La Repubblica: Dietro il risiko dell’ACTA, minaccia globale alla libertà


Dietro il risiko dell’ACTA, minaccia globale alla libertà
Che cosa muove il trattato anticontraffazione firmato da 22 dei 27 paesi UE a Tokyo, quali sono i suoi punti deboli e come impatterà nell’ecosistema web. L’Italia sarà legalmente vincolata a questo accordo anche se il Parlamento italiano non è mai stato informato nel merito dei contenuti di ARTURO DI CORINTO per Repubblica del 31 gennaio 2012

VENTIDUE dei ventisette paesi membri dell’Unione europea hanno firmato il Trattato anticontraffazione “ACTA” 1 a Tokyo, ma già a dicembre il Consiglio Europeo lo aveva adottato durante un incontro su agricoltura e foreste. Un fatto che ha suscitato una vasta opposizione fra i cittadini e la chiamata in causa dell’Europarlamento che dovrà ratificare l’accordo o rigettarlo, entro giugno. Nel frattempo il relatore Ue del trattato per il commercio internazionale, Kader Arif, si è dimesso denunciando l’accordo come una pagliacciata, in Polonia sono scesi in piazza per contestarlo, Anonymous ha attaccato siti e agenzie in risposta, e un vasto movimento d’opinione oggi scuote la rete per chiederne l’abrogazione. In un’analisi appena diffusa dalla coalizione anti-Acta si spiega perché 2.
Continua »

L’Internet Forum scrive a Mario Monti

L’Internet Forum scrive a Monti
“Più digitale contro la crisi”
Gli attori che si battono per lo sviluppo del web in Italia, riuniti a convegno a Trento fino a domani, scrivono al neo senatore a vita chedendogli di affrontare quello che definiscono “lo spread digitale” in un paese che si vuole moderno di ARTURO DI CORINTO
per La Repubblica del 11 novembre 2011

TRENTO – “Gentile professore Mario Monti, non abbiamo bisogno di ricordarle l’importanza di Internet, spazio di libertà globale, strumento di organizzazione politica e sociale, sostegno indispensabile dell’economia”. Comincia così la lettera/manifesto che i partecipanti all’Internet Governance Forum 1 di Trento hanno deciso di inviare al presidente del consiglio in pectore per chiedergli un deciso intervento a favore dell’economia e della società digitali. Un’idea nata all’inizio dei lavori del forum (che si conclude a domani) e che ha acquistato consensi man mano che gli incontri procedevano. E l’Internet Governance Forum di Trento era proprio il contesto ideale per una iniziativa di questa natura visto che da quattro anni raccoglie a convegno l’intellighenzia digitale del paese – quest’anno con oltre 22 panel e 100 relatori, esperti e terorici della rete, blogger e giornalisti, hacker e Internet provider. Continua »

La Repubblica: Democrazia, rivolte e libertà. Il web sceglie il suo futuro

la-repubblica-it-logo

Democrazia, rivolte e libertà. Il web sceglie il suo futuro
Fino al 30 settembre la comunità mondiale si incontra a Nairobi all’insegna dello slogan ” Internet come catalizzatore del cambiamento: accesso, sviluppo, libertà e innovazione”. Uno scenario che dopo le rivolte africane non sarà più lo stesso di ARTURO DI CORINTO
per Repubblica del 27 settembre 2011

La Repubblica: Partito pirata sogna il boom

la-repubblica-it-logo

Partito pirata sogna il boom
“Noi piccoli, servono soldi”
NatI in Italia sulla scia del partito svedese, ora festeggiano la vittoria di Berlino e a sorpresa difendono il diritto d’autore. Ecco chi sono e cosa vogliono di ARTURO DI CORINTO
Repubblica del 22 settembre 2011

La Repubblica: Stallman, hacker e indignati “Società digitale, quanti rischi”

arturo_di_corinto&richard_stallmanStallman, hacker e indignati
“Società digitale, quanti rischi”

A Firenze il 14esimo Hackmeeting italiano. Con il filosofo del software libero, i contestatori informatici e gli animatori della protesta spagnola. A parlare delle incognite del cloud, di mondo del lavoro digitale, di primato del business sulla persona e di politica di ARTURO DI CORINTO
La Repubblica del 25 giugno 2011

Quando entra scatta l’ovazione. Richard Stallman, instancabile e ombroso portavoce della libertà del software è arrivato all’hackmeeting di Firenze. L’occasione è il quattordicesimo incontro degli hacker italiani. Lui, il “nonno” del movimento riunito al centro sociale Next Emerson, parte subito all’attacco contro cloud computing, software chiuso e intercettazioni. Non vuole le sue foto su Facebook, “non è nostro amico” dice, “e se fate riprese non usate tecnologie proprietarie”. Il suo intervento è sulla libertà nella società digitale. “La tecnologia digitale può essere uno strumento oppressivo e le multinazionali lavorano per ridurre i diritti delle persone”. “Ma sono stupide. Si può fare business anche senza togliere a nessuno la libertà di parola”. Il suo intervento riassume bene la maggior parte degli incontri del convegno: privacy, sicurezza, copyright, Gnu/Linux. Per Stallman “il primo pericolo è la sorveglianza digitale fatta coi nostri computer quando hanno software che non controlliamo. Ma accade soprattutto con Internet e la violazione sistematica della nostra privacy”. “Questa è tirannia”, dice. Continua »

Repubblica: Il vertice G8 voluto da Sarkozy per riscrivere le regole del web

la-repubblica-it-logoIl vertice G8 voluto da Sarkozy
per riscrivere le regole del web

Il presidente francese lo ha lanciato. L’obiettivo è quello di favorire l’economia e la democrazia digitali, ma ci sono anche tanti rischi. Eccoli
Arturo Di Corinto per Repubblica.it

Sarkozy vuole un G8 dedicato ad Internet prima del vertice dei capi di Stato e di Governo (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti ) che si terrà in Francia, a Deauville, il 26 e il 27 maggio. (1-2)
L’obiettivo dichiarato del summit è quello di favorire l’economia e la democrazia digitali, ma l’intenzione stride con la sua idea di “civilizzare Internet” regolamentandola in senso restrittivo “per correggerne gli eccessi e gli abusi che vengono dalla totale assenza di regole”. Fatto sta che nonostante la valanga di critiche ricevute e la sconfessione della dottrina dei three strikes da parte della Corte Costituzionale francese adesso il capo dell’Eliseo ci riprova, sostenuto dalle major della proprietà intellettuale e scippando di fatto il primato finora conquistato dall’Onu nel dibattito sulla governance di Internet. Continua »

Se la musica è indipendente le netlabel vivono senza Siae

la-repubblica-it-logoCOPYLEFT
Se la musica è indipendente le netlabel vivono senza Siae

Si autoproducono, sono slegate dai vincoli che regolano il mercato delle major e delle indies, distribuiscono le opere degli artisti sul web con Creative Commons o con chiavette usb. Viaggio nell’universo della musica online che vive e si sviluppa grazie ai circuiti alternativi

di ARTURO DI CORINTO per Repubblica.it del 6 aprile 2011

L’avevano detto in molti, l’ha confermato la Corte dei Conti degli Stati Uniti: “le stime sui danni della pirateria sono false”. Nuovi studi hanno dimostrato che gli artisti fanno soldi col file sharing e nel mondo si moltiplicano le iniziative di open music libraries. In Brasile, in seguito alla consultazione pubblica per la riforma della legge sul copyright si è fatta la proposta di rendere legale il filesharing non commerciale pagando un canone fisso come incentivo alla banda larga. E in Italia si prova a fare a meno degli intermediari tradizionali per produrre musica indipendente da scaricare e ascoltare online senza pagare.

Tutta la musica online dell’italianissima BuskerLabel (buskerlabel.it), è gratuita e legale perché pubblicata con licenze Creative Commons . Lo stesso vale per Sub Terra – netlabel nata nei boschi della Tuscia – che fa del copyleft la sua missione. Che vuol dire che un’etichetta è copyleft è facile immaginarlo: tutti i dischi prodotti e distribuiti sono rilasciati sotto licenze Creative Commons o similari che ne permettono il download gratuito e legale e ne incoraggiano la copia e la condivisione. A Subterra sono convinti che “la libera versione digitale disponibile in rete non toglie nulla al fascino del supporto fisico, che è possibile acquistare on-line e ricevere tramite spedizione.” Queste etichette si affidano spesso a una distribuzione dei propri lavori attraverso i circuiti alternativi come i centri sociali o i banchetti degli eventi e dei concerti dal vivo in cui distribuiscono musica e cataloghi usando le pen-drive (le “chiavette” usb). Ma fanno anche di più insieme ai loro autori. Con il progetto “Oscena. Musica altrove”, Hyaena Reading, ImagoSound e il Fronte popolare per la musica libera hanno creato un circuito di piccoli luoghi inusuali, osceni (cioè fuori scena), e altrove rispetto al consueto, nei quali è possibile suonare dal vivo. I luoghi possono essere case di città, ville private, casolari, librerie, gallerie d’arte, piccoli e grandi locali sensibili al concetto di open e copyleft, per aggiungere alle performance il valore della condivisione umana e culturale, offrendo una reale alternativa al tradizionale circuito musicale. Luoghi osceni insomma per concerti intesi come eventi molto intimi e informali. Continua »

“Error 404: page not found” web-manuale della ribellione

la-repubblica-it-logoCENSURA
Error 404: page not found”
web-manuale della ribellione

Di Arturo DI Corinto per La Repubblica
del 23 febbraio 2011
La rete come moltiplicatore di idee e di rivendicazioni. E i regimi dittatoriali la spengono per zittire la voce delle proteste. Che strumenti hanno per farlo e come ci riescono. Ma gli oppositori sanno come aggirare i divieti di ARTURO DI CORINTO

Nessuno può negare che Internet abbia svolto un ruolo importante nelle insurrezioni che hanno portato alla fuga di Ben Alì prima e di Mubarak e (forse) Gheddafi dopo. La rete si è infatti offerta prima come piattaforma di denuncia della corruzione e della rabbia popolare e poi come strumento di organizzazione e coordinamento delle azioni di protesta, moltiplicandone la forza. Ma non è cominciato tutto da lì. Anche se le proteste erano state preparate dal sotterraneo lavorio di blogger e attivisti che hanno spesso pagato col carcere e la tortura la loro denuncia del regime, bisognava aspettare la rivolta del pane per capire fino a che punto aveva scavato il malcontento.
Le proteste in Tunisia sono scoppiate dopo che un venditore ambulante si è dato fuoco per protestare contro le continue angherie della polizia. Solo dopo è partita una mobilitazione generale in cui quello che accadeva nelle strade veniva comunicato al mondo via Internet e poi rimbalzato da radio e tv indipendenti per essere ripreso e sparato su Twitter, Facebook, Youtube, ed altri social media producendo un effetto di emulazione nei paesi vicini.
Quando i regimi si sono accorti della potenza moltiplicatrice della rete, hanno provato a bloccarla, riuscendovi, anche se solo per poco. Ma come è possibile fermare la rete delle reti se il mito delle sue origini parla di un dispositivo di comunicazione capace di resistere a una guerra nucleare?
Continua »

Wikileaks: quando trapela la notizia

wikileaks_prima_repubblicaLa forza della crittografia. Wikileaks: quando trapela la notizia
Arturo Di Corinto*
per Repubblica.it

Un gruppo di hacker si impossessa dei segreti della diplomazia americana e li diffonde su Internet causando uno sconvolgimento delle relazioni internazionali. Si riunisce il consiglio di sicurezza dell’Onu, alcuni capi di stato si dimettono, lo scandalo è mondiale. Una storia degna di un giallista, ma stavolta non è fiction. O almeno ne rappresenta il finale alternativo. In uno dei suoi primi libri, Crypto (1998), Dan Brown (Angeli e Demoni, il Codice Da Vinci), descrive i minuti precedenti la peggiore catastrofe dell’intelligence americana: un attacco concentrico di tutti gli hacker per svelare ciò che di segreto è contenuto nella più grande banca dati protetta del mondo rimasta indifesa a causa di un virus mutante introdotto nel sistema dal suo creatore per un calcolo politico sbagliato. Nel libro, la cavalleria informatica della National Security Agency (NSA), supersegreta agenzia di controspionaggio americana di Fort Meade, li ferma all’ultimo momento. Ma stavolta non è andata così. Wikileaks ha realmente avuto accesso e pubblicato i segreti della diplomazia americana provocando uno sconquasso delle relazioni internazionali.
Come ha fatto a ottenerli? Se si esclude un errore informatico (difficile), l’unica spiegazione per la fuoriuscita di milioni di documenti riservati e top secret è che qualcuno sia riuscito a violare le difese di uno o più database dove il materiale era custodito, visto che la numerosità dei file rende difficile pensare che ci fosse qualcuno pronto a “sniffare” ogni comunicazione fra le ambasciate dei singoli paesi coinvolti e il Dipartimento di stato americano. Ma c’è un’altra spiegazione: il tradimento di qualcuno abbastanza in alto che, per calcolo o corruzione, ha voluto rendere noti i documenti riservati. Continua »

A Roma la carica degli hacker E’ l’informatica ‘do it yourself’

hackmeetingHackmeeting 2010
Il tredicesimo raduno di esperti di computer e rete dal 2 al 4 luglio al centro sociale La Torre. Per discutere, confrontarsi e mettere in pratica un uso consapevole della tecnologia
Arturo Di Corinto*
per Repubblica.it del 2 luglio 2010

L’Hackmeeting è il più importante raduno delle culture hacker in Italia e da venerdì 2 luglio torna a Roma, al centro sociale La Torre. Per la tredicesima volta da quando è nato, per tre giorni, le controculture digitali del nostro paese discuteranno dei temi cari ai libertari della rete: privacy e controllo, mercato e autoproduzione, conflitto e normalizzazione, software, hardware e reti di comunicazione.

Ma attenti, questi hacker, che non sono solo virtuosi del software, ma artisti, attivisti, curiosi e smanettoni che eccellono nei rispettivi campi di interesse, non sono l’uomo nero dipinto dalla stampa e lo spauracchio delle aziende antivirus, sono degli innovatori. La pratica del do it yourself che gli hacker hanno mutuato dalla cultura punk è infatti tutt’uno con la passione per la tecnologia e il suo intimo funzionamento ed esprime l’attitudine di chi sta “coi piedi per terra e la testa nella tecnologia”. Radicati negli ambienti più disparati, provenienti spesso da aziende affermate che hanno contribuito a sviluppare, vivono nella galassia dei centri sociali, lavorano al recupero di hardware, sono appassionati di software libero, insegnano nelle scuole e hanno come orizzonte la trasformazione della società. La forte connotazione etica della loro curiosa attitudine alla condivisione e alla conoscenza si esprime allo stesso modo che si tratti di smontare e rimontare un apparato tecnologico per capirne l’intimo funzionamento, oppure di decostruire i messaggi del mercato e della politica. Continua »

©2007-2009 ArDiCor| Progetto grafico di Lorenzo De Tomasi [Copia questo tema] | Powered by Wordpress

Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0
This work by Arturo Di Corinto is licensed under a Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0.