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	<title>ArDiCor &#187; Carnet</title>
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	<description>Open Source e diritti digitali nell'innovazione tecnologica</description>
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		<title>Campagne d&#8217;autunno</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2004 22:26:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che differenza c&#8217;è fra la propaganda in rete e in tv? L&#8217;esempio di un sito dove l&#8217;importante è partecipare. Per vincere.
Arturo Di Corinto
Carnet &#8211; Ottobre 2004
La politica usa da sempre i media per imporre i propri candidati all’attenzione degli elettori. Se l’avvento della televisione ha sfruttato le tecniche del linguaggio pubblicitario e la personalizzazione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che differenza c&#8217;è fra la propaganda in rete e in tv? L&#8217;esempio di un sito dove l&#8217;importante è partecipare. Per vincere.</p>
<p>Arturo Di Corinto<br />
Carnet &#8211; Ottobre 2004</p>
<p>La politica usa da sempre i media per imporre i propri candidati all’attenzione degli elettori. Se l’avvento della televisione ha sfruttato le tecniche del linguaggio pubblicitario e la personalizzazione della politica a discapito della discussione sui temi concreti, con l’avvento di Internet le campagne elettorali si spostano sulla rete portando alcune differenze.<br />
<span id="more-196"></span><br />
Il messaggio propagandistico ad esempio non viene più elaborato dagli “spin doctors”, singoli esperti e consulenti politici, ma sviluppato collettivamente da gruppi di attivisti che usano il web come principale veicolo di comunicazione con i cittadini e mezzo di raccolta dei finanziamenti elettorali. Moveon.org è forse il più famoso sito di propaganda che degli attivisti politici abbiano mai costruito. Nella scorsa primavera era riuscito a far credere possibile l’elezione del governatore del Vermont, il democratico e pacifista Howard Dean, collezionando ben 250 mila dollari in un giorno solo grazie al proprio sistema di donazioni via Internet. Pochi, rispetto a quelli necessari per battere un George Bush lautamente finanziato dal crack della Enron e dall’industria petrolifera, ma sufficienti a farlo conoscere a molti elettori. Dopo le primarie che hanno indicato in Kerry il candidato democratico alle presidenziali Usa di novembre, Moveon.org è diventato una delle armi più efficaci della propaganda anti-Bush realizzando per i naviganti del web ben dieci spot che denunciano le bugie e gli errori del presidente delle mai trovate “pistole fumanti”. Organizzato come un notiziario online ricco di informazioni e documenti, il sito permette di acquistare i biglietti del Tour musicale “The vote for change”, cui hanno aderito alcuni mostri sacri della musica pop americana: Bruce Springsteen, Ben Harper, James Taylor ed altri “musicisti raccolti intorno a un’idea, il bisogno di cambiare la direzione del paese […] per un governo aperto, razionale, giusto e progressista”. Attraverso il sito si può partecipare come volontari alla campagna elettorale, dibattere sull’ “ActionForum”, donare miglia di volo ai militari per farli tornare a casa in vacanza, contattare il Congresso americano e scrivere al proprio rappresentante al Campidoglio di Washington, sapere come il proprio deputato ha votato su ogni singolo tema politico dal sito VoterPunch.org e trarne le dovute conseguenze.</p>
<p>www.michaelmoore.com<br />
Michael Moore è entrato a gamba tesa nella campagna presidenziale americana con un film, Fahreneit 9/11, in cui attacca i rapporti tra la famiglia Bush e il clan di Bin Laden, ma ha anche messo il proprio sito a disposizione degli americani che vogliono registrarsi online per votare alle elezioni. Negli States infatti per votare è necessario registrarsi e questo è uno dei motivi dell’elevato tasso di astensionismo. Nelle ultime elezioni ha votato meno del 40% degli aventi diritto.</p>
<p>www.disinfopedia.org<br />
Una sorta di enciclopedia collettiva su Internet che ricostruisce in maniera ipertestuale la trama di relazioni fra aziende di public relations, think tanks, organizzazioni ed esperti pagati da partiti e industrie per influenzare l&#8217;opinione pubblica e la politica a favore delle grandi corporations, dei governi e di altri interessi privati. Funziona con un motore di ricerca interno, basta digitare nome e cognome e compare la schermata relativa al curriculum di ogni personaggio della politica americana.</p>
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		<title>L&#8217;anti-computer</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2004 15:56:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carnet]]></category>

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		<description><![CDATA[Di uso facile, si connette a Internet, costa poco, utilizzza programmi gratuiti. E potrebbe eliminare il divario digitale fra ricchi e poveri.
Arturo Di Corinto
Carnet &#8211; settembre
Nell’aprile del 2001 viene annunciato il lancio del Simputer. Il Simputer è un computer che non ha una tastiera (collegabile dall&#8217;esterno), come strumento di input usa una stilo e può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di uso facile, si connette a Internet, costa poco, utilizzza programmi gratuiti. E potrebbe eliminare il divario digitale fra ricchi e poveri.<br />
Arturo Di Corinto<br />
Carnet &#8211; settembre</p>
<p>Nell’aprile del 2001 viene annunciato il lancio del Simputer. Il Simputer è un computer che non ha una tastiera (collegabile dall&#8217;esterno), come strumento di input usa una stilo e può anche essere connesso ad internet&#8230;<br />
<span id="more-187"></span><br />
Il nome del minipc, Simputer, deriva dalla fusione di tre termini inglesi: Simple, Inexpensive, Multilingual che rende bene l’idea da cui nasce: ridurre il divario digitale in un paese povero dove gran parte della popolazione è ancora analfabeta mediante un dispositivo portabile ad icone e dal costo ridotto. Somiglia a un palmare, ma chi l’ha visto dice che è piuttosto sexy: le sue misure sono 8 cm di larghezza, 13 di altezza e 2 di profondità.<br />
Oggi, nel 2004, comincia a fare capolino sugli scaffali dei negozi di informatica indiani con un costo che si aggira attorno ai 150 euro. In un paese di un miliardo di abitanti come l’India dove circolano solo 5 milioni di computer, potrebbe diventare una rivoluzione.<br />
Era stato pensato proprio per gli analfabeti, per i contadini che usandolo avrebbero potuto condividerlo all’interno di uno stesso villaggio per fare gli ordinativi di merci e confrontare i prezzi dei loro prodotti sui mercati cittadini, ma anche per informarsi sugli avvenimenti più importanti, mandare e ricevere posta elettronica con l’ausilio del postino che una volta a settimana raggiunge le aree rurali più isolate del paese.<br />
Il simputer funziona con il software libero GNU/Linux concorrente di Microsoft, ma la parentela con la filosofia della cricca di Richard Stallman e di Linus Torvalds, i guru di Linux, non si ferma qui. Per tutelate il progetto e lasciarlo libero allo studio di ricercatori o piccole imprese che vogliono migliorarlo, il simputer usa una licenza che si chiama Simputer General Public Licence (SGPL), simile a quella della Free Software Foundation di Stallman che ha creato la GPL. La licenza del simputer tutela l’hardware, l’oggetto in sé, e se pensi che lo puoi fare meglio, puoi sfruttare tutti i dati del progetto pagando solo alcune miglia di dollari una tantum.<br />
Realizzato sostanzialmente da ricercatori volontari, al progetto ha partecipato l’Università di Bangalore per affermare l’idea che “una rapida crescita delle conoscenze può avvenire soltanto in un ambiente che consenta il libero scambio di opinioni e informazioni”. www.simputer.org </p>
<p>Divario digitale<br />
E’ la linea di confine fra chi accede ai benefici delle tecnologie e chi no. Per ridurre il digital divide gruppi no-profit hanno dato vita a singolari iniziative. In Laos un hacker storico, Lee Felsenstein, per il Jhai Remote Village IT Project ha creato un sistema di alimentazione per computer che usa la forza generata da una bici a pedali, (www.jhai.org); sulle colline messicane del Chiapas dove non arriva il telefono, alcuni attivisti hanno montato ripetitori radio per fare da ponte con le infrastrutture internet delle grandi città.<br />
(http://chiapas.mediosindependientes.org)</p>
<p>GNU/Linux<br />
E’ il nome del sistema operativo libero realizzato dagli sforzi combinati di migliaia di liberi programmatori connessi via Internet. E’ un software libero, cioè tutelato da licenze di tipo GPL che, al contrario di quelle commerciali, consentono di usarlo liberamente, di modificarlo, di regalarlo ad un amico con il solo obbligo di passarlo al “vicino” garantendo la stessa libertà di utilizzo. Spesso è gratuito e si può scaricare da Internet, altrimenti ha un costo inferiore ai software delle aziende e permette di farci le stesse cose. www.gnu.org</p>
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		<title>A Che gioco Giochiamo?</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/testate/carnet/a-che-gioco-giochiamo</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2004 10:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carnet]]></category>

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		<description><![CDATA[Molleindustria.it
Arturo Di Corinto
Carnet &#8211; 01/06/2004
Nome accattivante, estetica dadaista, grafica di pixel e contenuti militanti. E’ il sito di Molleindustria.it, arena di videogames &#8211; ironici, sarcastici, beffardi &#8211; offerti da misteriosi artisti-attivisti della comunicazione.

Il background teorico che muove i realizzatori è quello del media-criticism, l’analisi e la critica dei media, e proprio questo bagaglio viene rovesciato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molleindustria.it<br />
Arturo Di Corinto<br />
Carnet &#8211; 01/06/2004</p>
<p>Nome accattivante, estetica dadaista, grafica di pixel e contenuti militanti. E’ il sito di Molleindustria.it, arena di videogames &#8211; ironici, sarcastici, beffardi &#8211; offerti da misteriosi artisti-attivisti della comunicazione.<br />
<span id="more-172"></span><br />
Il background teorico che muove i realizzatori è quello del media-criticism, l’analisi e la critica dei media, e proprio questo bagaglio viene rovesciato nel sito per spiegare le premesse di tanta impresa: “Preferiamo focalizzarci sulle potenzialità emancipative dell&#8217;attività ludica e sui conflitti che attraversano il ciclo di produzione e consumo dei videogiochi”. Così la prima stoccata all’industria dei videogames, colpevole secondo loro di aver distrutto l’idea stessa del videogioco come prodotto artigianale creato da piccoli team indipendenti in “una perversa corsa all&#8217;alta fedeltà e ad un discutibilissimo realismo, dove i programmi diventano sempre più ingombranti e necessitano di tecnologie continuamente aggiornate per essere fruiti”. La critica poi si sposta sul videogioco come strumento di produzione dell’immaginario, che in quanto tale compete con pubblicità, cinema e televisione nell’occultare la realtà e trasformare tutti in spugne succhia-immagini. La differenza fra i giochi interattivi e i media passivi per molleindustria sta nel fatto che giocare a un videogioco equivale a smontarlo, ad intuire i meccanismi sottostanti: “gran parte della difficoltà sta nel scoprire attraverso ripetuti tentativi ciò che *vuole farci fare* il programmatore. Esattamente il contrario di quello che accade per la pubblicità che è più efficace se rimane opaca o per il cinema che se dichiara i suoi artifici rischia di crollare”. Così la Molleindustria auspica per i videogames una pratica analoga alle tv di strada che hanno spostato l’attenzione dalla fruizione passiva del messaggio televisivo alla produzione attiva di contenuti. (www.telestreet.it) Intanto, sul loro sito, fatto di tecnologie e contenuti no-copyright, un blog per incontri fra appassionati del genere, una newsletter e una sciarada di links a siti fratelli e tanti giochi politicamente scorretti. Per divertirsi senza smettere di pensare. (www.molleindustria.it)</p>
<p>Revisionista o precario<br />
Il sito di Molleindustria.it offre diversi giochi ad alto contenuto e(ste)tico per Mac e Pc.<br />
Con Memory Reloaded, il gioco del revisionismo storico Puoi mettere alla prova la tua memoria storica per trovare le coppie di carte uguali. Attenti il revisionismo è in agguato e appena girata l’icona un partigiano può diventare unn pericoloso brigante comunista. I punti totalizzati giocando riscrivono la Storia in relazione alla quantità di scelte revisioniste introdotte.<br />
TamAtipico è il tuo lavoratore precario virtuale: lavora, si riposa e si diverte quando vuoi tu! Puoi gestire la vita del cyberoperaio improvvisandoti manager illuminato – in questo caso concedendo ferie e turni di riposo, ma guadagnando un po’ meno – o essere un padrone senza scrupoli che per aumentare la produttivitò impedisce scioperi e riposo.  Se ti stufi di giocare, non farti troppi scrupoli: licenzialo senza giustificato motivo.</p>
<p>Archeogame.<br />
 Un sito di giochi gratuiti e’ quello di http://www.neave.com/games/<br />
Sul sito è possibile trovare il remake fedele e gratuito dei giochi dell’adolescenza, quelli degli anni ‘80, Space invaders, Pac-man, Asteroids.<br />
Anticorpi: J.C. Hertz Il popolo del joystick. Come i videogiochi hanno mangiato le nostre vite, Feltrinelli, collana Interzone, 1998</p>
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		<title>Qualcuno ci sta spiando?</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/testate/carnet/qualcuno-ci-sta-spiando</link>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2004 10:48:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carnet]]></category>

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		<description><![CDATA[A New York sono nati i Surveillance Camera Players, un gruppo teatrale che si batte contro l&#8217;abuso e lo strapotere degli occhi elettronici.
Arturo Di Corinto
Carnet &#8211; Maggio 2004
Se vedete una grossa mosca che rimane testardamente appiccicata al muro della toilette del vostro albergo, insospettitevi, potrebbe essere una telecamera. Questo almeno e’ quello che ha scoperto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A New York sono nati i Surveillance Camera Players, un gruppo teatrale che si batte contro l&#8217;abuso e lo strapotere degli occhi elettronici.<br />
Arturo Di Corinto<br />
Carnet &#8211; Maggio 2004</p>
<p>Se vedete una grossa mosca che rimane testardamente appiccicata al muro della toilette del vostro albergo, insospettitevi, potrebbe essere una telecamera. Questo almeno e’ quello che ha scoperto il cliente di un albergo dell’Ohio che dopo essersene accorto ha citato la proprieta’ in una causa multimilionaria. ..<br />
<span id="more-163"></span><br />
Recentemente a Roma e’ stata scoperta una clamorosa truffa ai danni dei clienti di numerosi Bancomat che venivano videoregistrati mentre digitavano il proprio Pin sulla macchina che, grazie a un dispositivo digitale, era in grado di duplicare i dati della banda magnetica della tessera e di inviarli con un dispositivo wireless (senza fili) a due ingegneri rumeni che in seguito si occupavano di prosciugare i conti dei malcapitati.<br />
La lista potrebbe continuare a lungo. Il punto e’ che con le tecnologie digitali e la rete internet si moltiplicano le possibilita’ di essere osservati, fotografati, filmati, sorvegliati come mai era accaduto prima rendendo possibile ricostruire spostamenti, relazioni, stili di vita di chiunque abbia  che fare con un dispositivo elettronico.<br />
I rischi maggiori per i meno “tecnologici” sono però legati alla videosorveglianza di spazi pubblici e privati: dalle hall degli aeroporti ai marciapedi di banche e ministeri, dai bagni degli alberghi agli spogliatoi delle palestre. Le telecamere dovrebbero servire come deterrente per i criminali e facilitare il lavoro della polizia. In realta’ numerosi studi dimostrano che la maggior parte dei delitti sono commessi da persone travisate o da delinquenti capaci di far perdere le proprie tracce e non si hanno prove statistiche del fatto che i crimini nelle zone sorvegliate diminuiscano, al contrario si moltiplicano notizie di abusi delle telecamere usate per spiare adolescenti che si spogliano a scuola o innamorati che si scambiano effusioni nei parchi pubblici.<br />
Per denunciare l’abuso della videosorveglianza i newyorchesi Surveillance Camera Players organizzano performance teatrali nei centri cittadini con l’obiettivo di farci riflettere sul significato di questa nuova sorveglianza e ricordarci quanto siano inefficaci per garantire maggior sicurezza, rubandoci la privacy proprio mentre abbassiamo la guardia nei confronti di chi le gestisce.<br />
www.notbored.org/the-scp.html </p>
<p>Box<br />
Agisci contro videocamera selvaggia<br />
Come si organizza una performance di protesta contro la videosorveglianza<br />
1.	Localizza con esattezza le telecamere di sorveglianza<br />
2.	Cerca un amico dotato di videocamera per documentare la performance<br />
3.	Realizza una mappa sulla posione esatta della telecamera<br />
4.	Scrivi la piece teatrale (chiara, corta, significativa)<br />
5.	Porta con te altri amici. Aiuteranno nelle riprese e nel volantinaggio<br />
6.	Metti in scena la piece in occasione di un anniversario o di un evento<br />
7.	Scrivi un volantino di spiegazioni completo di data, mappa e motivo della peformance<br />
8.	Ripeti la peformance per 30-60 minuti di seguito<br />
9.	Riporta la performance in un altro volantino, un sito internet<br />
10.	Torna indietro ai punti 1 e 4 e rcomincia.</p>
<p>Box<br />
Protetti dal Garante<br />
Sugli usi leciti e non leciti delle registrazione di telecamere, telefoni, email etc, vale la pena di consultare il sito web dell’Autorita’ Garante per la Privacy: www.garanteprivacy.it  a cui si può sporgere denuncia in caso di abusi.</p>
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		<title>Scarti di produzione</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2004 12:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carnet]]></category>

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		<description><![CDATA[Arturo Di Corinto
Carnet, Marzo 2004
“Lo spazio e&#8217; fondamentale in ogni forma di vita in comune; lo spazio e&#8217; fondamentale in ogni esercizio del potere.” Con queste parole di  Michel Foucault (Space, Knowledge and power, 1984) si apre la homepage del sito di Sciattoproduzie,  che in questo modo sintetizza la sua filosofia della costrudistruzione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arturo Di Corinto<br />
Carnet, Marzo 2004</p>
<p>“Lo spazio e&#8217; fondamentale in ogni forma di vita in comune; lo spazio e&#8217; fondamentale in ogni esercizio del potere.” Con queste parole di  Michel Foucault (Space, Knowledge and power, 1984) si apre la homepage del sito di Sciattoproduzie,  che in questo modo sintetizza la sua filosofia della costrudistruzione, cioe’ la creazione di “opere” che modificano gli spazi urbani e che vengono disarticolate immediatamente dopo il loro utilizzo.<br />
<span id="more-145"></span><br />
Sciatto e&#8217; infatti un gruppo di azione scenografica e anche un laboratorio di progettazione architettonica che dal 1990  ha scelto come ambito di ricerca le periferie e i rifiuti delle trasformazioni urbane post-industriali<br />
Conseguenza del metodo della costrudistruzione, e&#8217; una pratica che li porta a creare ambienti videoacustici e architettonici in forma di installazioni e scenografie per eventi musicali e messe in scena tetrali. Eventi che per definizione sono finiti nel tempo e che vivono congelati nei loro momenti significativi sul sito web <a href="http://www.ecn.org/sciattoproduzie">www.ecn.org/sciattoproduzie</a>.  Fra  i luoghi privilegiati dell’azione di Sciatto ci sono i vuoti e i pieni dei rave parties e dei centri sociali, in particolare il Forte Prenestino di Roma, in cui hanno realizzato la doccia sonica, ponti di comando per navi spaziali immaginarie, sculture cyborg e impalcature teatrali labirintiche.<br />
Attenti ai temi sociali e senza voglia di compromessi, come dimostra la loro denuncia nei confronti di un sistema dell&#8217;arte molto attento all’estetica ma poco all’etica, Sciatto ha anche realizzato una speciale installazione, una pubblicita&#8217; progresso per il Ministero dei lavori pubblici che colora di un bianco fantasmatico un cimitero di auto, messaggio per una campagna sulla sicurezza stradale.<br />
A dimostrazione che l’arte e’ comunicazione e che la comunicazione e’ un’arte che lega luoghi e persone, Sciatto ha portato la sua solidarieta&#8217; nel cuore della guerra in Europa, in Bosnia, con installazioni che metaforicamente ricostruivano i ponti spezzati fra i popoli in conflitto.<br />
L’idea costante di questa produzione e’ che la trasformazione dello spazio genera sempre nuove e inattese percezioni che si traducono in un cambiamento del modo di stare con gli altri, occasione per entrare nel loro spazio e poi ritrarsi, senza occuparlo e senza dominarlo.<br />
<a href="http://www.ecn.org/sciattoproduzie/catz.htm ">http://www.ecn.org/sciattoproduzie/catz.htm </a></p>
<p>BOX1<br />
- La Doccia Sonica e’ “una torre di rigenerazione corporea dove il suono dall’alto &#8211; modulazioni a bassa frequenza – e la luce bianca intermittente dal basso, producono un breve viaggio di alterazione sensoriale finalizzata al recupero fisico dopo i deragliamenti percettivi indotti da musiche compulsive e droghe di stato ed extralegali.<br />
- Space Knowledge and Power in italiano si trova in “Michel Foucault Spazi Altri. I luoghi dell’eterotopia. a cura di Salvo Vaccaro ed. MIMESIS-Eterotopia”</p>
<p>BOX2<br />
Fra la vasta produzione artistica di Sciatto, che include cartoons, azioni e performance, da citare RBSB &#8211; Risalta Bene Sul Bianco – teatro-azione a carattere epico-mitologico e “Sfuggi la Morsa – denuncia dei roghi xenofobi neonazisti; azioni a meta’ strada fra il lavoro dei Survival Research Laboratory  http://www.srl.org e La Fura del Baus http://www.lafura.com, gruppi storici delle controculture artistiche degli anni ‘90.</p>
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		<title>Guerrigliamarketing.it</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/testate/carnet/guerrigliamarketingit</link>
		<comments>http://www.dicorinto.it/testate/carnet/guerrigliamarketingit#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2003 23:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carnet]]></category>

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		<description><![CDATA[Arturo Di Corinto
Carnet &#8211; rivista (novembre)
http://www.rcs.it/carnet/
Il mondo dei cultural jammers ha un nuovo &#8220;partner&#8221; Guerrigliamarketing.it,  creatura di eterogenei professionisti-attivisti della comunicazione cresciuti nei circuiti underground&#8230;

Quanto ti pagano per fare pubblicità alla Nike passeggiando nelle strade del centro con il logo aziendale stampato su cappellino e maglietta?
Sono ancora utili le vecchie pubblicità? È possibile utilizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arturo Di Corinto<br />
Carnet &#8211; rivista (novembre)</p>
<p>http://www.rcs.it/carnet/</p>
<p>Il mondo dei cultural jammers ha un nuovo &#8220;partner&#8221; Guerrigliamarketing.it,  creatura di eterogenei professionisti-attivisti della comunicazione cresciuti nei circuiti underground&#8230;<br />
<span id="more-121"></span><br />
Quanto ti pagano per fare pubblicità alla Nike passeggiando nelle strade del centro con il logo aziendale stampato su cappellino e maglietta?<br />
Sono ancora utili le vecchie pubblicità? È possibile utilizzare le tecniche di branding, cioè di valorizzazione del marchio, per avviare un piccolo business? Ecco tre domande a cui cerca di rispondere il sito guerrigliamarketing, creatura di eterogenei professionisti-attivisti della comunicazione cresciuti nei circuiti underground.<br />
È radicale la loro risposta alla prima domanda: bisogna farsi pagare. A questo fine hanno lanciato la campagna Spazio Indisponibile volta ad affermare il rifiuto del consumatore a pubblicizzare marchi e loghi senza equo compenso. Il primo passo della campagna è stato quello dell’offerta di acquisto via internet di magliette con la scritta “spazio indisponibile”.<br />
Altrettanto provocatoria la campagna Rottama il Brand, la proposta di incentivi statali per la sostituzione dei vecchi brand non più adatti ai cambiati stili comunicativi del pubblico, una iniziativa solidale con gli operatori della comunicazione espulsi da un mercato in crisi.<br />
Convinti che l&#8217;economia immateriale, per mantenersi competitiva, abbia bisogno del sostegno da parte dello Stato, pena la rapida obsolescenza delle proprie capacità creative e produttive, guerrigliamarketing ha lanciato una campagna d&#8217;opinione per il riconoscimento di incentivi statali a favore dei settori in crisi della new economy, come è sempre accaduto per l’economia tradizionale. La proposta è quella di agevolazioni fiscali e creditizie “alle imprese che attivino contratti con aziende e professionisti della comunicazione a seguito della rinuncia all&#8217;utilizzo del proprio marchio riconosciuto, dopo averlo depositato e rottamato presso il locale Ufficio Brevetti”.<br />
E come si fa per avviare una propria attività quando non si hanno abbastanza soldi per promuovere i propri servizi? Con una serie di teniche di facile utilizzo e di sicuro impatto: appiccicando adesivi in giro per la città (Stickering), facendo Graffiti, diffondendo leggende urbane o creando siti web fasulli (Fake Site) per sfruttare la convinzione che &#8220;Se esiste è su internet&#8221;. www.guerrigliamarketing.it</p>
<p>Box1<br />
Il background di guerrigliamarketing è quello del circuito del cultural jamming, un insieme di pratiche creative di intervento sulla comunicazione attraverso l&#8217;uso del detournament, del falso, dell&#8217;improbabile e dell’assurdo. Un esempio di inganno mediatico (Media Hoax) proposto nel loro sito web è quello dei falsi atteraggi di Ufo, sulla falsariga di altri pseudo eventi appositamente studiati per superare il filtro dei media di massa, che hanno una lunga e nobile tradizione ben rappresentata in Italia dal luther Blisset Project. www.lutherblissett.net </p>
<p>Box2<br />
Jay Conrad Levinson è stato il primo ad utilizzare dagli Stati Uniti il concetto di Guerriglia Marketing ed ha il merito di aver demistificato la grande truffa del marketing opponendovi la concretezza delle azioni dirette. http://www.gmarketing.com<br />
Capofila della guerriglia comunicativa di carattere etico-politico sono invece gli ®Tmark http://rtmark.com e gli Adbusters www.adbusters.org  che al media criticism affiancano iniziative per un consumo consapevole in grado di influenzare le scelte manageriali delle aziende e, di riflesso, quelle dei governi.</p>
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		<title>Striscia il computer</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Apr 2003 10:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Delusi dai &#8220;soliti&#8221; telegiornali? C&#8217;e&#8217; un modo diverso per informarsi e sentirsi piu&#8217; liberi.
Arturo Di Corinto
Carnet Aprile 03

All’inizio era Candida TV, televisione di quartiere assemblata in casa, poi venne TeleOrfeo, la tv di strada nata a bologna da quei diavoli di Radio Alice, infine vennero GlobalTv, la televisione dei disobbedienti per raccontare in diretta il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Delusi dai &#8220;soliti&#8221; telegiornali? C&#8217;e&#8217; un modo diverso per informarsi e sentirsi piu&#8217; liberi.</p>
<p>Arturo Di Corinto<br />
Carnet Aprile 03<br />
<span id="more-94"></span><br />
All’inizio era Candida TV, televisione di quartiere assemblata in casa, poi venne TeleOrfeo, la tv di strada nata a bologna da quei diavoli di Radio Alice, infine vennero GlobalTv, la televisione dei disobbedienti per raccontare in diretta il Forum Sociale Europeo, e Nowartv, i caschi blu dell’informazione contro la guerra.<br />
E’ nato cosi’ un nuovo modo di fare televisione. Nuovo non solo perche’ caratterizzato dalla ricerca e dalla sperimentazione di nuovi linguaggi, ma perche’ propone un modo originale di costruire il palinsesto, attingendo da Internet materiali realizzati dai videoattivisti di tutto il mondo, e producendo sul campo documenti originali girati e montati da professionisti senza cartellino per trasmissioni senza conduttori. Se il linguaggio privilegiato da questa nuova televisione e’ quello della testimonianza diretta di chi vive un accadimento e lo condivide con gli altri (e’ il caso di Telefabbrica, la tv degli operai di Termini Imerese), e’ pero’ il modello di diffusione cio’ che piu’ interessa. Chiunque faccia oggi una tv autogestita la pensa per mezzi e pubblici differenti dal tradizionale popolo dell’antenna e li offre anche a chi vuole fruirne dal satellite o da Internet. E questa e’ la vera novita’.<br />
Cosi’ se in qualche modo le televisioni comunitarie europee state sono lo sfogo obbligato per la grande produzione audiovisiva che i movimenti sociali, le ONG pacifiste e gli enti no-profit realizzano da anni, la convergenza tecnica dei media ha permesso di realizzare una televisione globale in diretta su Internet e contemporanamente in onda sulle televisioni locali (in Italia nel circuito di Europa7 o di Telelombardia) quelle via cavo o tramite satelliti affittati per lo spazio di una giornata.<br />
Un modello di televisione che trova in Internet il vettore privilegiato della sua diffusione, e del suo sviluppo. A costo zero. Cosi’, siccome riempire una giornata televisiva non e’ facile, l’esistenza di uno spazioso archivio di materiali gratuiti e liberamente scambiabili a cui attingere ha fatto di New Global Vision http://www.ngvision.org, il magazzino privilegiato di film e audiovisivi digitali per le Street-Tv (circa 15) che stanno nascendo in tutta Italia. New Global Vision propone filmati scaricabili da Internet in qualita’ VHS da riversare in cassetta o vedere comodamente dal proprio computer, ma anche per fare in piena liberta’ il palinsesto dei nuovi network comunitari che vogliono opporsi al regime della televisione unica. Tutto questo per reclamare il diritto alla libertà di espressione e di comunicazione, un’utopia cominciata con le radio pirata degli anni ‘70 per rompere il monopolio dell’etere e che oggi trova in internet un nuovo alleato. A prova di censura.</p>
<p>BOX1</p>
<p>http://www.papertiger.org/</p>
<p>L’antesignana delle televisioni comunitarie indipendenti.</p>
<p>http://candida.thing.net/</p>
<p>La prima tv italiana autoprodotta</p>
<p>http://www.telestreet.it</p>
<p>La madre di tutte le tv di strada</p>
<p>http://www.tvglobal.org/</p>
<p>La televisione disobbediente</p>
<p>http://www.nowartv.it/</p>
<p>L’esperimento televisivo di Emergency</p>
<p>http://www.ngvision.org</p>
<p>Il Magazzino digitale delle tv autogestite</p>
<p>http://italy.indymedia.org/video/</p>
<p>L’area video degli attivisti globali di Indymedia Italia</p>
<p>http://www.strano.net/bazzichelli/aha.htm</p>
<p>La tv degli hacker-artisti</p>
<p>BOX2<br />
Il libro Mediactivism, curato da Matteo Pasquinelli per DeriveApprodi (pp. 170 &#8211; 12,00 euro)<br />
e’ un volume a piu’ voci che indaga la pratica e la teoria del nuovo attivismo dei media. Attraverso il racconto diretto dei novelli narratori della societa’ della comunicazione, i mediattivisti, il libro pesenta le esperienze piu’ avanzate di informazione comunitaria, le proposte per una pubblicita’ etica e gli elementi dell’impresa politica via cavo, fino alle nuove forme di convergenza digitale della televisione prossima ventura. Insomma, una cassetta degli attrezzi per un nuovo dominio pubblico dei media, vecchi e nuovi.</p>
<p>http://www.deriveapprodi.org/libri/mediactivism.htm</p>
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		<title>Digitalultras</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2003 10:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;NO WAR IN IRAQ&#8221;
Arturo Di Corinto
Carnet Aprile 03
Artisti contro la guerra? Non e’ una novita’. Le arti, specie quelle visive, sono state spesso il veicolo della denuncia della violenza e soprattutto di quella organizzata dagli stati, la piu’ brutale, e che si chiama guerra. La memoria va al Guernica di Picasso, tragica rappresentazione della Guerra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;NO WAR IN IRAQ&#8221;<br />
Arturo Di Corinto<br />
Carnet Aprile 03</p>
<p>Artisti contro la guerra? Non e’ una novita’. Le arti, specie quelle visive, sono state spesso il veicolo della denuncia della violenza e soprattutto di quella organizzata dagli stati, la piu’ brutale, e che si chiama guerra. La memoria va al Guernica di Picasso, tragica rappresentazione della Guerra di Spagna, che dice cio’ che la retorica di guerra da sempre nasconde, il risultato dei conflitti armati e cioe’, distruzione, orfani e corpi mutilati.<br />
<span id="more-93"></span><br />
Il significato, la portata, l’effetto di quest’Arte sulla coscienza degli individui e’ chiaro se un oscuro funzionario dell’Onu decide di coprire con un telo azzurro il Guernica che sovrasta la sala del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il giorno in cui Powell arringa l’assemblea contro Saddam Hussein usando i dati di una tesi di laurea sul riarmo Iraqeno vecchia di dieci anni.<br />
Artisti digitali contro la guerra? Forse non e’ una novita’ neanche questa, certamente lo e’ esprimere in modo collettivo il dissenso contro la guerra, attraverso il confronto, la dialettica, il ragionamento e strumenti che fanno parte della giornata di chi usa il computer con l’obiettivo contrario, guadagnarsi da vivere. E’ da questi presupposti che nasce il Piccolo Network Contro la Guerra, dopo uno scambio di mail tra alcuni soggetti che gravitano per lavoro e per passione nel mondo della grafica italiana per “il bisogno di segnare una opposizione chiara e visibile alla nuova, imminente guerra del petrolio”.</p>
<p>Cinquanta tele digitali visibili tutte al sito www.digitalultras.com/nowariniraq e che nella loro controparte materiale stanno facendo il giro d’Italia, prima a Bologna, poi a Torino, Catania e  attesi a Roma.<br />
Arte digitale, dicono quelli Network, che “non intende dimostrare le doti artistiche dei designers coinvolti né celebrare la qualità grafica e visiva dei lavori esposti” bensi’ la volontà di esprimere il forte disagio e il proprio dissenso di fronte a scelte politiche caratterizzate dalla violenza. Per denunciare con un messaggio chiaro e inequivocabile l&#8217;orrore e l&#8217;inutilità della guerra.”</p>
<p>Tele digitali che una volta caricate sul proprio Pc diventano poster e adesivi. Il loro linguaggio e’ diretto, immediato (la pompa di benzina da cui spilla sangue vermiglio), altre volte di una ironia amara (le armi di distruzione di massa coi loghi di Mediaset, Cnn, Rai e BBC) e tragico, come una colomba ferita a morte bagnata del suo stesso sangue.</p>
<p>Box1<br />
Dal sito http://nowar.kyuzz.org/ e’ possibile scaricare anche i brani musicali degli artisti per la pace, iscriversi alla newsletter, conoscere le date delle mostre e aderire al Piccolo Network contro la guerra. Altri siti sono www.designradar.it/nowariniraq  e www.urbancollective.com<br />
Forme espressive diverse, lo stesso scopo: “comunicare”. La parola comunicazione viene da communis, comune, dall’unione di cum (insieme, con), e munis, (obbligazione). Comunicazione e’ l’impegno comune. Contro la guerra.</p>
<p>Box2<br />
Un esempio di “body art” e’ quella delle tante persone, uomini e donne, che in ogni angolo del mondo, nude e vestite, si uniscono a creare coi propri corpi configurazioni di segni e simboli di pace. Il sito e’ www.baringwitness.org e dalle sue pagine e’ possibile raggiungere molti siti di attivismo pacifista per conoscere le ragioni della guerra e diffondere una cultura di pace.</p>
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		<title>Navigazione Poetica</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Nov 2002 10:51:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In rete c&#8217;e&#8217; posto anche per i sentimenti. Bassta saper usare e cercare, le parole giuste.
Arturo Di Corinto
Carnet Novembre 02

Internet e&#8217; (era?) il volano della new economy. Internet e&#8217; una biblioteca universale. Internet e&#8217; il luuogo dell&#8217;informazione alternativa e della protesta a portata di mouse, ma Internet e&#8217; anche il luogo dei sentimenti? Si&#8217;, anche, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In rete c&#8217;e&#8217; posto anche per i sentimenti. Bassta saper usare e cercare, le parole giuste.</p>
<p>Arturo Di Corinto<br />
Carnet Novembre 02<br />
<span id="more-70"></span><br />
Internet e&#8217; (era?) il volano della new economy. Internet e&#8217; una biblioteca universale. Internet e&#8217; il luuogo dell&#8217;informazione alternativa e della protesta a portata di mouse, ma Internet e&#8217; anche il luogo dei sentimenti? Si&#8217;, anche, di quelli che si esprimono attraverso la poesia, per esempio. Comunicare e&#8217; anche comunicare le passioni e condividerle con altri e dalla passione di due amiche, Federica Morrone (ex redattrice di Il Fatto) e Tamara Cerri (ex ricercatrice universitaria) e&#8217; nato www.poesie.it, un sito di poesie che ha l&#8217;ambizione di veicolare attraverso la rete  la &#8220;cultura per tutti&#8221;, in modo semplice, fruibile, coinvolgente.<br />
Cosi&#8217; quando l&#8217;informazione eccede la comunicazione, e perde il suo senso, quando il linguaggio diventa telegrafico e si atrofizza, si fa omogeneo, diretto per forza, &#8220;se ti mancano le parole per dirlo&#8221; forse puoi trovare quelle che fanno per te e inviarle ad un amico, alla persona amata, al presidente del consiglio proprio dal sito di poesie it. Funziona. Forse perche&#8217;, come dicono le due autrici: &#8220;In questo tempo, in cui il presente sembra essere soltanto una formalità che ci conduce dal passato al futuro, ognuno dovrebbe portare con sé qualcosa che rappresenti la memoria individuale e collettiva. E la poesia, al contempo intima e universale, è una voce che attraversa i secoli senza conoscere usura, riuscendo nel miracolo di rimanere eternamente giovane.&#8221;<br />
Il segreto  del successo del sito sta nell&#8217;apertura e nell&#8217;orizzontalita&#8217;, sa va sans dire. Tutti possono contribuire con i propri versi, tradurre poesie celebri, discuterne con altri. Il sito e&#8217; una manna per gli appassionati, ma cerca di coinvolgere soprattutto quelli che non lo sono ed e&#8217; un&#8217;occasione per gli artisti emergenti di farsi conoscere e per tutti gli altri di essere informati sui premi, le rassegne e i concorsi letterari di cui il belpaese e&#8217; pieno ma che non fanno mai notizia.<br />
Assai utile risulta per l&#8217;interazione col sito e&#8217; il motore di ricerca, che ha un nome evocativo, Omero, la guida della biblioteca virtuale delle poesie piu&#8217; belle della storia della letteratura. L&#8217;unico servizio a pagamento e&#8217; &#8220;la poesia su misura&#8221;, per un anniversario, un&#8217;occasione, un desiderio, una persona importante. Commenti? Firmateli sull libro degli ospiti.</p>
<p>BOX1<br />
Chissa&#8217; perche&#8217; di questi tempi le poesie piu&#8217; gettonate riguardano le guerre e i conflitti…<br />
Ve ne proponiamo una di Bertolt Brecht.</p>
<p>&#8220;La guerra che verrà&#8221;<br />
Non è la prima. Prima<br />
ci sono state altre guerre.<br />
Alla fine dell&#8217;ultima<br />
c&#8217;erano vincitori e vinti.<br />
Fra i vinti la povera gente<br />
faceva la fame. Fra i vincitori<br />
faceva la fame la povera gente egualmente. </p>
<p>BOX2<br />
Poesie.it ha realizzato “Stringiti a me”, (Altrimedia Edizioni, € 6.20)  il libro che raccoglie alcune delle più belle poesie del sito, con la prefazione di Dacia Maraini.<br />
Il ricavato della vendita viene devoluto all’associazione Emergency, fondata da Gino Strada, che nei suoi primi sette anni di vita ha aperto ospedali e posti di pronto soccorso in quei paesi che, dilaniati dalla guerra, hanno continuo bisogno di assistenza medica e chirurgica.<br />
www.emergency.it</p>
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		<title>Se la rete fa blog</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Nov 2002 11:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Carnet]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://wp.dicorinto.it/?p=69</guid>
		<description><![CDATA[Alla scoperta del weblog, un diario sempre aperto. Dove tutti scrivono e &#8220;fanno&#8221; notizia.
Arturo Di Corinto
Carnet novembre 02
La forza propulsiva di Internet e’ stata dalle origini la possibilita’ di discutere di tutto con chiunque e al tempo stesso di diventare editori di se stessi pubblicando le proprie storie personali come pagine web.
Con i weblog e’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla scoperta del weblog, un diario sempre aperto. Dove tutti scrivono e &#8220;fanno&#8221; notizia.</p>
<p>Arturo Di Corinto<br />
Carnet novembre 02</p>
<p>La forza propulsiva di Internet e’ stata dalle origini la possibilita’ di discutere di tutto con chiunque e al tempo stesso di diventare editori di se stessi pubblicando le proprie storie personali come pagine web.<br />
Con i weblog e’ possibile fare entrambe le cose.<br />
<span id="more-69"></span><br />
Un weblog, Blog per gli amici, e’ un sistema di publishing online sul world wide web. Evoluzione delle vecchie bacheche elettroniche, i BBS (Bulletin Board System), il blog e’ una sorta di forum che consente di pubblicare in maniera facile e veloce (basta un copia e incolla) notizie, gossip e documenti, visualizzandole come pagine web. Ad ogni messaggio e’ possibile aggiungere risposte e commenti fino a generare veri e propri thread (filoni) di discussione.<br />
“Blogger” e’ come viene chiamato chi gestisce un blog e i due nomi, blog e blogger, sono talvolta usati come sinonimi proprio a sottolineare la natura personale del weblog.<br />
Tuttavia dai primi weblog, il famoso www.slashdot.org di Rob Malda del 1997, il loro utilizzo si e’ esteso da quello di diario personale a quello di collettore di informazioni.<br />
Anche se nasce come diario elettronico in rete, facile da installare ed usare, il fatto che ad ogni messaggio depositato sul weblog si puo’ aggiungere un commento da stampare o da inviare ad un amico, ha trasformato il weblog nell’interfaccia comunicativa piu’ diffusa delle comunita’ virtuali on-line perche’ attraverso quelle funzioni consente di sviluppare un discorso collettivo e, usato come archivio, la crescita cumulativa di conoscenze su mille argomenti. Il tutto in tempo reale anche senza possedere una casella di posta, potendo scegliere di essere identificabili o anonimi, scrivendo direttamente sul web.<br />
Oltre alla facilita’ d’uso, i weblog si sono presto diffusi perche’ i piu’ noti e facili da installare sono basati su software libero e quasi sempre gratuito. Inoltre, essendo l’interfaccia privilegiata dalle comunita’ di programmatori, cercando nel posto giusto trovi sempre qualcuno pronto ad aiutarti a installarlo o a risolverne i problemi di funzionamento.<br />
Con i weblog e’ possibile creare dei network di informazione facendo apparire sulla pagina d’ingresso l’elenco dei messaggi di un altro blog che da li’ possono essere richiamati e diventare un’altra fonte di dibattito.</p>
<p>BOX1<br />
Il weblog piu’ noto e’ probabilmente quello di Indymedia, il circuito di attivisti dell’informazione indipendente nato a Seattle il 30 novembre del 1999. La sua facilita’ d’uso ha generato circa 80 siti territoriali di Indymedia sparsi in tutto il globo. Il weblog di Indymedia e’ distinto in tre aree, una di servizio, la colonna centrale degli articoli redazionali e quella di destra dove ciascuno puo’ inserire le proprie notizie. www.indymedia.org </p>
<p>BOX2<br />
In Italia un blog interessante e’ quello di Rekombinant (www.rekombinant.org) che, a differenze di molti altri che hanno una estetica spartana sui toni grigio/nero/bianco e’ stato personalizzato nella grafica e nelle funzioni. Nei “log” di questo aggregatore di comunita’ si parla di postfordismo e pubblicita’ etica, di TV indipendenti e media attivismo, scienza ed epistemologia. Dei weblog si parla nel libro “Media Activism. Strategie e pratiche della comunicazione indipendente” (DeriveApprodi pp. 234, 14 Euro)</p>
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