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	<title>ArDiCor &#187; Innovazione tecnologica</title>
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	<description>Open Source e diritti digitali nell'innovazione tecnologica</description>
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		<title>La Repubblica: Dietro il risiko dell&#8217;ACTA, minaccia globale alla libertà</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 00:09:45 +0000</pubDate>
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Dietro il risiko dell&#8217;ACTA, minaccia globale alla libertà
Che cosa muove il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo, quali sono i suoi punti deboli e come impatterà nell&#8217;ecosistema web. L&#8217;Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo anche se il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/02/la-repubblica-it-logo.png"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/02/la-repubblica-it-logo.png" alt="" title="la-repubblica-it-logo" width="270" height="50" class="alignleft size-full wp-image-2092" /></a><br />
<a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/31/news/acta_minaccia_globale-29074961/">Dietro il risiko dell&#8217;ACTA, minaccia globale alla libertà</a><br />
Che cosa muove il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo, quali sono i suoi punti deboli e come impatterà nell&#8217;ecosistema web. L&#8217;Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo anche se il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti di <strong>ARTURO DI CORINTO per <a href="http://www.repubblica.it">Repubblica</a> del 31 gennaio 2012</strong></p>
<p>VENTIDUE dei ventisette paesi membri dell&#8217;Unione europea hanno firmato il Trattato anticontraffazione &#8220;ACTA&#8221; 1 a Tokyo, ma già a dicembre il Consiglio Europeo lo aveva adottato durante un incontro su agricoltura e foreste. Un fatto che ha suscitato una vasta opposizione fra i cittadini e la chiamata in causa dell&#8217;Europarlamento che dovrà ratificare l&#8217;accordo o rigettarlo, entro giugno. Nel frattempo il relatore Ue del trattato per il commercio internazionale, Kader Arif, si è dimesso denunciando l&#8217;accordo come una pagliacciata, in Polonia sono scesi in piazza per contestarlo, Anonymous ha attaccato siti e agenzie in risposta, e un vasto movimento d&#8217;opinione oggi scuote la rete per chiederne l&#8217;abrogazione. In un&#8217;analisi appena diffusa dalla coalizione anti-Acta si spiega perché 2.<br />
<span id="more-2743"></span><br />
I motivi sono di forma e di sostanza. Di sostanza, perché l&#8217;accordo anticontraffazione non riguarda solo la contraffazione e pur con il legittimo obiettivo di favorire la lotta alla pirateria alimentare, dei farmaci, di film e musica, chiama in correo chiunque possa conoscere o fornire informazioni sui sospetti responsabili di tali reati, ad esempio gli Internet service providers e gli intermediari di servizi Internet (come Google, Yahoo! o Wikipedia), cui assegna il ruolo di sceriffi nell&#8217;accertamento di queste violazioni.</p>
<p>Al comma 3 dell&#8217;articolo 27 l&#8217;accordo prevede la &#8220;cooperazione&#8221; fra i titolari dei diritti e gli Isp secondo un meccanismo &#8220;extragiudiziale&#8221; o &#8220;alternativo al tribunale&#8221;. Significa che i compiti di polizia &#8211; sorveglianza e raccolta di prove  &#8211;  quelli giudiziali, le sanzioni, possono essere affidati a soggetti privati bypassando l&#8217;autorità giudiziaria e il diritto a un giusto processo. A riprova di questo ruolo da sceriffi, nel comma successivo il trattato consente ai titolari di diritti di ottenere dati privati sugli utenti dai fornitori di servizi Internet senza la decisione di un giudice. Il dispositivo non è vincolante ma può essere modificato con un emendamento. Inoltre le sanzioni civili previste possono ricadere sugli intermediari ed essere usate per convincerli a &#8220;cooperare&#8221;. A dispetto di molti studi che smentiscono i dati sulle perdite dell&#8217;industria dei contenuti causati dalla pirateria (come dice la &#8220;Corte dei Conti&#8221; 3 degli Stati Uniti), Acta prevede che la stima dei danni venga fatta dai titolari dei diritti e non sulla base di analisi precedenti e indipendenti.</p>
<p>Ma quello che preoccupa è che così facendo si pongono i diritti di proprietà intellettuale a un livello più alto degli altri, come quella alla libertà d&#8217;espressione, d&#8217;opinione e alla privacy, tutto il contrario di quanto è stato raccomandato in sede Onu nello speciale rapporto sulla promozione e la protezione della libertà di opinione e di espressione che dice esplicitamente che non si possono filtrare, censurare e disconnettere dalla rete i presunti sospetti di violazione dei diritti di proprietà intellettuale 4.</p>
<p>In aggiunta, sempre all&#8217;articolo 27, il trattato crea una cultura del sospetto che non favorisce mercato e concorrenza perché impedisce di usare il patrimonio culturale preesistente, quali le opere orfane, e tratta come reati anche la condivisione senza scopo di lucro delle opere tutelate da copyright criminalizzando strumenti, tecniche e piattaforme di condivisione come i blog, i network peer to peer, il free software e altre tecnologie che contribuiscono a disseminare cultura e conoscenza.</p>
<p>Open Government? L&#8217;obiezione ad ACTA è di metodo, perché pur col proposito legittimo per gli Stati di rafforzare la repressione contro la contraffazione dei marchi, la violazione dei brevetti e la falsificazione delle opere dell&#8217;ingegno &#8211; l&#8217;accordo è il risultato di trattative segrete che sono trapelate solo grazie agli sforzi di un&#8217;ampia coalizione internazionale e ai cable di wikileaks. Nello specifico, Edri 5, EFF 6, La Quadrature du net 7, e molti parlamentari europei denunciano dal 2008 come l&#8217;accordo abbia bypassato le sedi competenti in materia di brevetti e copyright quali la WIPO e la WTO che hanno chiare garanzie procedurali; che l&#8217;accordo è stato negoziato a porte chiuse; che i documenti negoziali non sono tutti disponibili quindi è impossibile interpretare correttamente alcune sue parti; che l&#8217;accordo non tiene conto dell&#8217;impatto economico e sociale che produce e riutilizza vecchi dati relativi all&#8217;IPRED I e II (la vecchia &#8220;Direttiva enforcement&#8221;), in un contesto diverso da quello odierno dell&#8217;economia di rete.<br />
8<br />
Ma quello che pare insopportabile è soprattutto la creazione di una nuova istituzione, &#8220;il Comitato ACTA&#8221; con l&#8217;incarico di interpretare e implementare il trattato ma senza garanzie che operi in maniera aperta, trasparente, inclusiva e soggetta a pubblico scrutinio e che appunto potrà cambiare il trattato &#8220;in corsa&#8221;, dando però la facoltà ai firmatari di &#8220;uscirne&#8221; in seguito a cambiamenti rilevanti.</p>
<p>Nonostante gli sforzi del Consiglio Europeo e dei negoziatori per rintuzzare tali accuse e rendere politicamente corretto ogni passaggio del trattato questa opacità è già di per sé stessa motivo di indignazione poiché esemplifica un meccanismo arbitrario che fa carta straccia della retorica dell&#8217;open government di cui tanto si parla, facendo della UE il contrario di una democrazia partecipata.  Non è infatti pensabile che nel terzo millennio decisioni di tale rilevanza siano prese senza consultare i cittadini, anzi, tenendoli all&#8217;oscuro. Addirittura la stessa amministrazione Obama ponendo il segreto su ACTA per motivi di sicurezza nazionale  aveva ammainato la bandiera dell&#8217;open government.</p>
<p>Insomma, facendo leva sulle presunte perdite economiche che l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento da alcuni anni a sproposito lamenta, si vuole modificare gli ordinamenti giudiziari locali per rendere i fornitori di servizi responsabili di quanto la Rete veicola, al fine di obbligarli a diventare i gendarmi delle corporation così come Disney, Mediaset, NewsCorp hanno chiesto alla UE nel 2006 9. Questo è un altro motivo di disappunto. Far modificare il quadro normativo e giuridico europeo per adattarlo alla politica dei lobbisti di un altro paese è una questione di sovranità nazionale.</p>
<p>La nuova economia. Ma come si è arrivati a questo? E&#8217; chiaro che i paesi occidentali hanno rinunciato da tempo a competere con i Brics sulla produzione manifatturiera e questo accordo evidenzia il fatto che in un&#8217;economia globale e finanziarizzata la competizione si è spostata dalla qualità delle merci alle aule di tribunale, dalla disponibilità di materie prime alla tutela degli asset immateriali delle aziende e quindi all&#8217;adozione di meccanismi legislativi in grado di applicare norme vantaggiose per i titolari di diritti intellettuali, spesso a discapito degli interessi stessi dei singoli paesi aderenti.</p>
<p>ACTA, infatti, nonostante il nome, non si occupa solo di contraffazione ma di ogni aspetto della cosiddetta proprietà intellettuale come definita dagli accordi Trips, e quindi di brevetti, copyright, marchi, segreto industriale, indicazioni geografiche, circuiti integrati, disegno industriale e pratiche competitive.  Le multinazionali che spingono ACTA hanno un interesse specifico nel campo dei biocarburanti e dei farmaci, quindi degli alimenti geneticamente modificati, delle sementi, delle molecole, dei metodi e processi di trasformazione della materia o dell&#8217;energia. In un&#8217;economia fatta di idee, informazioni, conoscenze e scambio linguistico dove il capitale fluisce nei circuiti finanziari e l&#8217;impresa è deterritorializzata, la proprietà intellettuale non è solo un fatto di film e musica.</p>
<p>ACTA inoltre impone delle restrizioni all&#8217;interoperabilità dei contenuti e del software che arrecheranno notevoli danni ai consumatori e alle piccole e medie imprese ed introduce il concetto di &#8220;incitamento alla violazione del copyright&#8221; che non fa parte del quadro legale europeo e ostacola l&#8217;accesso ai contenuti anche quando questo è legale.</p>
<p>Questo solo esempio ci fa capire che Acta disincentiva l&#8217;innovazione che spesso cresce in quell&#8217;area grigia dove è facile violare la proprietà intellettuale mentre si fa ricerca e innovazione all&#8217;interno di un processo che viene frenato dal timore di cause legali a causa dell&#8217;incetta di brevetti e copyright da parte delle corporations  che si traduce in una vera e propria barriera al mercato per le piccole e medie imprese.</p>
<p>Se un rafforzamento della repressione contro la falsificazione dei prodotti può essere condivisibile e auspicabile, in particolare per quanto riguarda la tutela della salute delle persone, non è possibile ammettere altrettanto quando ciò riguarda il diritto dei paesi in via di sviluppo all&#8217;accesso ai farmaci e l&#8217;inibizione all&#8217;utilizzo della Rete per le persone che, senza scopo di lucro, condividono cultura e conoscenza attraverso il medium del nuovo millennio, in particolare quando ciò viene fatto con procedure invasive della privacy e senza garanzie giudiziarie. </p>
<p>Il Trattato ACTA contiene disposizioni che andrebbero a modificare il quadro legale dell&#8217;Unione Europea, rendendo responsabili i fornitori di connettività e servizi di ciò che le persone immettono su Internet, facendo cadere i principi di mere conduit e di neutralità della Rete che sono stati i fondamenti grazie ai quali essa finora è riuscita ad affermarsi come strumento essenziale per il commercio, la libertà d&#8217;espressione, l&#8217;arricchimento culturale e la partecipazione democratica.</p>
<p>Acta: un fatto legislativo, non commerciale. Negli Usa non è considerato un trattato. Se lo fosse, dovrebbe passare per un voto al Senato, ma l&#8217;amministrazione Obama lo ha dichiarato un &#8220;accordo esecutivo&#8221; che lo renderebbe vincolante solo in accordo alla Convenzione di Vienna sulla Legge dei Trattati del 1969 che non è stata ratificata dagli Stati Uniti. La manovra americana è perfettamente coerente con gli scopi dell&#8217;amministrazione Obama di mantenere un&#8217;asimmetria vantaggiosa per gli interessi dell&#8217;industria della &#8220;proprietà intellettuale&#8221; di casa propria: esportare un tipo di enforcement concernente la &#8220;proprietà intellettuale&#8221; verso paesi terzi, senza essere vincolati da quell&#8217;enforcement, per permettere alle industrie americane di conquistare un vantaggio competitivo rispetto alle industrie straniere.<br />
ACTA lederà le libertà dei cittadini italiani e il commercio nazionale molto più di qualsiasi ordinario accordo commerciale.</p>
<p>L&#8217;Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo, ma il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti né ha potuto analizzare l&#8217;impatto che questo accordo avrà sul nostro sistema legale anche se la tanto discussa delibera AGCOM ne recepisce quasi interamente le ragioni (Vedi Repubblica del 5 maggio 10). </p>
<p>ACTA è solo in apparenza un accordo commerciale: in realtà esso è di natura legislativa. Perciò è Inaccettabile che i parlamentari italiani siano stati esclusi dal processo, mentre 42 dirigenti delle industrie con interessi correlati a brevetti e copyright hanno potuto accedere ai documenti e concorrere alla loro formulazione, mentre si richieda di accettare come fatto compiuto i risultati di un lavoro svolto in segreto.<br />
Non è ammissibile che a decidere del futuro della libertà e ad interferire con le leggi di uno Stato sovrano siano pochi funzionari e rappresentanti di corporation.</p>
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		<title>Arcireport: ACTA, una guerra politica</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:42:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
ACTA: una guerra politica
Arturo Di Corinto
per ARCIREPORT anno X, n. 4, 31 gennaio 2012 
E così ce l&#8217;hanno fatta. Le grandi multinazionali sono riuscite a imporre all&#8217;Unione Europea la firma del trattato ACTA, l&#8217;accordo globale anticontraffazione. Con la scusa di tutelare i diritti di proprietà intellettuale dei produttori di farmaci, alimenti, canzoni e film dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/02/logoarci.jpeg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/02/logoarci.jpeg" alt="" title="logoarci" width="240" height="170" class="alignleft size-full wp-image-2741" /></a><strong><br />
ACTA: una guerra politica<br />
Arturo Di Corinto<br />
per <a href="http://arci.it/arci_report/index.htm">ARCIREPORT</a> anno X, n. 4, 31 gennaio 2012 </strong></p>
<p>E così ce l&#8217;hanno fatta. Le grandi multinazionali sono riuscite a imporre all&#8217;Unione Europea la firma del trattato ACTA, l&#8217;accordo globale anticontraffazione. Con la scusa di tutelare i diritti di proprietà intellettuale dei produttori di farmaci, alimenti, canzoni e film dalla pirateria globale, poche corporations sono riuscite ad anteporre i propri profitti alla libertà di espressione, di ricerca, di cooperazione, mettendo a rischio economie di sussistenza, il diritto alla salute e alla cultura e trasformando Internet in uno stato di polizia. <span id="more-2739"></span><br />
Dopo tre anni di accordi riservati, pesanti azioni di lobbying, e di sberleffi al Parlamento Europeo, l&#8217;accordo è stato siglato a Tokio da una quarantina di paesi fra cui USA, Giappone, Canada, Australia e Unione Europea. Dicono dovrebbe armonizzare le regole e le modalità di enforcement sulla proprietà intellettuale, ma la verità é che si tratta di un imponente dispositivo di censura e autocensura che prevede dure sanzioni e persino la galera per chi ne viola le regole. Alla faccia della privacy. Per chi produce farmaci generici, ad esempio, visto che In base ad Acta, le grandi aziende farmaceutiche potranno richiedere e ottenere i nominativi di chi sta facendo ricerche su farmaci basati su brevetti e impedire le ricerche sugli equivalenti generici, mentre le major del disco potranno chiedere ai provider i dati degli utenti sospetti di violazione del copyright. Senza l&#8217;intervento della magistratura.<br />
La posta in gioco è alta e non ha niente a che vedere con la tutela dei cittadini.<br />
ACTA è “un&#8217;evoluzione” dei famigerati TRIPs (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) gli accordi sul libero commercio intesi fra l&#8217;altro a limitare la commercializzazione di farmaci anti-Aids; é figlia del pessimo Telecom Package che dovrebbe armonizzare il mercato europeo delle telecomunicazioni ponendo pesanti restrizioni al libero uso della rete; é il coronamento degli sforzi della lobby anti-Internet che dal 2005 chiede, passando per il governo americano, che l&#8217;Europa attui un pesante giro di vite sulla diffusione di contenuti online remixati dagli utenti.<br />
Il tema è geopolitico. Obiettivo sono la Cina e la Russia, vasti mercati di copie illegali del l&#8217;industria hollywoodiana, l&#8217;India e il Sudafrica, dove si sperimentano i farmaci generici salvavita, il Brasile, dove si ampliano gli appezzamenti di terra coltivata con sementi OGM brevettate. La crisi economico-finanziaria che morde l&#8217;Occidente ha anche questo come effetto, l&#8217;irrigidimento delle norme a tutela degli asset immateriali delle imprese che invece di competere sulla qualità e l&#8217;innovazione dei propri prodotti, cerca di non perdere un euro o un dollaro di revenues legate a royalties e brevetti. Ma sotto sotto c&#8217;è anche un attacco di tipo politico. Contro Obama, notoriamente sostenuto dai grandi intermediari della comunicazione come Google, Facebook, Twitter, e i grandi fornitori di connettività, attraverso cui la “pirateria” si declina, e che non per caso sono contrarie ad ACTA, all&#8217;opposto delle associazioni dei discografici e dei cinematografici, insieme a un pugno di multinazionali del farmaco come Monsanto e Pfizer. La cosa sarebbe farsesca se non fosse tanto drammatica. Proprio loro che campano sulla biopirateria e sul copyright di opere della cultura orale come fa Disney, chiedono un giro di vite contro i pirati. Ma l&#8217;accordo deve essere ratificato a giugno dall&#8217;Europa. Le dimostrazioni di strada contro ACTA negli Usa, in Inghilterra e in Polonia, e gli attacchi di Anonymous in rete contro le multinazionali, ci dicono che non tutto è perduto.</p>
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		<title>Conferenza: fOSSa 211 &#8211; Free and Open Source Software for Academia</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 13:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Free Software as a Commons
fOSSa 211
Lyon 27 Oct. 2011
Arturo Di Corinto
Software is not a ordinary object but an instrument good at building other tools and instruments.
Why software is so important? Like writing is an intermediary between us and the others, software is the intermediary between us and all every day&#8217;s activities.
Software instructs computers in writing [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/10/fossa-logo-transparent2-300x212.png"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/10/fossa-logo-transparent2-300x212.png" alt="" title="fossa-logo-transparent2-300x212" width="300" height="212" class="alignleft size-full wp-image-2617" /></a><strong>Free Software as a Commons<br />
<a href="http://fossa.inria.fr/program/openness">fOSSa 211</a><br />
Lyon 27 Oct. 2011<br />
Arturo Di Corinto</strong></p>
<p>Software is not a ordinary object but an instrument good at building other tools and instruments.</p>
<p>Why software is so important? Like writing is an intermediary between us and the others, software is the intermediary between us and all every day&#8217;s activities.</p>
<p>Software instructs computers in writing letters, calculating, drawing, and it&#8217;s also useful for writing music, recording stories and ideas and projecting machines and environments, for recording climate changes or warning us of  an earthquake.</p>
<p>Today, most part of our communication &#8211; and its  democratization &#8211; relies on software, and since communication is a universal right, a basic human need, and the foundation of all social organization, we must be aware of the role of software in today&#8217;s communication.</p>
<p>Software is a peculiar language form through which people manage culture and knowledge accumulated over centuries and because of that it&#8217;s not a simple utensil. </p>
<p>Software is a cognitive artifact and it incorporates intelligence and work, it transmits meanings and values, it brings with it the idea of  its creator and of its user. </p>
<p>The fact that its use is exclusive, limited in space and time, or vice versa that it might be modified, given, freely exchanged behind geographical barriers, makes a remarkable difference.</p>
<p>If language is the “operating system” of our society, software is the language of all new forms of immaterial production, and of scientific and technological innovation in the information society. Because of this it has to be free, that is freely usable, to favour the progress of all the society, of every society, because, otherwise, we would be all less free.<span id="more-2616"></span></p>
<p>Think if  someone patented natural languages. A comic strip story of 1991, made by Zzywwuruth e Cicare’ and published in Italy by Editori del Grifo, is really prophetic over this terrible perspective.</p>
<p>The &#8221;bad&#8221; in the story, a certain  Brevetto Protoplasto, ask the courthouse to have his rights over the dictionary and the kitchen granted, provoking hilarity among the court and the audience. </p>
<p>The judge states that in order to address such request he should at least demonstrate that he has invented the fire and the word. The bad claims them as Adams&#8217;s descendant.<br />
But, according to the judge, we are all Adam&#8217;s descendants and we have all equal rights of talking and cooking. But Brevetto claims that he is Adam&#8217;s direct descendant by means of Caino and that, in conflict with other human beings, he can prove it: his proofs are a precise family tree compiled and countersigned by priests, bonzos, and muezzins, even by Darwin, and particularly he has the apple of the Adam&#8217;s original sin brought intact after 7000 generations. </p>
<p>Having examinated the proofs the court is forced to acknowledge to him the ownership of every language and cook recipes and since that moment humans are forced to pay a toll to Brevetto Protoplasto everytime a word is spoken or someone cooks something, actually making the humanity slave as insolvent debtor towards Brevetto Protoplasto.</p>
<p>If the language would be patented thus we would be suddenly slaves, forced to pay a toll everytime that we “execute it” and copyright on cook recepies would prevent even our grand mother to give them to us if we should&#8217;nt pay royalties to its inventor.</p>
<p>Something similar has already occured for software.</p>
<p>Fourty years ago software was copyright free, but someone, convinced that profits could&#8217;nt be made without applying a user licence, took possession of it putting a label and setting such and many restrictions to its use that today is impossible using it for studing or research scopes or for a scope not in asset with the license without paying for it. </p>
<p>Copyright on software has interrupted the cooperative practice of decentralized planning, collective review, free exchange which have characterized its birth and initial development, limiting the three main ways in which the accumulation of human knowledge proceeds and which is well explained by public scientific research.</p>
<p>As time passed by copyrighted software has been imposed to the most part of the users by means of unscrupulous business operations or aggressive market campaigns, with the complicity of who, the public decision makers, did&#8217;nt understand the potential that such transformation was bringing, but even as the result of more prosaic lobbying operations which did&#8217;nt allowed an independent estimation of such effects. </p>
<p>Thus the most important software owner of the world has built an empire through a monopoly which excluded others from the advantages that software was bringing in terms of social and economic progress. </p>
<p>But as long as all those facts occurred a new fascinating adventure began: the battle for the liberation of software.</p>
<p>An extraordinary civilization struggle focused on bringing back into collective dominion what it was public at the beginnings, computer&#8217;s instruction language, that is software.<br />
Giving back software&#8217;s ownership to his creators and enlarging user&#8217;s rights was the first objective of this struggle.</p>
<p>Nowadays every time we pay for a proprietary software subjected to exclusive use license with no source code included we are not owners but licensees and the personal use of it is tied up by the restrictions enclosed with the license which often we don&#8217;t fully read. </p>
<p>It happens indeed that if software does&#8217;nt work properly we cannot open it to get into the mechanism in order to mend its bugs. If we would like to study its characteristics to improve it, it is not allowed, if we would like to copy it on another of our computers we cannot do it and if we borrow it or if we want to give it as a present to a friend we become criminals. Ignorance is not admitted by the law.</p>
<p>What is obstructed is the aesthetic and functional reinterpretation of software, the same customs that, talking about every day&#8217;s life tools, are the basis of social creativity and  innovation which proceeds indeed through the ability of approaching an issue from a different and unusual perspective. </p>
<p>Moreover this practice which makes us all criminals for the law keeps from building and enhancing that social tie which come by means of free and unlimited exchange, discoveries and intuitions, and so it makes us every time less joint and a little less free.</p>
<p>A mechanism which could prevent all this has been generated by the birth of the GNU project and by the Free Software Foundation and subsequently with the starting of the Open Source Initiative.</p>
<p>A user license, which even if based on copyright overturns it and transforms it in &#8220;author&#8217;s permission&#8221;, has been written taking the copyright back to the bed in which was born, the one of the need for protecting the written work&#8217;s authors from the possible appropriation by the publishers and at the same time the need for yielding necessary earnings to the authors and to the publishers to continue this praiseworthy work of knowledge spreading with balanced rights.</p>
<p>This license is the GPL, the General Public License (www.gnu.org), which draw on and enlarge the original concept of fair use for copyright, that is the fair usage of an intellectual work, which allows &#8220;protecting the wine instead of the bottle&#8221;, pledging profits to creators without damaging the users which, thanks to it, buy the right to improve the product, to exchange it, to enhance it, restarting up the virtuous circle of innovation.</p>
<p>This license and the enthusiastic consent to free software philosophy of thousands of developers has generated a big innovation: the GNU/Linux operating system and many others auxiliaries free software applications good also at replacing proprietary software on less expert user&#8217;s computers. </p>
<p>Behind this grand philosophy is the idea that software have to be a Commons: a common good, universal, not exclusive and inalienable. But behind the implementation of GPL and of its derivatives there&#8217;s a mechanism which prevents, differently from the Commons epoch, the temporary advantage of a selfish behaviour, the individual appropriation of part of the common good, which makes at the beginning richer the individual but in the long run makes everybody poorer, to be useless and self-defeating, asserting the idea that, in an interdependent society, individual welfare is strictly tighten with the collective one. </p>
<p>Remarkable topic for those who feel averse to the logics of profit which proceed to the appropriation of what is a collective property. By our side we are not afraid to say that the privatization of common knowledge is a rip-off. On the other hand, in Italian, private is the past participle of deprive.</p>
<p>Free software as a Commons<br />
 “Thanks to its characteristics, free software is a distributed property that is capable of evolving into a Public Good.”<br />
But, What is Free Software? And how it works? What are its inner characteristics? Just in one sentence? Why Free Software can be considered a Commons?<br />
Its “open” and modular language, which is freely accessible and created thanks to the collaboration of many in different stages, allowing it to be perfected and modified, make the free software a “relational good” that, thanks to its accessibility, non-exclusivity and lack of competitiveness presents all the characteristics of a common resource: something which everyone can make use of, even if they have not participated directly in its creation.<br />
Free software as an “environment for interaction”. Free software presents itself as a meeting place for scientific research, social cooperation and innovation. Thanks to its “openness”, free software is capable of “evolving” as an incubator for ideas and relations, which are the abstract constituents of highly evolved technological products.<br />
Free software acts as an incubator. Offering tools and resources to produce a social capital and a repertoire of information and relations Free software present  itself as a resources available to the collectivity. This offers single enterprises the opportunity to organise themselves and work in unison.<br />
Free software as a sharing tool. Free software is a space-environment-instrument for sharing, collaboration and commerce, because is oriented towards the production and development of other softwares. Free software infact facilitates the coming together of demand and supply, the interaction between producers and users and encourages the creation of products that are flexible and adaptable to the needs of multiple agents and different markets.<br />
Free Software favours evolution based variability. Free software can be conceived as a “vivisystem” where the genetic pool of a software expresses its phenotype as digital lifespecies through the interaction with its socio-technical environment. The lifespecies that best adapt themselves to the environment are reproduced and spread, so they carry their genetic type to the next generation according to the rules of a sort of natural selection. Again, similarly to natural selection the mutations that occur in the software are those which reveal themselves most efficient in relation to their environment. They also decide the fitness of the artificial organisms, the software itself.<br />
The Value of Self-organisation<br />
The study of emerging systems has shown that complex activities develop from single behaviours and that these are somewhat different from their simple sum.<br />
From the behaviour of bees and ants to the free, open source software community that is responsible for developing the software, the principle of self-organisation presents itself as the dynamic element in the development of recognizable macro-behaviours, which allows for the successful achievement of complex objectives.<br />
Similarly to insect communities and “smart mobs”, Foss programmers communities are complex and adaptable systems capable to show emerging behaviours developing a peculiar movement from lower level rules to higher and more sophisticated levels.<br />
With time, these behaviours can increase in intelligence and respond to specific necessities that are present in thei surrounding environment.<br />
This occurs because we are dealing with complex systems, in other words, systems with multiple agents that interact dynamically in different ways, following local rules and are able to co-evolve in symbiosis with the environment itself.<br />
A system is emerging if produces a recognizable “macro-behaviour”: in vivisystems, the most common “macro-behaviour” is cooperation. Indeed, symbiosis and cooperation are observed at all levels of life, from cells to complex societies.<br />
If, within a colony of ants, single behaviours are initiated by the DNA and the objective of cooperation is to safeguard the genetic pool of the colony, in a community of software programmers, behaviours are informed by shared cultural regulations and the objective is to produce an increasingly “intelligent” software.<br />
The cultural rules of the developers&#8217; community, which follow the method of open source, invariably go back to the strategy of cooperative altruism and hence, to the gift logic. This is a consolidated method within the scientific community  that has, in time, been configured in a similar way to a gift economy.<br />
The gift economy, contrarily to what one may think, is an adaptive and complex behaviour with a highly rational nature. Particularly in a context characterized by a high rate of competitiveness and an abundance in resources/knowledge.<br />
Those individuals who cooperate by following the logic of gift, compete most favourably and achieve better results than those who do not. The evolution of the GNU/Linux makes up the best example. GNU/Linux is an efficient technological system, whose added value is given by cooperation.<br />
The mechanism of exchanging gifts, which is at the basis of free software  production, facilitates the process of accumulating global knowledge. The latter, differently from many other goods, is not deteriorated by the circulation process. On the other hand, its use and consumption enhances its quality and the opportunity to create new products. This is exactly what occurs with the Commons. A common good is in fact a good that increases through consumption.<br />
Cooperation, which is at the basis of free software production is a good example of the production of “digital commons” that “behave” themselves differently from the majority of other collective goods, characterised by a life span and level of consumption beyond which the resource cannot reproduce itself. Free software is just the opposite.<br />
The mechanism of free software is a typical example of the emergence of cooperation within a complex, social supply chain whose parts autonomously concur but are coordinated to determine a result that is incommensurable to the sum of the actions by the single participants.<br />
The emergency of cooperation<br />
Why should cooperation be necessary? Studies on cooperation have been carried out and show that, whenever two subjects in competition (such as stakeholders with different interests) are given the opportunity to cooperate, the results of that cooperation are to the advantage of both.<br />
Game theory has attempted to provide an explanation to this behaviour, showing that even in highly competitive environments such as in “the prisoner&#8217;s dilemma”, cooperation based on reciprocity is the winning strategy. This strategy, referred to as tit for tat,  presupposes that one should begin by cooperating and then by replicating the partner&#8217;s behaviour, hence maximising the results of cooperation.<br />
Whereas in game theory, cooperation is an “economical” choice to maximise individual outcomes, in a gift economy, cooperation is based on solidarity, which is subordinate to a series of social obligations and non-economical factors, which guarantee that the community will benefit from the cooperation. The gift economy is not so much associated with the idea that things are free as it is based on a different model of exchange: the model of reciprocity. Reciprocity is the ring that joins together competitive cooperation and  cooperation based on generosity.<br />
Reciprocity that lies at the basis of gift-exchange implies a triple obligation: to give, receive and return. Giving a gift means also assuming that you will, at some point, receive a gift in return. Hence, although it is not immediate, there exists a convenience in donating a gift. One is both obliged and seeking an interest when offering a gift.<br />
In the case of the free software, for example, the innovative contribution that each person gives may be motivated by the intellectual challenge of producing something different and useful. In other words, these is a will to create a social tie, which is geared towards advancing your local community and advertising the product to facilitate its entrance in new market fields.<br />
However, this model of exchange, which in the case of free software leads to an accumulation of richness, is influenced by non-economical factors, such as trust in collaboration.<br />
In the production model of the open source software, the logic of cooperation between egoists, which is typical of Game Theory, i.e. to cooperate only “if and when the other cooperates” changes to: “I will cooperate so long as the other cooperates too.”<br />
The strategy of donating gifts, until the other continues to donate gifts, implies a trust in the other person&#8217;s behaviour or the certainty that you will be anle to induce a collaborative behaviour.<br />
The precondition for such a thing to occur is that there must be a likelihood that interests will communicate and have numerous occasions to meet&#8230;. Too be continued</p>
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		<title>I nemici della rete: il libro</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 22:59:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;I nemici della rete&#8221; &#8211; di Arturo Di Corinto e Alessandro Gilioli. Prefazione Stefano Rodotà 
Formato: Tascabile
Pagine: 285
Lingua: Italiano
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Anno di pubblicazione 2010
Codice EAN: 9788817042758
Generi: Informatica, Internet e Web, Musica e spettacolo, radio &#038; TV, Politica e società, Giornalismo e Editoria
La rete è la moderna frontiera della libertà e della democrazia. Luogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/09/nemici-197x300.jpg" alt="nemici" title="nemici" width="197" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1760" /><strong>&#8220;I nemici della rete&#8221; &#8211; di Arturo Di Corinto e Alessandro Gilioli. Prefazione Stefano Rodotà </strong></p>
<p>Formato: <strong>Tascabile</strong><br />
Pagine: <strong>285</strong><br />
Lingua: <strong>Italiano</strong><br />
Editore: <strong>BUR Biblioteca Univ. Rizzoli</strong><br />
Anno di pubblicazione <strong>2010</strong><br />
Codice EAN: <strong>9788817042758</strong><br />
Generi: <strong>Informatica, Internet e Web, Musica e spettacolo, radio &#038; TV, Politica e società, Giornalismo e Editoria</strong></p>
<p>La rete è la moderna frontiera della libertà e della democrazia. Luogo che apre canali di condivisione e scambio, internet è un diritto irrinunciabile, e la sua tutela l’unità di misura di un Paese civile. Nella corsa al digitale, però, l’Italia è il fanalino di coda dell’Occidente e il ritardo accumulato rischia di condannare i nostri figli a crescere in un Paese del terzo mondo.<br />
Ma qual è il freno che ci tiene inchiodati al passato? A chi giova l’ostinazione all’arretratezza che risulta evidente nei rapporti tra potere e web?<br />
In un’inchiesta accurata e coraggiosa Arturo Di Corinto e Alessandro Gilioli svelano il lato oscuro di una catena di ottusità e interessi: leggi che sono al limite della censura, una burocrazia che è un pachiderma mangiasoldi, un’opposizione politica maldestra che nasconde la difesa di lobby intoccabili, fondi destinati all’innovazione che restano congelati nelle casse dello Stato, l’astio di una certa casta di giornalisti che vede tremare una tradizione di privilegi.<br />
Ma in un’Italia in affanno, gli autori raccontano anche le storie dei pochi illuminati che hanno visto nel web una risorsa, non soltanto per le proprie tasche, indicando così la strada perché il futuro non resti per noi soltanto un’ipotesi.</p>
<p><strong>ALESSANDRO GILIOLI</strong> è giornalista de “L’espresso”e tiene il blog “Piovono rane”. Ha scritto, tra gli altri, Forza Italia: la storia, gli uomini, i misteri e, con Renato Gilioli, Cattivi capi, cattivi colleghi e Stress Economy. Per BUR Futuropassato ha pubblicato Premiata macelleria delle Indie (2007).</p>
<p><strong>ARTURO DI CORINTO</strong> ha fatto ricerca e insegnato presso la Stanford University e la Sapienza di Roma. Consulente per la Presidenza del Consiglio dei ministri e l’Onu, scrive per “Il Sole 24 Ore”. È autore di numerosi saggi, come Hacktivism (2002). Il suo sito è <a href="http://www.dicorinto.it">www.dicorinto.it</a>.</p>
<p><a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/09/22/i-nemici-della-rete-chi-e-perche-fa-la-guerra-a-internet/">La recensione di Vittorio Zambardino</a></p>
<p><a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&#038;cod=13084&#038;numero=999">La recensione di ZeusNews</a></p>
<p><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/per-chi-vota-facebook/2134550/8/0">Segnalazione de L&#8217;Espresso</a></p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/02/leggi-bavaglio-e-lobby-della-televisione-la-politica-italiana-e-la-vera-nemica-di-internet/67144/">L&#8217;articolo su Il Fatto Quotidiano</a></p>
<p><a href="http://www.ilpost.it/2010/10/04/paolo-romani/">L&#8217;articolo di Ilpost</a></p>
<p><a href="http://www.radio.rai.it/radio1/zapping/view.cfm?Q_EV_ID=320109&#038;Q_PROG_ID=107">Intervista a Zapping, Radio 1 Rai</a></p>
<p><a href="http://tg24.sky.it/tg24/politica/2010/10/19/anticipazione_libro_di_corinto_gilioli_i_nemici_della_rete_politica_internet_elezioni_bur.html">Intervista Sky TG 24</a></p>
<p><a href="http://daily.wired.it/news/internet/chi-sono-i-nemici-della-rete.html">Intervista a Wired</a></p>
<p><a href="http://ilcaffe.blog.rainews24.it/2010/10/25/al-caffe-di-mineo-rosa-villecco-calipari/">Intervista a RaiNews24</a></p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/01/la-governance-mondiale-di-internet-fra-diritti-e-controllo/74704/">Segnalazione da il Fatto</a></p>
<p><a href="http://giardinodelmago.blogspot.com/2010/11/i-nemici-della-rete.html">Recensione: Il Giardino del Mago</a></p>
<p><a href="http://www.omat360.it/">http://www.omat360.it/</a></p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/cultura/quei_politici_italiani_destra_e_sinistra_incapaci_usare_rete/22-11-2010/articolo-id=488595-page=0-comments=1">La recensione di Il Giornale</a></p>
<p><a href="http://www.innovazionepa.gov.it/rassegna/pdf/2011/gennaio/ecoh9.pdf">La Gazzetta del Mezzogiorno: Intervista a Arturo DI Corinto su I Nemici della Rete</a> </p>
<p><a href="http://it.ejo.ch/?p=3401">Segnalazione dello European journalism observatory</a></p>
<p><a href="http://lindro.it/Dal-Nord-Africa-al-resto-del-mondo">L&#8217;Indro</a></p>
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		<title>END SUMMER CAMP 2K10</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/eventi/incontro/end-summer-camp-2k10</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 17:09:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
&#8212;&#8212;&#8212;- Forwarded message &#8212;&#8212;&#8212;-
From: *ascii* 
Date: 2010/8/10
Subject: END SUMMER CAMP 2K10 &#8211; September 3rd-5th 2010 &#8211; FORTE BAZZERA
(VENICE)
To: admin@endsummercamp.org 
END SUMMER CAMP 2K10 &#8211; September 3rd-5th 2010 &#8211; FORTE BAZZERA (VENICE)
                         [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/08/myspaced-225x300.jpg" alt="myspaced" title="myspaced" width="225" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1718" /><br />
&#8212;&#8212;&#8212;- Forwarded message &#8212;&#8212;&#8212;-<br />
From: *ascii* <ascii@ush.it <mailto:ascii@ush.it>><br />
Date: 2010/8/10<br />
Subject: END SUMMER CAMP 2K10 &#8211; September 3rd-5th 2010 &#8211; FORTE BAZZERA<br />
(VENICE)<br />
To: admin@endsummercamp.org <mailto:admin@endsummercamp.org></p>
<p>END SUMMER CAMP 2K10 &#8211; September 3rd-5th 2010 &#8211; FORTE BAZZERA (VENICE)<br />
                          ,<br />
    ESC 2K10            __)\_          I, I wish you could swim<br />
       WE         (\_.-&#8217;    a`-.       Like the dolphins<br />
   ARE, HERE.     (/~~&#8220;&#8220;(/~^^`       Like dolphins can swim</p>
<p>Tutti indaffarati, tutti presi.. Presi da cosa? Forse non ci rendiamo<br />
nemmeno conto, di quello che che siamo, di cosa ci circonda, del tempo<br />
che passa, del mondo che cambia. Siamo una volta sola.<span id="more-1717"></span></p>
<p>In un mondo che puo&#8217; fare a meno di tutti, fatto di sprechi, abbiamo<br />
un&#8217;opportunita&#8217; per fare qualcosa che non riguardi solo noi stessi, per<br />
condividere il tempo e lo spazio assieme come forse non accade spesso in<br />
un anno.</p>
<p>Dal 3 al 5 Settembre 2010, nel contesto del Forte Bazzera, ex polveriera<br />
costruita a fine &#8217;800, a Venezia, Italia, siete chiamati a partecipare<br />
alla sesta edizione dell&#8217;End Summer Camp, baluardo ed incontro della<br />
comunita&#8217; smanettona Italiana.</p>
<p>Avrai la possibilita&#8217; di campeggiare in uno spazio incontaminato dalla<br />
fuffa, rilassarti e farti cullare dall&#8217;atmosfera miscelando &#8220;fun&#8221; e<br />
&#8220;tech&#8221;.</p>
<p>ESC e&#8217; solo la scusa, il vero motivo sono le persone. Per questo il tuo<br />
apporto non e&#8217; indifferente. Per tre giorni possiamo essere una cosa<br />
sola, se lo vorrai. E ritrovare te stesso.<br />
<!--more--><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2010/08/myspaced.jpg" alt="myspaced" title="myspaced" width="453" height="604" class="alignleft size-full wp-image-1718" /><br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>                               SM4X</p>
<p>                             presenta</p>
<p>                       END SUMMER CAMP 2K10</p>
<p>                        3-5 settembre 2010<br />
                          FORTE BAZZERA<br />
                           via Bazzera<br />
                    Venezia-Tessera (VENEZIA)</p>
<p>[COSA] ESC e&#8217; un incontro di persone interessate al Software Libero e<br />
alla Conoscenza Libera, a Entrata Libera <img src='http://www.dicorinto.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  Il contenuto dell&#8217;evento e&#8217;<br />
in continua evoluzione e viene creato dai suoi partecipanti.</p>
<p>[COME] Secondo la formula MUD (Miscere Utile Dulci). Sono previsti<br />
Seminari e Talk su vari argomenti/livelli, e momenti decisamente piu&#8217;<br />
&#8220;ludici&#8221;: Campeggio, Grigliata, LAN Party, etc.</p>
<p>[DOVE] ESC si svolge a Venezia-Tessera presso Forte Bazzera, ex<br />
polveriera della Prima Guerra Mondiale non lontana dall&#8217;Aeroporto Marco<br />
Polo. Planet Earth, 45°29&#8217;52&#8221;N &#8211; 12°19&#8217;51&#8221;E  <img src='http://www.dicorinto.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>[PERCHE'] Per creare un momento di aggregazione, uno scambio di<br />
conoscenze ed esperienze tra persone che vivono il Software Libero nelle<br />
sue diverse forme.</p>
<p>http://www.endsummercamp.org</p>
<p>           &#8220;Everything&#8217;s Happening under the KEY&#8230;&#8221; <img src='http://www.dicorinto.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>                            Registrazione</p>
<p>Hai l&#8217;opportunita&#8217; di utilizzare la registrazione online con certificato<br />
SSL sicuro, rubber stamp of approval, PCI DSS, emesso direttamente dalla<br />
nuova root CA del capitano zoppo approvata dai maggiori Browser a 16bit.</p>
<p>https://register.endsummercamp.org/</p>
<p>Tramite un calibrato miscuglio di codice server e client side puoi<br />
semplicemente registrarti o pagare in anticio i vari servizi opzionali<br />
ad un costo ridotto almeno del 50%. Risparmi e ci dai una mano con le<br />
spese impellenti!</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>                        Istruzioni per l&#8217;uso</p>
<p>Ti preghiamo di distribuire, spammare, pubblicare, notificare in tutte<br />
le forme che ritieni opportune questo messaggio affinche&#8217; questo ESC<br />
procuri grande gioia a molte persone.</p>
<p>Se scrivi un articolo sul tuo sito notificalo al Seba (esc@sm4x.org<br />
<mailto:esc@sm4x.org>)<br />
che provvedera&#8217; a inserirti nella pagina della rassegna stampa/partner.</p>
<p>http://www.endsummercamp.org/index.php?title=ESC10-Stuff</p>
<p>Aggiungi la dicitura &#8220;ESC endsummercamp.org <http://endsummercamp.org><br />
3-5/9/10&#8243; al topic del tuo<br />
canale e nella sign delle mail che invii o al QUIT message su IRC.</p>
<p>Linka il wiki organizzativo dell&#8217;evento: http://www.endsummercamp.org/</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Call For Papers</p>
<p>I contenuti tecnici sono il succo della conferenza. Accettiamo<br />
qualsiasi talk tecnico ritenuto di interesse inerente ai seguenti<br />
argomenti: Free Software, Hacking, Security.</p>
<p>http://www.endsummercamp.org/index.php?title=ESC10-Talks</p>
<p>L&#8217;audience e&#8217; assolutamente informale e ben disposta ad argomenti<br />
tecnici e sociali. Il livello di difficolta&#8217; dell&#8217;argomento va<br />
specificato al momento della submission del proprio talk (difficile,<br />
medio, facile).</p>
<p>E&#8217; fortemente incoraggiata la pubblicazione e diffusione di informazioni<br />
frutto della propria ricerca personale. In generale pensa a qualcosa<br />
che possa interessare all&#8217;audience.</p>
<p>La deadline e&#8217; fissata per fine Agosto, contatta ascii (ascii@ush.it<br />
<mailto:ascii@ush.it>)<br />
col titolo e breve descrizione.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Call For Labs</p>
<p>Workshop di ogni genere sono incoraggiati. Se ritieni di voler<br />
ufficializzare la presenza del tuo progetto all&#8217;ESC notificalo o<br />
modifica di tuo pugno il wiki e riceverai pubblicita&#8217; gratuita sulla<br />
pagina dei Labs.</p>
<p>http://www.endsummercamp.org/index.php?title=ESC10-Labs</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Call For Arms</p>
<p>Proponiti come staff-member per ricoprire una delle fantastiche<br />
posizioni di duro lavoro manuale ma assolutamente utili e necessarie<br />
alla riuscita dell&#8217;ESC. Ogni piccola azione e&#8217; ben voluta <img src='http://www.dicorinto.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Contatti</p>
<p>Puoi contattare il Seba per ogni dubbio e perplessita&#8217; (esc@sm4x.org<br />
<mailto:esc@sm4x.org>)<br />
e ovviamente contributo o proposta.</p>
<p>I relatori possono contattare direttamente ascii (ascii@ush.it<br />
<mailto:ascii@ush.it>) per le<br />
submission al CFP.</p>
<p>Chi vuole aiutare con l&#8217;organizzazione e portare materiali (fari, luci,<br />
casse, proiettori, proiettori di diapo) scriva a theover (simone@mt-<br />
lab.org <http://lab.org>).</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p>Original drawing by jgs. Online http://www.ush.it/team/ascii/esc2k10.txt<br />
EOF</p>
<p>_______________________________________________<br />
Hackmeeting mailing list<br />
Hackmeeting@inventati.org</p>
<p>https://www.autistici.org/mailman/listinfo/hackmeeting</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Blender al FLOSSLab del CATTID</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/temi/innovazione/belnder-al-flosslab-del-cattid</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 08:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[CATTID]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione tecnologica]]></category>

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		<description><![CDATA[
COSA
Dal 23 ottobre al 22 novembre si terrà un corso di introduzione e formazione in computer grafica tridimensionale con uno strumento open source: il software Blender.
DOVE
Il corso si terrà presso le aule del Cattid.
COME
Il corso è aperto a tutti i collaboratori del Cattid. Fino a un massimo di 10 persone. E&#8217; possibile registrarsi inviando una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/10/blend-212x300.png" alt="blend" title="blend" width="212" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-1236" /><br />
<strong>COSA</strong><br />
Dal 23 ottobre al 22 novembre si terrà un corso di introduzione e formazione in computer grafica tridimensionale con uno strumento open source: il software Blender.<br />
<strong>DOVE</strong><br />
Il corso si terrà presso le aule del Cattid.<br />
<strong>COME</strong><br />
Il corso è aperto a tutti i collaboratori del Cattid. Fino a un massimo di 10 persone. E&#8217; possibile registrarsi inviando una email ad a dot dicorinto at uniroma1 dot it. Le iscrizioni saranno registrate secondo il principio “first come, first served” fino a un massimo di 20 posti. Ognuno lavorerà sul proprio portatile personale.<br />
<strong>CHI</strong><br />
Il corso di Blender è organizzato dal FLOSS-Lab del Cattid e da Spark Digital Entertainment con il coordinamento del dott. Arturo Di Corinto e del sig. Francesco Paglia<br />
<strong>QUANDO</strong><br />
Ogni venerdì, dalle 16 alle 20, 2 ore di didattica frontale, 2 ore di hands-on.<br />
<strong>QUANTO</strong><br />
Il corso è “free”, nel senso di “gratis”.</p>
<p><span id="more-1234"></span><br />
<a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/cattid-sapienza.png' title='logo cattid'><img hspace="2" vspace="2" align="left" src='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/cattid-sapienza.png' alt='logo cattid' /></a></p>
<p>L&#8217;<strong>Open source software</strong>, il software a codice sorgente aperto che oggi usiamo per fare meglio e più velocemente molte attività intellettuali quotidiane attraverso I computer, non è solo una tecnologia<br />
L&#8217;<strong>Open source</strong>, che oggi caratterizza un intero set di tecnologie, è usato spesso una metafora che indica l&#8217;attitudine a sviluppare in maniera aperta e collaborativa ogni aspetto della conoscenza umana</p>
<p>Non è infatti casuale che dopo l&#8217;affermarsi dell&#8217;open source software si sia cominciato a parlare di open content, open courseware, open journalism, open politics, open hardware.</p>
<p>L&#8217;Open source come metafora e strumento euristico ha dato origine ad approcci teorici e disciplinari peculiari: la Wikinomics, la Freakonomics, etc. </p>
<blockquote><p>Senza il Free Software non esisterebbe l&#8217;Open Source Software</p></blockquote>
<p>Prima dell&#8217;Open Source è nato il <strong>Free Software</strong> e spesso quando parliamo di Software Open Source stiamo parlando di Free Software</p>
<p>Il nostro approccio al <strong>FLOSS </strong>vuole riflettere l&#8217;obiettivo del Cattid di occuparsi di tecnologie aperte e disponibili a un uso commerciale, in un&#8217;ottica transdisciplinare, pur rimanendo legati a una prospettiva di ricerca che usa il software free, libre, open source, per migliorare la vita di ciascuno realizzando prodotti utili, facili da usare e accessibili</p>
<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/cattid_opensource_2.pdf' title='Le attività di quest’anno'>Le attività di quest’anno</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Innovazione negli ecosistemi digitali</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/temi/open_source/innovazione-negli-ecosistemi-digitali</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 15:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[e-gov]]></category>
		<category><![CDATA[Free software]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Open source]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Innovazione negli ecosistemi digitali
Arturo Di Corinto
Per Den4DEk &#8211; 11 giugno, Roma

Innovazione e produttività, sono un binomio inscindibile per competere meglio nello scenario globale in una situazione di crisi. Lo sa l’Unione Europea, che su infrastrutture, innovazione e società dell’informazione ha appena fatto una grossa scommessa di molti milioni di euro. Lo sanno le associazioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Innovazione negli ecosistemi digitali<br />
Arturo Di Corinto<br />
Per Den4DEk &#8211; 11 giugno, Roma<br />
</strong></p>
<p>Innovazione e produttività, sono un binomio inscindibile per competere meglio nello scenario globale in una situazione di crisi. Lo sa l’Unione Europea, che su infrastrutture, innovazione e società dell’informazione ha appena fatto una grossa scommessa di molti milioni di euro. Lo sanno le associazioni di categoria che, come Confindustria, non hanno fatto mancare le proprie proproste ai governi. In Italia lo sa il ministro della Funzione Pubblica e dell’Innovazione Brunetta che vuole applicare la formula a tutto il settore pubblico facendo leva sull’e-Government, come già tentato con alterne fortune dai suoi predecessori.<br />
E a ragione, per tre ordini di motivi: il primo perchè la PA è responsabile dell’attuazione delle politiche del parlamento che influenzano la qualità della vita dei cittadini e la loro fiducia; secondo perchè è probabilmente vero che da un recupero di produttività della PA dipendono due punti percentuali del nostro PIL, terzo perchè la domanda diretta e indotta della PA può essere il volano della ripresa prossima ventura. Perciò facilitare l’attuazione delle politiche di Governo nella società tutta e non solo nei settori di spesa, può fare la differenza e determinare un effetto di trascinamento positivo complessivo.<br />
E’ stato più volte ribadito, e con forza, che l’e-Gov, l’erogazione di servizi telematici a cittadini, enti e imprese, non può più essere pensato senza l’adeguata reingegnerizzazione dei processi interni alla PA e che questa non può prescindere da un ripensamento complessivo delle dinamiche interne alla macchina burocratica, ma richiede nuovi standard di qualità e funzionamento nei rapporti interni tra gli uffici, tra i manager e i dipendenti, tra i dipendenti e i cittadini, basati su qualità, efficienza, efficacia e risparmio. Standard che devono garantire risparmio di tempo e di soldi, accessibilità di strumenti e procedure, certezza dell’azione amministrativa, verifiche della sua qualità.<span id="more-1064"></span><br />
Per questo l’Italia ha elaborato il “Piano E-Government 2012&#8243; con l’obiettivo di praticare scelte coerenti con l’usurata ma non vieta, strategia di Lisbona, attraverso lo sviluppo e l’ aggiornamento degli strumenti esistenti per meglio utilizzare le nuove tecnologie ICT al servizio del sistema paese. In parte è l’obiettivo di iLazio2010.<br />
Secondo il Ministro Brunetta i punti più qualificanti del piano “che devono risultare raggiungibili, monitorabili, e commisurati alle risorse disponibili” sono centrali per l’accessibilità e la trasparenza della pubblica amministrazione e sono in linea con la richiesta UE di ridurre del 25% gli oneri amministrativi e includere nel processo i gruppi sociali svantaggiati e delle regioni arretrate. I quattro ambiti di intervento prioritari del piano si fondano su 80 progetti e contano su un impegno finanziario di legislatura di 1.380 milioni di euro: per le amministrazioni centrali dello Stato e le Università, le regioni e i capoluoghi; ma anche per infrastrutture, accessibilità e servizi.<br />
Nel concreto si tratta di far decollare i pagamenti e la fatturazione elettronica verso la PA, la digitalizzazione delle scuole e delle sue principali attività amministrative; la Giustizia, con comunicazioni e notifiche giudiziare telematiche, l’archiviazione e la consultazione informatica dei procedimenti, i certificati giudiziari on line e infine la trasmissione telematica delle notizie di reato dalle forze di polizia alle Procure. E poi intervenendo sulla grande partita della Sanità con la digitalizzazione di prescrizioni e certificati medici e la creazione del Fascicolo Sanitario Elettronico. Ma ci sono anche i provvedimenti per le imprese onde favorirene gli adempimenti. Infine, tutta la partita della cittadinanza elettronica, passaporto, carta d’identità, anagrafe catastale degli immobili via SPC e la casella elettronica certificata al fine di dematerializzare lo scambio di documenti con le pubbliche amministrazioni.<br />
Non si tratta di cose nuove. La Direttiva del luglio 2005 del Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie emanata dal Ministro Stanca, insisteva su: a) l’estensione dei servizi on line; b) gli strumenti di comunicazione e di collaborazione “web 2.0”; c) la qualità dell’amministrazione pubblica e d) la customer satisfaction. Quattro diretttrici d’azione poco praticate e peggio recepite dalla macchina pubblica e dalla burocrazia.<br />
Ora è evidente a tutti che per passare dagli annunci ai risultati il percorso è sempre accidentato e che qualsiasi risultato non può prescindere del raggiungimento di una serie di obiettivi sul terreno delle risorse umane e quindi del miglioramento della qualità dei luoghi di lavoro e dei suoi rapporti interni, e l’adeguata compensazione di chi lavora e la loro motivazione, senza i quali non si può pensare di migliorare la qualità offerta al cliente creando efficienza e riducendo i costi amministrativi e i tempi di risposta delle Pa locali e centrali.<br />
Sono infatti le variabili sistemiche del malfunzionamento della macchina pubblica ad essere il nocciolo del problema: insufficiente dotazione finanziaria degli uffici, inadeguata formazione delle risorse umane, età elevata dei dipendenti, una scarsa mobilità, e una piramide manageriale da ristrutturare, insieme a un ritardo culturale complessivo nell’uso interno degli strumenti informatici a fini organizzativi, formativi e di servizio.<br />
Non solo, esiste anche un gap tecnologico, per cui la PA fatica ad avvalersi della pluralità delle soluzioni tecnologiche informatiche disponibili restando spesso legata agli stessi fornitori di tecnologia, incapace di sfruttare le potenzialità del riuso e del mercato elettronico della PA per superare l’obsolescenza indotta delle sue dotazioni. Tutte cose che cittadini, associazioni e imprese da anni denunciano inascoltati. Perciò per praticare gli obiettivi non sembra assurdo ripartire da qui: benesse organizzativo e formazione degli impiegati pubblici, tecnologie semplici, accessibili, economiche e trasparenti come l’open source, circolazione di dati e informazioni pubbliche gratuite o tutelate da licenza flessibili come le creative commons, strategia d’ascolto verso gli stakeholder dei processi e verifiche e consultazioni pubbliche, ampie e frequenti, coi cittadini, veri terminali dell’efficacia della PA.<br />
L’innovazione dal basso<br />
Finora le politiche di e-Government in Italia hanno puntato molto alla modernizzazione della macchina pubblica e solo parzialmente alla creazione di servizi innovativi per i cittadini e le imprese. Inoltre le politiche pubbliche hanno spesso trascurato il ruolo attivo che i cittadini (e le imprese) possono svolgere nella definizione, progettazione e realizzazione dei servizi che poi useranno. Eppure perchè l’e-Government possa traghettarci verso una società dell’informazione inclusiva, bisognerebbe favorire proprio l’effettiva partecipazione dei cittadini allo sviluppo di strumenti, policy e decisioni pubbliche, in un contesto di sicurezza, privacy, autonomia, rispetto e fiducia reciproca. Secondo precise direttrici di sviluppo: innovazione, efficienza, trasparenza, partecipazione, ecologia.<br />
Primo. L’innovazione riguarda metodi, tecnologie e contenuti. Il riuso dei dati e delle applicazioni,del software e dell’hardware, facilitati come sono da soluzioni open source e di green computing, non solo permettono un risparmio di denaro e la valorizzazione di asset deperibili come l’ambiente, ma sono altrettante strategie innovative nella gestione delle ICT applicate al cambiamento. Secondo. L’efficienza dei servizi resi, che presuppone un trasferimento efficace dell’informazione, produce valore economico solo se diventa veicolo di siluppo e promozione del territorio, di valorizzazione e tutela del patrimonio, di coesione, e integrazione sociale, pertanto l’accesso ai suoi contenuti non può prescindere dall’adozione di standard riconosciuti, dall’interoperabilità dei dati e degli applicativi. Terzo: mentre il miglioramento del rapporto costi/benefici nell’erogazione di beni e servizi a cittadini e imprese passa per l’incremento dell’efficacia e dell’efficienza della comunicazione dei servizi online, non si può sottovalutare il ruolo che portali, blog, social networks hanno nel favorire la partecipazione e la trasparenza delle azioni istituzionali.<br />
Queste condizioni dell’innovazione si ritrovano proprio negli ecosistemi digitali all’interno dei quali l’innovazione si configura come un processo emergente dalla collaborazione creativa fra soggetti che utilizzano risorse comuni per costruire qualcosa di nuovo, utile e originale, in grado di adattarsi velocemente alle esigenze dei mercati e delle persone secondo un processo evoluzionistico che dai dati produce informazioni, dalle informazioni conoscenza distribuita, dalla conoscenza distribuita prodotti usabili il cui ciclo di evoluzione è iterativo per definizione.<br />
Perciò se l’obiettivo di fare dell’Europa la più vasta e competitiva economia della conoscenza è sempre attuale, per realizzare una crescita sostenibile, una migliore qualità della vita, una maggiore coesione sociale e migliori condizioni di lavoro, il settore pubblico deve usare diversamente la leva dell’egovernment e valutare in una nuova ottica il contributo caotico, emergente, di tutti gli stakeholder per farli diventare shareholder<br />
In particolare, secondo l’IPTS (Institute for Prospecrive Technological Studies) i trend socio-tecnici rappresentati dal Web 2.0 possono avere specifiche implicazioni per i servizi pubblici innovativi quali l’eGovernment, l’eHealth e l’eLearning.<br />
Infatti, a dispetto del limitato uso dei servizi online di governi e amministrazioni, le tecnologie alla base del web 2.0 hanno dimostrato di avere un eccezionale impatto nella vita sociale, nell’industria dell’intrattenimento, della pubblicità e dei media. Le applicazioni web based del web 2.0 si fondano sul concetto dell’utilizzatore come produttore: di software (free and open source software); di contenuti (blog, vlog, wiki, Flickr, Youtube), di tendenze, (Last.fm, de.li.cious), di reti sociali (Myspace, Facebook. Linkedin) e di reputazione (eBay). E si fondano anche sull’idea dell’utente come fornitore di connettività (wifi sharing, mesh networks) e di business intelligence.</p>
<p>Le tecnologie alla base del web 2.0 sono innnovazioni introdotte negli ultimi venti anni per incrementare usabilità, integrazione e riuso di applicazioni web che a loro volta consentono la pubblicazioni di dati e informazioni in maniera agile e veloce, di condividerle, e di farlo collaborando. Infatti si tratta di applicazioni che, come dice O’Reilly, “più vengono usate, più migliorano”, e la collaborazione che ne risulta è sempre maggiore della somma dei suoi elementi. Che è esattamente quello che accade negli ecosistemi digitali<br />
Sistemi che fanno cooperare soggetti in modo orizzontale e autonomo producono una crescita culturale maggiore di  sistemi tecnologici proprietari e gerarchici oppure di una formazione oramai<br />
obsoleta e costosa.<br />
Sulla necessità di una accelerazione nello sviluppo innovativo della cultura e della tecnologia nella regione lazio basata su questi presupposti non dovrebbero esserci dubbi.</p>
<p>Una cosa che hanno scritto i famosi e abusati stakeholders è: &#8220;Gli ecosistemi digitali possono<br />
essere uno strumento che con le opportune risorse finanziarie ed umane, potrà divenire una<br />
struttura socio-tecnica competitiva che ben figura  nel contesto europeo.<br />
Soprattutto sarà fondamentale rinforzare il rapporto sociale e fiduciario tra gli attori del<br />
nostro territorio che  permetta di valorizzare tutte le attività produttive ed istituzionali presenti.<br />
Per intenderci, quando parliamo di web 2.0 parliamo di una combinazione di tecnologie (Ajax, XML, OpenAPI, Microformats, Flash/Flex), di applicazioni (Blog, Wiki, Podcast, RSS feeds, Tagging, Social Networks, Search Engine, MPOGames), di valori e principi (l’utente come autore, l’intelligenza collettiva, la continua sperimentazione, l’estrema facilità d’uso).<br />
Gli strumenti del web 2.0 sono già stati usati all’interno del settore pubbico e governativo, e gli esempi sono molti. Fra i più interessanti possiamo citare Intellipedia, Peer to Patent, PatientOpinion, Mybikelane, Culturalazio, Openpolis.</p>
<p>Al di là dei singoli progetti, la natura di tale impatto riposa principalmente sul ruolo proattivo degli utenti che producono contenuti, offrono valutazioni, recensioni, manipolano contenuti generati da altri utenti, offrono saggi di gradimento e attenzione. Si tratta di un work in progress, dove il valore della partecipazione si trasforma in servizi.<br />
I benefici specifici di questo approccio possono aiutare le amministrazioni a rendere il loro governo: semplice e orientato all’utenza, trasparente e affidabile, partecipativo e inclusivo, ampio e coeso.</p>
<p>Si tratta di un utilizzo delle tecnologie di rete che non si può ignorare e che sta portanto profonde modificazioni in ogni ambito della comunicazione, congiutamente ad altri trend come il consumo consapevole, la formazione di una classe di knowledge worker, l’importanza sempre maggiore dell’apprendimento informale, la comunicazione delle conoscenze tacite e implicite, l’innovazione diretta dagli utenti, nuove forme organizzative a rete e la commercializzazione del mercato IT.<br />
Il web 2.0 funziona bene in contesti di alta fiducia reciproca, e in ambienti caratterizzati da una forte spinta alla collaborazione e alla condivisione di tipo knowledge intensive. Ma una forte spinta e un’alta motivazione strategica fanno il resto. Insieme a una goverance chiara e definita degli ambienti che le interazioni web based creano.<br />
Case studies</p>
<p>All’interno del portale dell’Economia partecipata (economiapartecipata.it) è possibile consultare i documenti sul Bilancio, sulla programmazione economico-finanziaria e sulla partecipazione democratica nel Lazio. Culturalazio.it è un sistema di produzione di conoscenza per organizzare, archiviare e condividere dati e informazione insieme alla cittadinanza www.culturalazio.it. ArcheoTRAc è un progetto rivolto alla gestione dei beni archeologici e l’obiettivo del sistema è quello del recupero e della valorizzazione del patrimonio informativo che essi generano.<br />
Cosa hanno in comune i tre progetti? Sono nati su iniziativa di alcune Regioni, rispettivamente il Lazio e la Valdaosta, e sono tutti basati su tecnologie open source. I motivi di questa scelta tecnologica sono simili: trasferire investimenti dall’acquisto di licenze alla formazione di utenti e operatori; promuovere la diffusione e l’evoluzione della metodologia impiegata attraverso il riuso della soluzione, favorire la concorrenza e la partecipazione.<br />
Vuol dire che la Pubblica Amministrazione italiana ha deciso di investire nel software libero? In parte sì. Da una recente ricerca della Venice International University-Tedis emergerebbe la volontà della PA di dotarsi di software libero per risparmiare, affrancarsi dal legame con un fornitore unico, sviluppare le competenze interne.</p>
<p>Ma non si tratta di solo risparmio, anche se in una fase di recessione economica il software libero potrebbe avere una funzione “anticiclica” e la Pubblica Amministrazione svolgere in questo un ruolo guida. </p>
<p>Bisognerebbe però attivare lo Strategic procurement per i servizi OS, attraverso meccanismi che semplifichino l’accesso da parte delle PA ai servizi delle PMI, immaginando un mercato elettronico dell’OS e sviluppando i centri di competenze regionali per favorire l’abbattimento dei costi e la standardizzazione delle customizzazioni. Le Pmi sono infatti da tutti considerate il fattore abilitante per favorire la diffusione di un sistema a livello locale. Se a questa riflessione aggiungiamo che per l’ISTAT, l’adozione di sistemi operativi liberi o Open Source nelle imprese italiane nell’anno 2007 è stata pari al 12,2% del totale, con punte del 39,7% tra le aziende con oltre 250 dipendenti, il gioco è fatto. </p>
<p>Ma allora perchè la PA italiana è così lenta ad interagire con il mondo open? A parte i limiti, e i vincoli, della macchina pubblica, per Tedis uno dei motivi principali è che l’“offerta Open Source” è composta da aziende non omogenee, e dal fatto che nonostante l’alto numero di programmatori italiani attivi nel settore, risulta defilato il ruolo delle università italiane nella contribuzione di codice aperto: nessuna di esse compare tra le prime dieci università al mondo per codice sviluppato e condiviso nell’area dell’Open Source. Ma “in realtà quello che manca è una visione strategica”. “Rendere disponibile il patrimonio di conoscenza delle community professionali e dei database pubblici anche per le imprese italiane sarebbe un modo per spostare verso l’alto la frontiera delle capacità produttive del Paese, come spinta complementare alla crescita degli investimenti pubblici in infrastrutture”. Open source, open standard e open framework, insieme al concetto delle opere creative commons, possono essere motore di innovazione del concetto più profondo di Pubblica Amministrazione: essere produttori di conoscenza condivisa a favore del cittadino. Insomma, da una PA che produce servizi, ad una PA che produce conoscenza e contenuti condivisi e riusabili. </p>
<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/06/ecosistemi_e_pa.doc' title='ecosistemi_e_pa.doc'>ecosistemi_e_pa.doc</a></p>
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		<item>
		<title>Digital Ecosystems: Policies and Projects</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/temi/innovazione/digital-ecosystems-policies-and-projects</link>
		<comments>http://www.dicorinto.it/temi/innovazione/digital-ecosystems-policies-and-projects#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 14:01:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Innovazione tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Digital Ecosystems: Policies and Projects
Thursday, 11 June 2009
Villa Piccolomini, Via Aurelia Antica 164, Rome (IT)

Scarica il programma
Objectives of the Workshop
The overall objective of the workshop is to spread the knowledge of the Digital Ecosystems and to
prepare regions in the process of developing a DE strategy. Special emphasis will be given to
discussing how to integrate the [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Digital Ecosystems: Policies and Projects<br />
Thursday, 11 June 2009<br />
Villa Piccolomini, Via Aurelia Antica 164, Rome (IT)<br />
</strong></p>
<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/06/den4dek.pdf' title='scarica il programma'>Scarica il programma</a></p>
<p><strong>Objectives of the Workshop</strong><br />
The overall objective of the workshop is to spread the knowledge of the Digital Ecosystems and to<br />
prepare regions in the process of developing a DE strategy. Special emphasis will be given to<br />
discussing how to integrate the DE Concept in politically sound regional innovation strategies.<br />
In particular, the workshop aims :<br />
- To provide in-depth information to local and regional practitioners on current and future EU policy on DE;<br />
- To debate on national and regional innovation policies as positive scenario for the development of digital ecosystems;<br />
- To showcase the results achieved by EU projects on DE;<br />
- To network and enlarge the platform of DEN4DEK to other stakeholders from across the EU.<br />
<span id="more-1060"></span><br />
<strong>Description of the Workshop</strong><br />
The event is divided into 2 parts, in-line with the above objectives. After each presentation there<br />
will be time for questions and answers and there will also be opportunities for discussion amongst<br />
participants and the speakers. For more information, please see below for a description of each<br />
part of the event.<br />
<strong>Session 1</strong>: Innovation policies and digital ecosystems<br />
A presentation of the DEN4DEK Project will be followed by information on present and future<br />
European policies that may support the further development of DE and their implementation at<br />
regional level. Two speeches will introduce a discuss how to integrate digital ecosystems in the<br />
innovation policies implemented at national, regional and local level. A focus on territorial<br />
experiences from Italy, Spain and UK will follow.<br />
<strong>Session 2</strong> – Good practices dissemination<br />
The aim of this session is to share experience and disseminate all the necessary knowledge that<br />
allow regions to plan an effective deployment of the Digital Ecosystems. A special attention will be<br />
dedicated to the crucial connection between research experiences and Digital Ecosystems<br />
concrete implementation at local level. EU co-funded projects will showcase the activities and<br />
results achieved so far in the field of digital ecosystems.<br />
Speakers<br />
EU Institutions, Regional Authorities, experts active in Digital Ecosystems, EU project<br />
representatives.<br />
Participants<br />
The event is aimed at DEN4DEK partners, REDEN members, EU Regions, decision makers and<br />
local authorities, SMEs clusters and the DE Research community.<br />
Please feel free to forward the invitation to stakeholders whom you feel might be interested in<br />
attending the conference.<br />
Language<br />
ENG/IT<br />
Contacts: <a href="mailto:esiig2@regione.lazio.it">esiig2@regione.lazio.it</a></p>
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		<title>Un laboratorio Free, Libre, Open Source Software al Cattid</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 08:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Free software]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Open source]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;Open source software, il software a codice sorgente aperto che oggi usiamo per fare meglio e più velocemente molte attività intellettuali quotidiane attraverso I computer, non è solo una tecnologia
L&#8217;Open source, che oggi caratterizza un intero set di tecnologie, è usato spesso una metafora che indica l&#8217;attitudine a sviluppare in maniera aperta e collaborativa ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/cattid-sapienza.png' title='logo cattid'><img hspace="2" vspace="2" align="left" src='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/cattid-sapienza.png' alt='logo cattid' /></a></p>
<p>L&#8217;<strong>Open source software</strong>, il software a codice sorgente aperto che oggi usiamo per fare meglio e più velocemente molte attività intellettuali quotidiane attraverso I computer, non è solo una tecnologia<br />
L&#8217;<strong>Open source</strong>, che oggi caratterizza un intero set di tecnologie, è usato spesso una metafora che indica l&#8217;attitudine a sviluppare in maniera aperta e collaborativa ogni aspetto della conoscenza umana</p>
<p>Non è infatti casuale che dopo l&#8217;affermarsi dell&#8217;open source software si sia cominciato a parlare di open content, open courseware, open journalism, open politics, open hardware.</p>
<p>L&#8217;Open source come metafora e strumento euristico ha dato origine ad approcci teorici e disciplinari peculiari: la Wikinomics, la Freakonomics, etc. </p>
<blockquote><p>Senza il Free Software non esisterebbe l&#8217;Open Source Software</p></blockquote>
<p>Prima dell&#8217;Open Source è nato il <strong>Free Software</strong> e spesso quando parliamo di Software Open Source stiamo parlando di Free Software</p>
<p>Il nostro approccio al <strong>FLOSS </strong>vuole riflettere l&#8217;obiettivo del Cattid di occuparsi di tecnologie aperte e disponibili a un uso commerciale, in un&#8217;ottica transdisciplinare, pur rimanendo legati a una prospettiva di ricerca che usa il software free, libre, open source, per migliorare la vita di ciascuno realizzando prodotti utili, facili da usare e accessibili</p>
<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/cattid_opensource_2.pdf' title='Le attività di quest’anno'>Le attività di quest’anno</a></p>
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		<title>e-gov 2012: l’innovazione tecnologica come leva per la gestione, fruizione e conservazione dei Beni culturali</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 14:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Conferenze]]></category>
		<category><![CDATA[copyright]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Studi e ricerche]]></category>

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		<description><![CDATA[13 maggio, mercoledì &#8211; mattina
e-gov 2012: l’innovazione tecnologica come leva per la gestione, fruizione e conservazione dei Beni culturali
    * 13/05/2009
    * 10:00 &#8211; 13:00
Il progetto CulturAmica nelle sue parti di backoffice (la rete della Cultura) e di frontoffice (il portale della cultura e i portali dei musei) costituisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/logo1.png' title='logo1.png'><img hspace="2" vspace="2" align="left" src='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/logo1.png' alt='logo1.png' /></a>13 maggio, mercoledì &#8211; mattina<br />
<a href="http://iniziative.forumpa.it/expo09/convegni/e-gov-2012-l-innovazione-tecnologica-come-leva-la-gestione-fruizione-e-conservazione">e-gov 2012: l’innovazione tecnologica come leva per la gestione, fruizione e conservazione dei Beni culturali</a><br />
    * 13/05/2009<br />
    * 10:00 &#8211; 13:00</p>
<p><em>Il progetto CulturAmica nelle sue parti di backoffice (la rete della Cultura) e di frontoffice (il portale della cultura e i portali dei musei) costituisce una potente leva per una migliore gestione, fruzione e conservazione del Beni culturali, vero giacimento di risorse preziose per il Paese. Il convegno anche qui darà conto di quanto fatto e delle strade intraprese e sarà gestito in collaborazione dal DIT e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Coordina Antonia Recchia. E’ stato invitato il Ministro Bondi.</em></p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<p>      Chairperson</p>
<p>            <strong>Antonia Pasqua Recchia</strong> (Direttore Generale Organizzazione, Innovazione, Formazione, Qualificazione professionale &#8211; Ministero per i Beni e le Attività Culturali)</p>
<p>      Relazioni</p>
<p>            <strong>Umberto Croppi</strong> (Assessore alle Politiche Culturali e alla Comunicazione &#8211; Comune di Roma)<br />
<strong>            Arturo Di Corinto (Ricercatore &#8211; Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;)<br />
<a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/culturalazio_eurospace1.pdf' title='Scarica la Presentazione di Culturalazio.it al Forum PA in .pdf'>Scarica il testo dell&#8217;intervento.it al Forum PA in .pdf</a></strong><br />
<a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/culturalazio_dicorinto_forumpa.pdf' title='Scarica le slide dell’intervento.it al Forum PA in .pdf'>Scarica le slide dell’intervento.it al Forum PA in .pdf</a><br />
<a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2009/05/culturalazio_dicorinto_forumpa.ppt' title='Scarica le slide dell’intervento.it al Forum PA in .ppt'>Scarica le slide dell’intervento.it al Forum PA in .ppt</a></p>
<p>            <strong>Manola Giusti</strong> (Segreteria Tecnica &#8211; Dipartimento per l&#8217;Innovazione e le Tecnologie)<br />
            Digital Preservation : A Forward-Looking Mission<br />
            <strong>Carlo Musacchio</strong> (GEH Sales Manager &#8211; Local Government, Healthcare, Education and Research &#8211; SUN MICROSYSTEMS ITALIA)<br />
            <strong>Gianfranco Pontevolpe</strong> (Responsabile Ufficio progettuale Dematerializzazione &#8211; CNIPA)<br />
            <strong>Stefano Luigi Torda</strong> (Capo &#8211; Dipartimento per l&#8217;Innovazione e le Tecnologie)<br />
            <strong>Francesca Velani</strong> (Consigliere Delegato &#8211; Promo P.A. Fondazione)</p>
]]></content:encoded>
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