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	<title>ArDiCor &#187; Diritti digitali</title>
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		<title>La Repubblica: Hacker in campo contro i corrotti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:06:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Hacker in campo contro i corrotti. GlobaLeaks, la denuncia in p2p
Un gruppo di italiani esperti di tlc, privacy e sicurezza, ha messo a punto un sistema open source per l&#8217;invio e l&#8217;archiviazione sicura in rete di documenti scottanti. Senza che terze parti possano intercettare il mittente. Un evoluzione di WIkileaks, ma decentralizzato. Ecco come funziona [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/02/la-repubblica-it-logo.png"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/02/la-repubblica-it-logo.png" alt="" title="la-repubblica-it-logo" width="270" height="50" class="alignleft size-full wp-image-2092" /></a><a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/02/05/news/hacker_anti_corruzione-29393382/">Hacker in campo contro i corrotti. GlobaLeaks, la denuncia in p2p</a><br />
Un gruppo di italiani esperti di tlc, privacy e sicurezza, ha messo a punto un sistema open source per l&#8217;invio e l&#8217;archiviazione sicura in rete di documenti scottanti. Senza che terze parti possano intercettare il mittente. Un evoluzione di WIkileaks, ma decentralizzato. Ecco come funziona di ARTURO DI CORINTO per<a href="http://www.repubblica.it"> La Repubblica</a> del 5 febbraio 2012</p>
<p>E se potessimo denunciare il capo senza ritorsioni? Il 30 gennaio è stata consegnata la relazione della commissione anticorruzione al ministro Patroni Griffi il quale, in una nota, ha precisato che fra le varie misure suggerite è necessario prevedere un sistema di premi per il funzionario pubblico che denuncia le corruttele garantendogli l&#8217;anonimato. Nelle proposte che andranno a integrare il ddl anticorruzione si specifica che ciò possa essere garantito per legge. C&#8217;é da fidarsi?</p>
<p>Un&#8217;idea per esserne sicuri viene da un gruppetto di hacker italiani, esperti di telecomunicazioni, privacy e sicurezza. Si chiama GlobaLeaks. (<a href="http://www.GlobaLeaks.org">http://www.GlobaLeaks.org</a>) E&#8217; un tool open source che con un doppio click permette di implementare un sistema completo per l&#8217;invio e l&#8217;archiviazione sicura di documenti scottanti senza che terze parti possano intercettare il mittente assicurandogli l&#8217;anonimato. La logica che ispira il progetto è la stessa di Wikileaks, garantire la trasparenza di fatti di interesse pubblico, ma a differenza del progetto capitanato da Julian Assange, non prevede un&#8217;organizzazione centralizzata per funzionare, e nemmeno una redazione sconosciuta che si incarica di valutare la qualità delle informazioni. Con GlobaLeaks è l&#8217;organizzazione che decide di usare lo strumento, ad esempio l&#8217;ufficio trasparenza di un ente pubblico, a gestire la piattaforma. La sua semplicità d&#8217;uso sopperisce al maggior freno che spesso incontrano i soggetti in cerca di informazioni riservate: la mancanza di competenze tecnologiche per avviare attività simili, e che richiedono un livello di sicurezza pari all’importanza dei dati che vogliono trattare. <span id="more-2789"></span></p>
<p>La filosofia che guida l&#8217;iniziativa degli hacker è che un segreto detto alla persona giusta causa un cambiamento, perché, dicono i promotori: “If you know something, you can do something about it” (“se lo sai, puoi fare qualcosa”).<br />
L&#8217;idea non è nuova. In ambito aziendale questa pratica si chiama “corporate transparency”, in ambito pubblico si chiama “Open Data”, in ambito giornalistico sono le “fonti anonime”, in ambito investigativo si chiamano “soffiate”. Una pratica, e una mentalità, che ha ricevuto nuovo impulso dal fenomeno del leaking distribuito e dal “movimento” per la trasparenza lanciato da Wikileaks e raccontato da Micah Sifrey nel suo libro “Oltre Wikileaks. Il futuro del movimento per la trasparenza” (Egea, 2011), anche se GlobaLeaks se ne differenzia sotto vari aspetti. Come dice uno degli sviluppatori: “Wikileaks ha avuto in questo contesto il ruolo di Napster, il primo sistema di file sharing che ha mostrato a tutti la potenzialità del peer to peer. Napster era però un sito unico e perciò vittima di pressioni legali, attacchi informatici, censura. E per questo ha chiuso. Poi è venuto bit-torrent ed altre tecnologie che distribuivano la responsabilità, rendendo le pressioni verso un singolo “nodo” inutili, perché altri ne sarebbero nati al suo posto. Noi siamo il BitTorrent della trasparenza.”</p>
<p>I punti di forza di GlobaLeaks sono la semplicità d&#8217;uso, la localizzazione, la robustezza tecnologica, la garanzia dell&#8217;anonimato e la trasparenza</p>
<p><strong>Semplicità.</strong> Poichè l&#8217;obiettivo è che qualsiasi entità, sia essa una Pubbica amministrazione, un quotidiano, una grande azienda, un&#8217;associazione di cittadini, possa creare il proprio nodo gloableaks in maniera facile e veloce, l&#8217;idea di fondo é di semplificare l&#8217;uso degli strumenti necessari a trasferire e contestualizzarne le informazioni. “Analizzando i fenomeni di trasparenza, abbiamo scorporato le loro funzioni. Chi crea l’iniziativa non deve essere per forza chi ha anche le competenze, il tempo e l’onestà di comprendere, valutare e verificare i dati ricevuti. Questi ruoli sono quindi separati, chi crea l’iniziativa è il gestore, chi riceve i dati è il ricevente.” Ad esempio “Se il team dietro WikiLeaks ricevesse delle prove documentali che spiegano un fenomeno locale (mettiamo, la corruzione legata all’EXPO2015, in lingua italiana) non avrebbe la capacità di contestualizzarla, capirla, comunicarla”, la procura di Milano o una redazione lombarda, sì.</p>
<p><strong>Anonimato e sicurezza</strong>: L’anonimato è un concetto chiave di GlobaLeaks. “L’anonimato garantito può abbattere il muro di omertà che attanaglia contesti in cui la paura rappresenta un deterrente per chi possiede informazioni scottanti. Se vi è venuto in mente “mafia”, è venuto anche a noi.”<br />
GlobaLeaks si è posto da subito il problema della sicurezza degli utilizzatori. “La sicurezza del whistleblower è l’elemento che contraddistingue una piattaforma fatta pensando ai diritti umani da una fatta pensando al business.” GlobaLeaks usa le tecnologie del progetto Tor &#8211; la stessa rete che consente a utenti cinesi, siriani, iraniani di superare la censura &#8211; (<a href="https://www.torproject.org">https://www.torproject.org</a>), e quindi garantisce l’anonimato tecnologico a chiunque si affida al suo software. “Possiamo garantire che i dati che invierà non saranno letti da nessuno se non dalla piattaforma designata, e che i dati da lui immessi avranno una scadenza, dopo la quale sarà impossibile recuperarli.”</p>
<p><strong>Trasparenza e indipendenza.</strong> Si può dire che GlobaLeaks faccia della trasparenza progettuale la sua miglior difesa. GlobaLeaks è sofware libero e gratuito: “Anche tu puoi essere la persona dietro all’iniziativa, e chi non si fida può leggersi le valutazioni sulla sicurezza del codice che può trovare online”. GlobaLeaks è un progetto indipendente, senza un vertice e senza gerarchie, basato sull&#8217;autorevolezza degli sviluppatori e la bontà del codice. Ogni persona che vuole contribuire al progetto è ben accetta. Il gruppo di persone che lavora al progetto è formato da professionisti con competenze diverse e distribuite in diversi ambiti: esperti di programmazione, sicurezza, webdesign, grafica, ma anche manager, avvocati e giornalisti. L’unica cosa che accomuna queste persone è la forte convinzione che un incremento della trasparenza nel tessuto sociale possa portare ad un miglioramento collettivo. “GlobaLeaks é uno strumento di responsabilità civica.”</p>
<p>Ma è anche vero che GlobaLeaks vive se delle persone, sensibili ad un certo tema, hanno dei documenti che provano qualcosa di rilevante e sentono la necessità etica di condividerli. GlobaLeaks cresce attorno a questo fatto. “Noi sviluppiamo i software che consentono la nascita di iniziative di whistleblowing, ma per separare in modo netto le responsabilità, noi non saremo mai nè promotori nè gestori di iniziative di denuncia nè destinatari dei documenti. Nel grande quadro che rappresenta la lotta alla trasparenza delle istituzioni, delle aziende, e della verità&#8230; il pittore è colui che segnala, i colori sono i dati che rivela, l’iniziativa che usa GlobaLeaks è la cornice; noi, siamo la tela bianca.”</p>
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		<title>Intervista: Di Corinto su ACTA per Radio Capo D&#8217;Istria</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 10:04:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista: Di Corinto su ACTA per Radio Capo D&#8217;Istria 
Domenica 30 gennaio 2012
OSSERVATORIO  05.02.2012 &#8211; MITAR
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista: Di Corinto su ACTA per <a href="www.rtvslo.si/radiocapodistria">Radio Capo D&#8217;Istria </a><br />
Domenica 30 gennaio 2012</strong><br />
<a href='http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/02/OSSERVATORIO-05.02.2012-MITAR.mp3'>OSSERVATORIO  05.02.2012 &#8211; MITAR</a></p>
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		<title>La Repubblica: Dietro il risiko dell&#8217;ACTA, minaccia globale alla libertà</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/temi/innovazione/la-repubblica-dietro-il-risiko-dellacta-minaccia-globale-alla-liberta</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 00:09:45 +0000</pubDate>
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Dietro il risiko dell&#8217;ACTA, minaccia globale alla libertà
Che cosa muove il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo, quali sono i suoi punti deboli e come impatterà nell&#8217;ecosistema web. L&#8217;Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo anche se il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/02/la-repubblica-it-logo.png"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/02/la-repubblica-it-logo.png" alt="" title="la-repubblica-it-logo" width="270" height="50" class="alignleft size-full wp-image-2092" /></a><br />
<a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/01/31/news/acta_minaccia_globale-29074961/">Dietro il risiko dell&#8217;ACTA, minaccia globale alla libertà</a><br />
Che cosa muove il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo, quali sono i suoi punti deboli e come impatterà nell&#8217;ecosistema web. L&#8217;Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo anche se il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti di <strong>ARTURO DI CORINTO per <a href="http://www.repubblica.it">Repubblica</a> del 31 gennaio 2012</strong></p>
<p>VENTIDUE dei ventisette paesi membri dell&#8217;Unione europea hanno firmato il Trattato anticontraffazione &#8220;ACTA&#8221; 1 a Tokyo, ma già a dicembre il Consiglio Europeo lo aveva adottato durante un incontro su agricoltura e foreste. Un fatto che ha suscitato una vasta opposizione fra i cittadini e la chiamata in causa dell&#8217;Europarlamento che dovrà ratificare l&#8217;accordo o rigettarlo, entro giugno. Nel frattempo il relatore Ue del trattato per il commercio internazionale, Kader Arif, si è dimesso denunciando l&#8217;accordo come una pagliacciata, in Polonia sono scesi in piazza per contestarlo, Anonymous ha attaccato siti e agenzie in risposta, e un vasto movimento d&#8217;opinione oggi scuote la rete per chiederne l&#8217;abrogazione. In un&#8217;analisi appena diffusa dalla coalizione anti-Acta si spiega perché 2.<br />
<span id="more-2743"></span><br />
I motivi sono di forma e di sostanza. Di sostanza, perché l&#8217;accordo anticontraffazione non riguarda solo la contraffazione e pur con il legittimo obiettivo di favorire la lotta alla pirateria alimentare, dei farmaci, di film e musica, chiama in correo chiunque possa conoscere o fornire informazioni sui sospetti responsabili di tali reati, ad esempio gli Internet service providers e gli intermediari di servizi Internet (come Google, Yahoo! o Wikipedia), cui assegna il ruolo di sceriffi nell&#8217;accertamento di queste violazioni.</p>
<p>Al comma 3 dell&#8217;articolo 27 l&#8217;accordo prevede la &#8220;cooperazione&#8221; fra i titolari dei diritti e gli Isp secondo un meccanismo &#8220;extragiudiziale&#8221; o &#8220;alternativo al tribunale&#8221;. Significa che i compiti di polizia &#8211; sorveglianza e raccolta di prove  &#8211;  quelli giudiziali, le sanzioni, possono essere affidati a soggetti privati bypassando l&#8217;autorità giudiziaria e il diritto a un giusto processo. A riprova di questo ruolo da sceriffi, nel comma successivo il trattato consente ai titolari di diritti di ottenere dati privati sugli utenti dai fornitori di servizi Internet senza la decisione di un giudice. Il dispositivo non è vincolante ma può essere modificato con un emendamento. Inoltre le sanzioni civili previste possono ricadere sugli intermediari ed essere usate per convincerli a &#8220;cooperare&#8221;. A dispetto di molti studi che smentiscono i dati sulle perdite dell&#8217;industria dei contenuti causati dalla pirateria (come dice la &#8220;Corte dei Conti&#8221; 3 degli Stati Uniti), Acta prevede che la stima dei danni venga fatta dai titolari dei diritti e non sulla base di analisi precedenti e indipendenti.</p>
<p>Ma quello che preoccupa è che così facendo si pongono i diritti di proprietà intellettuale a un livello più alto degli altri, come quella alla libertà d&#8217;espressione, d&#8217;opinione e alla privacy, tutto il contrario di quanto è stato raccomandato in sede Onu nello speciale rapporto sulla promozione e la protezione della libertà di opinione e di espressione che dice esplicitamente che non si possono filtrare, censurare e disconnettere dalla rete i presunti sospetti di violazione dei diritti di proprietà intellettuale 4.</p>
<p>In aggiunta, sempre all&#8217;articolo 27, il trattato crea una cultura del sospetto che non favorisce mercato e concorrenza perché impedisce di usare il patrimonio culturale preesistente, quali le opere orfane, e tratta come reati anche la condivisione senza scopo di lucro delle opere tutelate da copyright criminalizzando strumenti, tecniche e piattaforme di condivisione come i blog, i network peer to peer, il free software e altre tecnologie che contribuiscono a disseminare cultura e conoscenza.</p>
<p>Open Government? L&#8217;obiezione ad ACTA è di metodo, perché pur col proposito legittimo per gli Stati di rafforzare la repressione contro la contraffazione dei marchi, la violazione dei brevetti e la falsificazione delle opere dell&#8217;ingegno &#8211; l&#8217;accordo è il risultato di trattative segrete che sono trapelate solo grazie agli sforzi di un&#8217;ampia coalizione internazionale e ai cable di wikileaks. Nello specifico, Edri 5, EFF 6, La Quadrature du net 7, e molti parlamentari europei denunciano dal 2008 come l&#8217;accordo abbia bypassato le sedi competenti in materia di brevetti e copyright quali la WIPO e la WTO che hanno chiare garanzie procedurali; che l&#8217;accordo è stato negoziato a porte chiuse; che i documenti negoziali non sono tutti disponibili quindi è impossibile interpretare correttamente alcune sue parti; che l&#8217;accordo non tiene conto dell&#8217;impatto economico e sociale che produce e riutilizza vecchi dati relativi all&#8217;IPRED I e II (la vecchia &#8220;Direttiva enforcement&#8221;), in un contesto diverso da quello odierno dell&#8217;economia di rete.<br />
8<br />
Ma quello che pare insopportabile è soprattutto la creazione di una nuova istituzione, &#8220;il Comitato ACTA&#8221; con l&#8217;incarico di interpretare e implementare il trattato ma senza garanzie che operi in maniera aperta, trasparente, inclusiva e soggetta a pubblico scrutinio e che appunto potrà cambiare il trattato &#8220;in corsa&#8221;, dando però la facoltà ai firmatari di &#8220;uscirne&#8221; in seguito a cambiamenti rilevanti.</p>
<p>Nonostante gli sforzi del Consiglio Europeo e dei negoziatori per rintuzzare tali accuse e rendere politicamente corretto ogni passaggio del trattato questa opacità è già di per sé stessa motivo di indignazione poiché esemplifica un meccanismo arbitrario che fa carta straccia della retorica dell&#8217;open government di cui tanto si parla, facendo della UE il contrario di una democrazia partecipata.  Non è infatti pensabile che nel terzo millennio decisioni di tale rilevanza siano prese senza consultare i cittadini, anzi, tenendoli all&#8217;oscuro. Addirittura la stessa amministrazione Obama ponendo il segreto su ACTA per motivi di sicurezza nazionale  aveva ammainato la bandiera dell&#8217;open government.</p>
<p>Insomma, facendo leva sulle presunte perdite economiche che l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento da alcuni anni a sproposito lamenta, si vuole modificare gli ordinamenti giudiziari locali per rendere i fornitori di servizi responsabili di quanto la Rete veicola, al fine di obbligarli a diventare i gendarmi delle corporation così come Disney, Mediaset, NewsCorp hanno chiesto alla UE nel 2006 9. Questo è un altro motivo di disappunto. Far modificare il quadro normativo e giuridico europeo per adattarlo alla politica dei lobbisti di un altro paese è una questione di sovranità nazionale.</p>
<p>La nuova economia. Ma come si è arrivati a questo? E&#8217; chiaro che i paesi occidentali hanno rinunciato da tempo a competere con i Brics sulla produzione manifatturiera e questo accordo evidenzia il fatto che in un&#8217;economia globale e finanziarizzata la competizione si è spostata dalla qualità delle merci alle aule di tribunale, dalla disponibilità di materie prime alla tutela degli asset immateriali delle aziende e quindi all&#8217;adozione di meccanismi legislativi in grado di applicare norme vantaggiose per i titolari di diritti intellettuali, spesso a discapito degli interessi stessi dei singoli paesi aderenti.</p>
<p>ACTA, infatti, nonostante il nome, non si occupa solo di contraffazione ma di ogni aspetto della cosiddetta proprietà intellettuale come definita dagli accordi Trips, e quindi di brevetti, copyright, marchi, segreto industriale, indicazioni geografiche, circuiti integrati, disegno industriale e pratiche competitive.  Le multinazionali che spingono ACTA hanno un interesse specifico nel campo dei biocarburanti e dei farmaci, quindi degli alimenti geneticamente modificati, delle sementi, delle molecole, dei metodi e processi di trasformazione della materia o dell&#8217;energia. In un&#8217;economia fatta di idee, informazioni, conoscenze e scambio linguistico dove il capitale fluisce nei circuiti finanziari e l&#8217;impresa è deterritorializzata, la proprietà intellettuale non è solo un fatto di film e musica.</p>
<p>ACTA inoltre impone delle restrizioni all&#8217;interoperabilità dei contenuti e del software che arrecheranno notevoli danni ai consumatori e alle piccole e medie imprese ed introduce il concetto di &#8220;incitamento alla violazione del copyright&#8221; che non fa parte del quadro legale europeo e ostacola l&#8217;accesso ai contenuti anche quando questo è legale.</p>
<p>Questo solo esempio ci fa capire che Acta disincentiva l&#8217;innovazione che spesso cresce in quell&#8217;area grigia dove è facile violare la proprietà intellettuale mentre si fa ricerca e innovazione all&#8217;interno di un processo che viene frenato dal timore di cause legali a causa dell&#8217;incetta di brevetti e copyright da parte delle corporations  che si traduce in una vera e propria barriera al mercato per le piccole e medie imprese.</p>
<p>Se un rafforzamento della repressione contro la falsificazione dei prodotti può essere condivisibile e auspicabile, in particolare per quanto riguarda la tutela della salute delle persone, non è possibile ammettere altrettanto quando ciò riguarda il diritto dei paesi in via di sviluppo all&#8217;accesso ai farmaci e l&#8217;inibizione all&#8217;utilizzo della Rete per le persone che, senza scopo di lucro, condividono cultura e conoscenza attraverso il medium del nuovo millennio, in particolare quando ciò viene fatto con procedure invasive della privacy e senza garanzie giudiziarie. </p>
<p>Il Trattato ACTA contiene disposizioni che andrebbero a modificare il quadro legale dell&#8217;Unione Europea, rendendo responsabili i fornitori di connettività e servizi di ciò che le persone immettono su Internet, facendo cadere i principi di mere conduit e di neutralità della Rete che sono stati i fondamenti grazie ai quali essa finora è riuscita ad affermarsi come strumento essenziale per il commercio, la libertà d&#8217;espressione, l&#8217;arricchimento culturale e la partecipazione democratica.</p>
<p>Acta: un fatto legislativo, non commerciale. Negli Usa non è considerato un trattato. Se lo fosse, dovrebbe passare per un voto al Senato, ma l&#8217;amministrazione Obama lo ha dichiarato un &#8220;accordo esecutivo&#8221; che lo renderebbe vincolante solo in accordo alla Convenzione di Vienna sulla Legge dei Trattati del 1969 che non è stata ratificata dagli Stati Uniti. La manovra americana è perfettamente coerente con gli scopi dell&#8217;amministrazione Obama di mantenere un&#8217;asimmetria vantaggiosa per gli interessi dell&#8217;industria della &#8220;proprietà intellettuale&#8221; di casa propria: esportare un tipo di enforcement concernente la &#8220;proprietà intellettuale&#8221; verso paesi terzi, senza essere vincolati da quell&#8217;enforcement, per permettere alle industrie americane di conquistare un vantaggio competitivo rispetto alle industrie straniere.<br />
ACTA lederà le libertà dei cittadini italiani e il commercio nazionale molto più di qualsiasi ordinario accordo commerciale.</p>
<p>L&#8217;Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo, ma il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti né ha potuto analizzare l&#8217;impatto che questo accordo avrà sul nostro sistema legale anche se la tanto discussa delibera AGCOM ne recepisce quasi interamente le ragioni (Vedi Repubblica del 5 maggio 10). </p>
<p>ACTA è solo in apparenza un accordo commerciale: in realtà esso è di natura legislativa. Perciò è Inaccettabile che i parlamentari italiani siano stati esclusi dal processo, mentre 42 dirigenti delle industrie con interessi correlati a brevetti e copyright hanno potuto accedere ai documenti e concorrere alla loro formulazione, mentre si richieda di accettare come fatto compiuto i risultati di un lavoro svolto in segreto.<br />
Non è ammissibile che a decidere del futuro della libertà e ad interferire con le leggi di uno Stato sovrano siano pochi funzionari e rappresentanti di corporation.</p>
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		<title>Arcireport: ACTA, una guerra politica</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:42:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
ACTA: una guerra politica
Arturo Di Corinto
per ARCIREPORT anno X, n. 4, 31 gennaio 2012 
E così ce l&#8217;hanno fatta. Le grandi multinazionali sono riuscite a imporre all&#8217;Unione Europea la firma del trattato ACTA, l&#8217;accordo globale anticontraffazione. Con la scusa di tutelare i diritti di proprietà intellettuale dei produttori di farmaci, alimenti, canzoni e film dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/02/logoarci.jpeg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2012/02/logoarci.jpeg" alt="" title="logoarci" width="240" height="170" class="alignleft size-full wp-image-2741" /></a><strong><br />
ACTA: una guerra politica<br />
Arturo Di Corinto<br />
per <a href="http://arci.it/arci_report/index.htm">ARCIREPORT</a> anno X, n. 4, 31 gennaio 2012 </strong></p>
<p>E così ce l&#8217;hanno fatta. Le grandi multinazionali sono riuscite a imporre all&#8217;Unione Europea la firma del trattato ACTA, l&#8217;accordo globale anticontraffazione. Con la scusa di tutelare i diritti di proprietà intellettuale dei produttori di farmaci, alimenti, canzoni e film dalla pirateria globale, poche corporations sono riuscite ad anteporre i propri profitti alla libertà di espressione, di ricerca, di cooperazione, mettendo a rischio economie di sussistenza, il diritto alla salute e alla cultura e trasformando Internet in uno stato di polizia. <span id="more-2739"></span><br />
Dopo tre anni di accordi riservati, pesanti azioni di lobbying, e di sberleffi al Parlamento Europeo, l&#8217;accordo è stato siglato a Tokio da una quarantina di paesi fra cui USA, Giappone, Canada, Australia e Unione Europea. Dicono dovrebbe armonizzare le regole e le modalità di enforcement sulla proprietà intellettuale, ma la verità é che si tratta di un imponente dispositivo di censura e autocensura che prevede dure sanzioni e persino la galera per chi ne viola le regole. Alla faccia della privacy. Per chi produce farmaci generici, ad esempio, visto che In base ad Acta, le grandi aziende farmaceutiche potranno richiedere e ottenere i nominativi di chi sta facendo ricerche su farmaci basati su brevetti e impedire le ricerche sugli equivalenti generici, mentre le major del disco potranno chiedere ai provider i dati degli utenti sospetti di violazione del copyright. Senza l&#8217;intervento della magistratura.<br />
La posta in gioco è alta e non ha niente a che vedere con la tutela dei cittadini.<br />
ACTA è “un&#8217;evoluzione” dei famigerati TRIPs (Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights) gli accordi sul libero commercio intesi fra l&#8217;altro a limitare la commercializzazione di farmaci anti-Aids; é figlia del pessimo Telecom Package che dovrebbe armonizzare il mercato europeo delle telecomunicazioni ponendo pesanti restrizioni al libero uso della rete; é il coronamento degli sforzi della lobby anti-Internet che dal 2005 chiede, passando per il governo americano, che l&#8217;Europa attui un pesante giro di vite sulla diffusione di contenuti online remixati dagli utenti.<br />
Il tema è geopolitico. Obiettivo sono la Cina e la Russia, vasti mercati di copie illegali del l&#8217;industria hollywoodiana, l&#8217;India e il Sudafrica, dove si sperimentano i farmaci generici salvavita, il Brasile, dove si ampliano gli appezzamenti di terra coltivata con sementi OGM brevettate. La crisi economico-finanziaria che morde l&#8217;Occidente ha anche questo come effetto, l&#8217;irrigidimento delle norme a tutela degli asset immateriali delle imprese che invece di competere sulla qualità e l&#8217;innovazione dei propri prodotti, cerca di non perdere un euro o un dollaro di revenues legate a royalties e brevetti. Ma sotto sotto c&#8217;è anche un attacco di tipo politico. Contro Obama, notoriamente sostenuto dai grandi intermediari della comunicazione come Google, Facebook, Twitter, e i grandi fornitori di connettività, attraverso cui la “pirateria” si declina, e che non per caso sono contrarie ad ACTA, all&#8217;opposto delle associazioni dei discografici e dei cinematografici, insieme a un pugno di multinazionali del farmaco come Monsanto e Pfizer. La cosa sarebbe farsesca se non fosse tanto drammatica. Proprio loro che campano sulla biopirateria e sul copyright di opere della cultura orale come fa Disney, chiedono un giro di vite contro i pirati. Ma l&#8217;accordo deve essere ratificato a giugno dall&#8217;Europa. Le dimostrazioni di strada contro ACTA negli Usa, in Inghilterra e in Polonia, e gli attacchi di Anonymous in rete contro le multinazionali, ci dicono che non tutto è perduto.</p>
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		<title>Emergency: Quando il clic diventa un tic</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 21:43:52 +0000</pubDate>
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Attivismo 2.0: “friending”, “liking”, “commenting”, “retweeting”. Solo la consapevolezza genera impegno
Arturo Di Corinto
per E-il mensile di Emergency di Febbraio 2012
All&#8217;nizio c&#8217;era l&#8217;attivismo. Diverso dalla militanza nei partiti e nelle associazioni, l&#8217;”activism”, é l&#8217;azione diretta dei movimenti di base per denunciare un torto, contestare una scelta politica e dare voce alla protesta sociale su questioni specifiche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/04/logo_emergency.gif"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/04/logo_emergency.gif" alt="" title="logo_emergency" width="250" height="267" class="alignleft size-full wp-image-2162" /></a><strong><br />
<strong>Attivismo 2.0: “friending”, “liking”, “commenting”, “retweeting”. Solo la consapevolezza genera impegno<br />
Arturo Di Corinto<br />
per E-il mensile di <a href="http://www.emergency.it/e-il-mensile-di-emergency.html">Emergency</a></strong> di Febbraio 2012</strong></p>
<p>All&#8217;nizio c&#8217;era l&#8217;attivismo. Diverso dalla militanza nei partiti e nelle associazioni, l&#8217;”activism”, é l&#8217;azione diretta dei movimenti di base per denunciare un torto, contestare una scelta politica e dare voce alla protesta sociale su questioni specifiche. Poi è venuto l&#8217;hack-tivism, l&#8217;attivismo al computer, l&#8217;azione diretta in rete con tecniche da hacker, e dopo ancora il media-attivismo, l&#8217;uso consapevole e critico di telecamere, televisioni di strada e web-tv autogestite. Oggi va di moda l&#8217;attivismo 2.0. Giovani e meno giovani hanno abbracciato i social media (il web 2.0) per promuovere campagne sociali e fare attivismo oltre le forme tradizionali degli scioperi, delle occupazioni, dei boicottaggi, dei cortei e delle petizioni virtuali.<br />
Questa nuova forma di attivismo che si esprime nel “Mi piace” di Facebook, nel commentare un video su Yutube o “retwittare” un post, pretende di contribuire a una singola causa con un piccolo atto pratico, un semplice click, ma spesso si risolve nel suo peggiore estremo, il clicktivism. Puoi twittare una causa e votarla su Facebook senza coinvolgerti in nessuna azione diretta o sentire che sei importante per il suo successo. Quel gesto ripetuto si trasforma allora in “slacktivism”, l&#8217;attivismo fannullone che non si interessa di come è andata a finire. Magari un piccolo click ci porta a impegnarci in una cosa successiva, ma la maggior parte delle cause richiede più di un semplice click. Soprattutto, se questi click non producono azione e cambiamento, c&#8217;è il rischio di diventare cinici e smettere di crederci. Perciò anche se qualcuno usa i social media come parte della propria strategia di cambiamento non vuol dire che li stia usando strategicamente. Ci sono tanti modi di perdere tempo in campagne che non cambiano niente. E non dipende dal fatto che gli strumenti sono inefficaci, ma perchè vengono usati male. Per essere efficaci quei click vanno collegati alle opportunità quotidiane di reagire off-line alle ingiustizie di cui siamo testimoni ogni giorno. Un solo click non basta.</p>
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		<title>Intervisita Key4Biz: Stati Generali dell&#8217;Innovazione, Università e ricerca</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 08:48:37 +0000</pubDate>
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		<title>Assemblea Wikimedia Italia Roma 3-4 dicembre 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 08:46:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari soci e cari amici,
     Sabato 3 Dicembre avrà luogo, come da statuto, l&#8217;assemblea ordinaria di Wikimedia Italia nel corso della quale si terranno le elezioni del nuovo direttivo.
La prima convocazione è alle ore 10.00,
la seconda convocazione alle ore 14.00,
presso Opificio Telecom, via dei Magazzini Generali 20/A 00154 Roma, MM Piramide [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/11/wikimedia.jpeg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/11/wikimedia.jpeg" alt="" title="wikimedia" width="224" height="225" class="alignleft size-full wp-image-2654" /></a>Cari soci e cari amici,</p>
<p>     Sabato 3 Dicembre avrà luogo, come da statuto, l&#8217;assemblea ordinaria di Wikimedia Italia nel corso della quale si terranno le elezioni del nuovo direttivo.</p>
<p>La prima convocazione è alle ore 10.00,<br />
la seconda convocazione alle ore 14.00,<br />
presso Opificio Telecom, via dei Magazzini Generali 20/A 00154 Roma, MM Piramide (zona Ostiense).</p>
<p>Poiché i temi da trattare sono sempre tantissimi abbiamo pensato di sperimentare per la prima volta un&#8217;assemblea in due giornate.</p>
<p>    <strong> Domenica 4 Dicembre presso Hotel Abitart Roma</strong>, Via Pellegrino Matteucci, 10/20 (Piramide Cestia) 00154 (Roma) si terrà dunque la discussione sugli indirizzi dell&#8217;associazione per il 2012.</p>
<p>L&#8217;assemblea è aperta al pubblico, possono votare solo coloro che sono in regola con la quota asociativa del 2011 (è possibile regolarizzare in loco, per favore avvisate prima la segreteria con email a segreteria@wikimedia.it)</p>
<p>Potrete trovare tutte le informazioni alla pagina di Wikipedia<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Raduni/Roma_dicembre_2011_Assemblea_WMI">http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Raduni/Roma_dicembre_2011_Assemblea_WMI</a></p>
<p>I soci che non potranno partecipare possono trovare la delega alla pagina http://www.wikimedia.it/index.php/Associazione:Delega</p>
<p>Approfitto di questo invito per richiamare la vostra attenzione sulla raccolta fondi 2011, iniziata ieri. Trovate i banner in qualsiasi pagina di Wikipedia, anche in quella dell&#8217;assemblea!</p>
<p>&#8211; </p>
<p>Giulia C.M. Clonfero<br />
Segreteria del Direttivo di Wikimedia Italia<br />
Coordinatore del Comitato per il fundraising</p>
<p>http://www.wikimedia.it/index.php/Dona</p>
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		<title>Wikimedia: Festival delle libertà digitali</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 10:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Free software]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Open source]]></category>
		<category><![CDATA[Software libero]]></category>

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		<description><![CDATA[Come rendere fruibile e gratuita l&#8217;&#8221;autostrada&#8221; digitale
LA LIBERTA&#8217; DIGITALE SI MOLTIPLICA
14 giorni tra Veneto, Bologna, Pisa, Roma e Napoli per rendere fruibile a tutti la conoscenza via web.
Le novità e il programma del Festival di Wikimedia Italia, dall&#8217;1 al 14 ottobre
La libertà passa anche attraverso l&#8217;espressione digitale: open data, open street map, e-book. Ovvero la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/10/090522_festival_liberta_digitali.jpg"><img src="http://www.dicorinto.it/wp-content/uploads/2011/10/090522_festival_liberta_digitali-300x229.jpg" alt="" title="090522_festival_liberta_digitali" width="300" height="229" class="alignleft size-medium wp-image-2527" /></a><strong>Come rendere fruibile e gratuita l&#8217;&#8221;autostrada&#8221; digitale<br />
LA LIBERTA&#8217; DIGITALE SI MOLTIPLICA<br />
14 giorni tra Veneto, Bologna, Pisa, Roma e Napoli per rendere fruibile a tutti la conoscenza via web.<br />
Le novità e il programma del Festival di Wikimedia Italia, dall&#8217;1 al 14 ottobre</strong></p>
<p>La libertà passa anche attraverso l&#8217;espressione digitale: open data, open street map, e-book. Ovvero la libera diffusione via Internet, con annessa possibilità di impiego, della conoscenza, a cominciare dai dati delle pubbliche amministrazioni, delle cartografie del territorio realizzate dagli enti pubblici, dei libri vecchi e nuovi che dal formato cartaceo vengono resi fruibili sul web. Di tutto questo, e molto più, si parlerà al <strong>Festival delle Libertà Digitali</strong>, organizzato dall&#8217;Associazione Wikimedia Italia, giunto quest&#8217;anno alla terza edizione. Per il terzo &#8220;compleanno&#8221; la manifestazione si moltiplica: in programma dall&#8217;1 al 14 ottobre, il festival sarà diffuso sul territorio italiano, policentrico, con eventi sia a Vicenza dove è nato che a Padova, Bologna, Pisa, Roma e Napoli.<br />
«Con il Festival ci proponiamo di sensibilizzare le persone sulle nuove tecnologie della comunicazione, in particolare sugli aspetti che riguardano i principi etici e la libertà &#8211; spiega Luca Menini, di Wikimedia Italia &#8211; E&#8217; ormai fondamentale iniziare a comprendere i temi della privacy, dei dati aperti, del software libero, della condivisione della conoscenza, perché siamo nella società dell&#8217;informazione: questo implica che il valore economico non è più esclusiva di aspetti materiali, come la produzione di oggetti, ma anche nella cultura e nell&#8217;informazione, e nella loro diffusione. Questi aspetti oggi devono essere inclusivi, non esclusivi. Noi quindi affermiamo che non deve essere tolta alle persone la possibilità di operare con questi strumenti come lo desiderano».<span id="more-2526"></span><br />
L&#8217;obiettivo della manifestazione organizzata da Wikimedia Italia &#8211; associazione italiana senza scopo di lucro che supporta l&#8217;enciclopedia libera via web più famosa del mondo, Wikipedia &#8211; è quindi diffondere i valori positivi dell&#8217;&#8221;open source&#8221;, i principi etici della condivisione digitale in rete in modo legale di notizie, musica, immagini e programmi che stanno alla base del software libero e della stessa Wikipedia. Condivisione resa possibile anche grazie alla presenza di licenze precise che regolano la diffusione libera, fra cui le Creative Commons. Con l&#8217;evento si vuole poi contribuire al rafforzamento della rete di volontari che utilizzano e producono contenuti a scopo sociale, per lavoro o per svago: la manifestazione vuole quindi essere anche luogo di scambio di buone pratiche ed esperienze positive.<br />
<strong>I temi e i luoghi del Festival 2011</strong><br />
«In questa edizione la manifestazione è programmata con un &#8220;canovaccio&#8221; di argomenti principali, a cui volontariamente e senza necessariamente essere affiliati a Wikimedia Italia altre persone hanno potuto aggiungere e sviluppare ulteriori temi correlati» precisa Menini.<br />
Fra i temi principali che verranno toccati c&#8217;è quello degli open data. Le pubbliche amministrazioni hanno a propria disposizione un&#8217;enorme mole di informazioni, rilevazioni, dati appunto, che sono fruibili dai cittadini solo in forma cartacea o comunque, anche quando siano già digitalizzati, spesso solo recandosi nelle sedi dell&#8217;ente specifico. Queste informazioni, teoricamente già fruibili in modo libero, potrebbero essere messe a disposizione sulla rete così che il cittadino possa impiegarle, per semplici servizi informativi piuttosto che per un&#8217;attività di business.<br />
«La cittadinanza paga le tasse per avere servizi dalla Pubblica Amministrazione. Mettere a disposizione il proprio patrimonio informativo da parte delle amministrazioni pubbliche è uno di questi servizi &#8211; osserva Menini &#8211; Facciamo un parallelo &#8220;pratico&#8221;: la strada che io utilizzo, pubblica, ce l&#8217;ho perché pago le tasse. Ed è una infrastruttura a disposizione di tutti. I dati della Pubblica Amministrazione devono essere visti come infrastrutture dai cittadini, e deve essere possibile utilizzarle per i propri scopi tra cui anche il fare business: allo stesso modo per il quale impiego la strada davanti casa per andare al lavoro, o per svolgere l&#8217;attività di autotrasportatore».</p>
<p>A Padova, il tema degli open data verrà declinato in &#8220;open street map&#8221;.</p>
<p>A Vicenza si parlerà soprattutto di e-book.</p>
<p><strong>A Roma con un evento dal titolo &#8220;Cultura online: micro-pagamenti, grandi innovazioni&#8221;.</strong><br />
L’edizione di Roma ha il vantaggio di essere l’ultimo in ordine cronologico degli appuntamenti del Festival delle Libertà Digitali 2011. Ci sarà così possibile prendere spunto dai temi emersi nelle altre città.</p>
<p>Ci aiuteranno in questo compito <strong>Arturo Di Corinto</strong>, giornalista, docente e noto blogger; Carlo Infante, docente e promotore di alcune delle iniziative culturali più innovative e Vincenzo Vita, Senatore, vice presidente della Commissione cultura del Senato (e uno dei pochi politici attenti al mondo di Internet).</p>
<p>Ci sarà spazio anche per interventi del pubblico e contributi multimediali.</p>
<p>A Bologna un&#8217;intera gornata sarà dedicata agli open data</p>
<p>A Napoli ci si interroga sulle Libertà Digitali come occasione di sviluppo</p>
<p>A Pisa saranno sotto i riflettori le molteplici declinazioni dell&#8217;open: software libero, musica con licenze Creative Commons, OpenGames&#8230;</p>
<p>Tutti gli aggiornamenti sul Festival delle Libertà Digitali saranno pubblicati sul sito dell&#8217;evento:<br />
<a href="http://www.libertadigitali.it">www.libertadigitali.it</a><br />
Il Festival è anche sul social network Twitter:<br />
<a href="http://www.twitter.com/LibertaDigitali">http://www.twitter.com/LibertaDigitali</a><br />
Contatti: mail a info@libertagitali.org</p>
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		<title>Nobavaglio.it</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/temi/diritti_digitali/nobavaglio-it</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 21:42:29 +0000</pubDate>
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		<title>No alla legge bavaglio</title>
		<link>http://www.dicorinto.it/temi/diritti_digitali/no-alla-legge-bavaglio-2</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 22:39:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="640" height="360"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/kkmSbgVJV6M&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowScriptAccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/kkmSbgVJV6M&#038;hl=en_US&#038;feature=player_embedded&#038;version=3" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowScriptAccess="always" width="640" height="360"></embed></object></p>
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