Università di Stanford a Palo Alto. Divennero centinaia nel giro di pochi mesi. Due erano le grandi novità della rete che li collegava, il packet switching, l&#8217;idea di spezzettare le informazioni che viaggiano in rete come fossero i vagoni di un trenino che ad ogni ostacolo cercano da soli la strada migliore per aggirarlo e poi a destinazione si ricongiungono, e l&#8217;uso degli Imp, computer intermedi per instradare questi pacchetti-vagoncini. Il risultato evidente era che una rete così pensata poteva essere indifferente a interruzioni di percorso dovute al malfunzionamento di uno dei suoi nodi. <span id="more-1406"></span><br />
Il progetto di questa rete di computer che avrebbe collegato fra di loro vari centri di ricerca, pubblici e privati, militari e accademici, era finanziato dall&#8217;agenzia di ricerca del Dipartimento americano della Difesa, l&#8217;ARPA, e da qui nacque la leggenda per cui Internet fosse nata come un&#8217;arma per le funzioni di comando e controllo dell&#8217;esercito americano. Ma l&#8217;obiettivo della rete dell&#8217;Arpa era di collocare meglio le risorse scientifiche esistenti, e superare la paura di un paese che con il lancio dello Sputnik russo temeva di perdere la guerra fredda e non solo la corsa alla conquista dello spazio.</p>
<p>Coloro che si succedettero alla guida di questo ambizioso progetto non erano militari ma accademici, due su tre erano psicologi, seguaci delle teorie dell&#8217;informazione del nobel Claude Shannon. Per loro Internet, che all&#8217;epoca si chiamava ancora Arpanet, prima di essere divisa in Arpa-Internet e Milnet nel 1982, doveva essere un dispositivo di comunicazione aperto. Poi sappiamo come è andata, nel 1971, Ray Tomlinson inventerà la posta elettronica; nel 1973 Vinton Cerf e Bob Kahn i protocolli di comunicazione fra i computer in rete mentre gli hacker del Mit cominciavano a usarla per connettere le persone più che le macchine, come aveva presagito il primo direttore del progetto, JR Licklider: “Fra quarant&#8217;anni avremo più tastiere che matite”, amava dire.<br />
Oggi Internet è diventata la più grande agorà pubblica della storia dell&#8217;umanità. Ma era stata progettata per connettere alcune centinaia di computer, non per gestire gli exabyte di dati odierni che ci portano in casa i miliardi di video di Youtube e le chiacchiere di centinaia di milioni di utenti di Facebook e affini. La forza che deriva dalla sua apertura è anche la sua debolezza.</p>
<p>Perciò, anche se si parla sempre più spesso dei pericoli legati a Internet, quasi nessuno parla dei pericoli che Internet corre quale piattaforma di comunicazione globale. Infatti, nonostante la flessibilità dei suoi protocolli e una filosofia di funzionamento basata sul “rough consensus and running code” delle Request For Comments (le regole per farla funzionare), la rete rischia di collassare ogni giorno, per debolezza infrastrutturale e scarsa manutenzione, per gli attacchi al DNS, i Distributed Denial of Service, incidenti e sabotaggi dei cavidotti, virus e spamming, ma anche a causa degli aggiornamenti automatici massivi dei pc che inceppano software e sistemi. Altri e altrettanto gravi sono però i pericoli di carattere “culturale” che ne pregiudicano la diffusione e l&#8217;evoluzione. La discriminazione dei bytes che essa trasporta e la fine della net neutrality, la censura politica e la violazione della privacy degli utenti, il soffocamento della libertà d&#8217;espressione in seguito all&#8217;aumento di cause legali e le minacce di disconnessione dalla rete per sospetta e ripetuta violazione del copyright, per l&#8217;omofilia, ma soprattutto l’assenza di un progetto complessivo di governance mondiale della rete stessa in assenza della quale le reti nazionali potrebbero trasformarsi in reti autarchiche con proprie e diverse regole.<br />
Problemi che secondo Vinton Cerf troveranno soluzione nella maturazione degli utenti e nell&#8217;allargamento della loro platea, anche perché un blocco totale della rete più volte temuto, non si è mai realizzato e perché i pericoli veri starebbero più nella scarsa protezione dei singoli computer che nella debolezza dell&#8217;infrastruttura. Intanto, mentre il consorzio universitario per l’Internet 2 (<a href="http://www.internet2.edu">http://www.internet2.edu</a>) continua a sperimentare la sua rete di ricerca ultraveloce, la National Science Foundation americana finanzia copiosamente gli studi – reti senza fili, nodi che si autocertificano contro i virus, simulazioni di attacchi terroristici alle infrastrutture critiche &#8211; per progettare una Internet di nuova generazione, stavolta a prova di bomba, termonucleare, s&#8217;intende.</p>
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		<title>I dieci rischi della rete</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:59:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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I dieci rischi
Arturo Di Corinto
per Il Sole 24 Ore-Nova
Giovedì 7 Gennaio 2010

Ecco le debolezze strutturali e quindi tecnologiche di Internet. IL world wide web è stato progettato per connettere alcune centinaia di computer, non per gestire gli exabyte di dati odierni che ci portano in casa i miliardi di video di Youtube e le chiacchiere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/01/copertina_nova_07012010.jpg" alt="copertina_nova_07012010" title="copertina_nova_07012010" width="276" height="218" class="alignleft size-full wp-image-1412" /><br />
<strong>I dieci rischi<br />
Arturo Di Corinto<br />
per <a http://www.novaonline.ilsole24ore.com">Il Sole 24 Ore-Nova</a><br />
Giovedì 7 Gennaio 2010<br />
</strong><br />
Ecco le debolezze strutturali e quindi tecnologiche di Internet. IL world wide web è stato progettato per connettere alcune centinaia di computer, non per gestire gli exabyte di dati odierni che ci portano in casa i miliardi di video di Youtube e le chiacchiere di centinaia di milioni di utenti di Facebook e affini. Da qui i rischi che ogni giorno la rete corre.<span id="more-1416"></span></p>
<p>1.	Debolezza infrastrutturale. Il fenomeno del sovraccarico di Internet è assai differenziato. In Cina è un problema per il numero di utenti, negli USA il problema è inverso per il largo utilizzo di Voip e IPTV. Mentre la banda larga e il wi-fi stentano a decollare anche nei paesi industrializzati, i cittadini vengono irretiti da offerte commerciali che promettono la banda che non danno, le centraline e i backbone sono saturi, la vecchia rete di rame comincia a cedere e sfrigolare, gli hag si rivelano difettosi perchè &#8220;rigenerati&#8221;, cioè reinscatolati senza correggerne i problemi di fabbricazione. Nel corso del 2007 solo in Italia ne sono stati ritirati e sostituiti centinaia con le scuse più diverse.<br />
2.	Protocolli datati e virus. I protocolli di Internet funzionano ma sono datati. Hanno una intrinseca debolezza che è stata la loro forza: vengono interpretati dagli utilizzatori ma tale interpretazione può generare equivoci. A Volte tale debolezza è by design, di carattere progettuale, come nel caso di quelli crittografici, più spesso dipende da una cattiva manutenzione. Un potente virus, capace di prendere di mira i router di Internet, e in particolare il protocollo BGP (Border Gateway Protocol), usato per connettere tra loro router di sistemi autonomi distinti, ovvero reti controllate da una singola autorità amministrativa, azienda o provider, potrebbe avere un effetto dirompente.<br />
3.	Attacco ai Root Server e ai DNS. Il Domain Name System, il sistema che traduce gli indirizzi dei siti che digitiamo in indirizzi Ip, cioè in numeri comprensibili ai computer, è gestito dai server DNS, e uno solo di essi, se compromesso, potrebbe essere usato per sottoporre i cybernauti a insidiosi attacchi di phishing (furto di dati), e interferire in altre attività. E&#8217; uno dei motivi per cui alcune grandi aziende come Google lavorano a sistemi di DNS alternativi.<br />
4.	Attacchi DDoS (Distributed Denial of Service). I cosiddetti attacchi da negazione di servizio, coi quali si sommerge di richieste un server utilizzando una rete di macchine, i botnet, controllate da criminali all’insaputa dei proprietari. I pc zombi, vengono “richiamati in vita” su commissione per inviare spam o effettuare attacchi di varia natura. Pratica antagonista usata da rudi attivisti per i diritti umani, oggi è divenuta una tecnica di cyberwarfare impiegata nel 2007 in Estonia ma anche ai danni di Twitter l’agosto 2008. Sempre più pericolosa grazie alla disponibilità di banda e alla potenza dei singoli computer.<br />
5.	Sabotaggio dei cavidotti. Un danneggiamento dei cavi strategici della rete che collegano diversi continenti, può avere effetti amplificati, rendendo Internet inaccessibile a milioni di utenti. L&#8217;Interruzione di 5 cavi di telecomunicazione sottomarini nel Mar Mediterraneo e nel Medio Oriente tra il 23 gennaio e il 4 febbraio 2008, ha causato l’interruzione del traffico Internet e rallentamenti pari al 70 percento in Egitto e al 60 percento in India. C’è chi sostenne fosse colpa di Al Qaeda, altri degli USA che si preparavano ad attaccare l&#8217;Iran. Ogni anno vengono effettuate in media 50 riparazioni di questi cavi.<br />
6.	Fine della Net Neutrality.  La neutralità della rete, uguale accesso a tutti per qualsiasi tipo di contenuto, ha consentito a chiunque di offire servizi su Internet rispettando semplici protocolli e senza chiedere il permesso a nessuno. Oggi i grandi carrier di telecomunicazione premono per risolvere il problema del sovraccarico della rete facendo pagare agli utenti cifre diverse per accedere a siti diversi trattando i bytes in modo differente. Le decisioni assunte sul Telecom Package a livello europeo potrebbero minare questo principio fondante di Internet a dispetto del parere contrario degli americani.<br />
7.	Censura. Stati autoritari impediscono ai loro cittadini di usare la rete come piattaforma per il commercio, la politica, e per le relazioni sociali. Secondo Amnesty International nel solo 2008 in Cina sono stati arrestati 30 giornalisti per i loro post su Internet, mentre secondo Reporters sans Frontiers nel 2009 sono stati imprigionati 108 cyberdissidenti. A Cuba la polizia ha pestato la blogger Yoani Sanchez, mentre il Kuwait, ha proposto leggi anti-Internet. In Birmania e Iran ne è stato impedito l&#8217;uso in occasione delle proteste contro il regime.<br />
8.	Violazione della privacy e limitazione della libertà d&#8217;espressione. Come nel caso Peppermint alcune aziende ritengono lecito violare la privacy degli utenti per tutelare i loro diritti di proprietà intellettuale, mentre si moltiplicano le cause legali dovute alla convinzione dell&#8217;industria dei contenuti che impedire il remix di musiche, sceneggiature e grafiche possa garantire gli introiti di sempre senza modificare i modelli di business ma portando in tribunale i seguaci del file-sharing o minacciando la disconnesione dalla rete per sospetta e ripetuta violazione del copyright. Eclatante il caso di Mediaset contro Youtube.<br />
9.	Omofilia, omofobia, sessismo e razzismo. Il rischio che gli utenti internet finiscano inglobati in reti autoreferenziali di persone che la pensano allo stesso modo tendenti a escludere “gli altri”. L’effetto complessivo è l’erosione del capitale sociale che si costruisce in rete. Inoltre il gender divide, politico, sociale, e culturale, impedisce alle donne di molti paesi di usare la rete come strumento di empowerment e partecipazione.<br />
10.	Mancata governance della rete. In assenza di un framework comune per l’evoluzione di Internet, il rischio è la creazione di reti regionali e nazionali autarchiche con proprie regole. La mancata interconessione fra le reti, minacciata come ritorsione politica, provocherebbe una frammentazione esiziale per la rete. L’Internet Governance Forum prova da 5 anni a stabilire regole comuni per la gestione di Internet, compreso l’Internet Bill of Rights, la Magna Charta Libertatum della rete proposta dagli italiani. E’ stato notato che in assenza di risultati le aziende più forti imporrano le loro.</p>
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		<title>Dieci esperti parlano dei rischi per Internet</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dieci esperti parlano dei rischi per Internet
Arturo Di Corinto
L&#8217;inchiesta per per Il Sole 24 Ore-Nova

Laura Abba, CNR
“Il pericolo di Internet è la mancata collaborazione fra i volonterosi che finora l’hanno mantenuta efficiente e funzionante, i governi e la società civile”
Salvatore “Sal” Anarkòs, hacker
“Il pericolo vero è l’assenza di una cultura della manutenzione dei protocolli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dieci esperti parlano dei rischi per Internet<br />
Arturo Di Corinto<br />
L&#8217;inchiesta per per <a http://www.novaonline.ilsole24ore.com">Il Sole 24 Ore-Nova</a><br />
</strong></p>
<p><strong>Laura Abba, CNR</strong><br />
“Il pericolo di Internet è la mancata collaborazione fra i volonterosi che finora l’hanno mantenuta efficiente e funzionante, i governi e la società civile”</p>
<p><strong>Salvatore “Sal” Anarkòs, hacker</strong><br />
“Il pericolo vero è l’assenza di una cultura della manutenzione dei protocolli di Internet e in particolare dei DNS che li rende vulnerabili”</p>
<p><strong>Antonello Busetto, Confindustria Servizi Innovativi</strong><br />
“La rete fissa è insufficiente di fronte all’aumento dei dispositivi mobili, ma il problema vero è lo scarso uso della rete causato dal digital divide”</p>
<p><strong>Pierluigi Dalpino, Microsoft</strong><br />
“Il pericolo per Internet è che si pensa troppo a regolarla e poco a governarla come fenomeno<br />
globale”<span id="more-1423"></span></p>
<p><strong>Angel_F, intelligenza artificiale</strong><br />
“Il vero pericolo per Internet è trattare i suoi utenti come criminali. Ciò crea un clima di sospetto ma anche di sfida”</p>
<p><strong>Stefano Nocentini, Telecom</strong><br />
“Il numero di utenti non è un problema, la qualità dei servizi invece sì. Un problema da affrontare è la scarsità di indirizzi, l’ammodernamento della rete è l’altro”</p>
<p><strong>Marco Pancini, Google</strong><br />
“Il pericolo per Internet è che la conflittualità fra produttori di contenuti e piattaforme di distribuzione determinerà la perdita di neutralità degli intermediari”</p>
<p><strong>Stefano Quintarelli, imprenditore</strong><br />
“Il pericolo per Internet è perseverare nella cattiva gestione delle sue risorse scarse e nella poca considerazione dei diritti dei suoi utenti da parte dei carrier”</p>
<p><strong>Stefano Rodotà, Sapienza Università di Roma</strong><br />
“Il pericolo per Internet è che mentre le si applicano le leggi del mondo offline, non le si attribuiscono le stesse tutele”</p>
<p><strong>Stefano Trumpy, CNR</strong><br />
“Il pericolo per Internet è una crescita esponenziale in assenza di standard e protocolli condivisi che siano frutto della collaborazione di tutti gli stakeholder”</p>
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		<title>Diritto alla rete</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ilsole24ore]]></category>

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 Diritto alla rete
Arturo Di Corinto
per Il Sole 24 Ore-Nova
Giovedì 7 Gennaio 2010
La strategia del parlamento nato per difendere il web e promuoverne l&#8217;evoluzione
Di fronte ai tanti rischi che Internet corre, su iniziativa delle Nazioni Unite, dopo il World Summit on Information Society di Tunisi nel 2005, è nato l&#8217;Internet Governance Forum (IGF), una sorta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/01/copertina_nova_07012010.jpg" alt="copertina_nova_07012010" title="copertina_nova_07012010" width="276" height="218" class="alignleft size-full wp-image-1412" /><br />
<strong> Diritto alla rete<br />
Arturo Di Corinto<br />
per <a http://www.novaonline.ilsole24ore.com">Il Sole 24 Ore-Nova</a><br />
Giovedì 7 Gennaio 2010</p>
<p>La strategia del parlamento nato per difendere il web e promuoverne l&#8217;evoluzione</strong></p>
<p>Di fronte ai tanti rischi che Internet corre, su iniziativa delle Nazioni Unite, dopo il World Summit on Information Society di Tunisi nel 2005, è nato l&#8217;Internet Governance Forum (IGF), una sorta di parlamento di Internet deputato a promuoverne evoluzione, stabilità, e ubiquità. I temi dell’IGF sono gli stessi dall’inizio: 1) Accesso, quindi abbattimento del digital divide e diritto all’accesso universale; supporto finanziario allo sviluppo delle infrastrutture di Internet. 2) Diversità, cioè multilinguismo, diversità culturale e diritto a un mercato equo e concorrenziale. 3) Apertura e quindi libertà di espressione; neutralità della rete; interoperabilità, utilizzo di format e standard aperti. 4) Sicurezza dei protocolli, delle reti, delle infrastrutture e della posta privata; difesa da virus e botnet. 5) Privacy, diritto a leggere e a scrivere in rete in modo anonimo; difesa contro lo spamming e protezione dell’identità; diritto all’oblio.<span id="more-1410"></span><br />
Se ne è parlato, insieme ai temi emergenti, al CNR di Pisa, luogo di nascita della Internet italiana, l’ottobre scorso, e dal 15 al 17 novembre in Egitto senza grande clamore. Eppure la Governance della rete riguarda “lo sviluppo e l’applicazione da parte dei governi, del settore privato e della società civile, nei loro rispettivi ruoli, di principi, norme, regole, procedure decisionali e programmi condivisi che influenzano l&#8217;evoluzione e l’uso di Internet”. Più importante di così. “Governance poi non vuol dire governement”, ci spiega Fiorello Cortiana, già senatore e veterano della rete, “la Governance della rete implica procedure di negoziazione tra sfera pubblica e privata”, e non potrebbe essere altrimenti, visto che la Rete sta realizzando una nuova redistribuzione del potere, “configurandosi”, dice Stefano Rodotà, come il “più grande spazio pubblico che l’umanità abbia mai conosciuto nel quale si coglie la radice della moderna laicità e della stessa democrazia”.<br />
E&#8217; sulla base del pressing risultante dai vari incontri degli IGF che si sono ottenuti grandi vantaggi in termini di riconoscimento della diversità culturale degli utilizzatori della rete – dal 2010 sarà possibile usare anche caratteri non latini per la ricerca degli indirizzi Internet – e di maggiore condivisione nella gestione del sistema dei DNS, la base della stabilità della rete, prima affidato solo ad un ente non profit americano, l&#8217;Icann, e ora aperto a governi e società civile.<br />
“Sono passi importanti”, ci dice Stefano Rodotà, tra gli ispiratori di una carta dei diritti di Internet costruita dal basso, “ma non bastano”. “Nella società dell&#8217;informazione l&#8217;accesso a Internet dovrebbe essere considerato un diritto universale come fu per il telefono”, e c&#8217;è chi sostiene addirittura che dovrebbe essere trattata alla stregua di un diritto naturale. Il prossimo appuntamento per la rete del futuro è l’IGF di Vilnius, in Lituania.</p>
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		<title>Internet Governance Forum per date</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/temi/diritti_digitali/internet-governance-forum-per-date</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 09:56:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[ilsole24ore]]></category>

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Le tappe dell&#8217;Internet Governance Forum
Arturo Di Corinto
per Il Sole 24 Ore-Nova
Giovedì 7 Gennaio 2010

Incontri IGF per tappe
18 novembre 2005, World Summit on Information Society di Tunisi. La delegazione italiana dà vita alla campagna “Tunisi mon amour, per una Carta dei Diritti della Rete”. La proposta diventa un appello lanciato in rete da Fiorello Cortiana e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/01/copertina_nova_07012010.jpg" alt="copertina_nova_07012010" title="copertina_nova_07012010" width="276" height="218" class="alignleft size-full wp-image-1412" /><br />
<strong>Le tappe dell&#8217;Internet Governance Forum<br />
Arturo Di Corinto<br />
per <a http://www.novaonline.ilsole24ore.com">Il Sole 24 Ore-Nova</a><br />
Giovedì 7 Gennaio 2010<br />
</strong></p>
<p><strong>Incontri IGF per tappe</strong></p>
<p><strong>18 novembre 2005</strong>, World Summit on Information Society di Tunisi. La delegazione italiana dà vita alla campagna “Tunisi mon amour, per una Carta dei Diritti della Rete”. La proposta diventa un appello lanciato in rete da Fiorello Cortiana e Stefano Rodotà.</p>
<p><strong>30 Ottobre 2006</strong>, Igf, Atene. Primo incontro dell&#8217;IGF Internazionale ad Atene. Tappa fondamentale per l’awareness building degli argomenti caldi della rete</p>
<p><strong>24 Gennaio 2006</strong>, Bruxelles: Gilberto Gil e Claudio Prado presentano l’iniziativa “Una Carta dei Diritti della Rete” al Parlamento Europeo.</p>
<p><strong>27 Settembre 2007</strong>, Dialogue forum on internet rights, Roma. Discussione globale di una Carta dei diritti e dei doveri per Internet</p>
<p><strong>13 Novembre 2007</strong>, Igf di Rio: accordo bilaterale Italia-Brasile che impegna i due paesi a promuovere l’Internet Bill of Rights e a farne uno dei temi centrali dell’IGF.</p>
<p><strong>22 Ottobre 2008</strong>, Dialogue forum on internet rights II, Cagliari. Nascita dell’IGF-Italia</p>
<p><strong>3 Dicembre 2008</strong>, Igf di Hyderabad, India. Forte l’accento sulla diversità culturale e il gender divide</p>
<p><strong>5 Ottobre 2009</strong> Igf Italia a Pisa. Prima tassonomia degli stakeholder italiani della rete</p>
<p><strong>15 Novembre 2008</strong> Igf di Sharm El Sheikh, Egitto. Emerge con forza il tema dei social network</p>
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