Taccuini elettronici (PAAL 2008)

Arturo Di Corinto

24/04/2008Ilsole24oreNova

prima pagina nova 24 aprile 2008La Pubblica Amministrazione italiana è il maggior produttore di dati del belpaese. Dai dati geografici alle anagrafi, dalle biblioteche agli archivi digitali e ai siti web, fino a includere leggi, norme e regolamenti. Un patrimonio comune di informazioni che, pur con fatica, cominciano ad essere integrate e rese accessibili al pubblico e sulla cui disponibilità si costruiscono politiche e si sviluppano economie, anche territoriali. Non sempre però sono accessibili a tutti gli stakeholder – cittadini, imprese, istituzioni – almeno per due ordini di motivi. Il primo è che la loro disponibilità non è nota a tutti, il secondo è che il loro accesso ed eventuale utilizzo non sono né facili né immediati, nonostante il grande sforzo culturale e regolamentare fatto negli ultimi anni. Inoltre, un terzo e più importante motivo è di tipo tecnologico, e sta nell’usabilità di questi dati, non sempre confezionati secondo standard comuni e formati interoperabili, aperti e liberi.

Eppure c’è un’inversione di tendenza, manifestata con chiarezza a Cagliari, durante seconda edizione di PAAL 2008 (Pubblica Amministrazione Aperta e Libera), convegno organizzato da Sardegna Ricerche in collaborazione con l’Università di Cagliari, il CRS4 e la Regione Sardegna, il 17 e 18 aprile scorsi. Per l’occasione, decisori pubblici, amministratori e tecnici degli Enti locali, manager, ricercatori e fornitori della Pubblica Amministrazione hanno presentato e condiviso alcune delle più importanti esperienze di condivisione di dati e progetti nati all’interno della PA offrendoli alla discussione dei numerosi intervenuti. Dal progetto Norme in rete del Cnipa alla rete Lepida dell’Emilia Romagna, dalla cooperazione applicativa ligure ai portali culturali della Lombardia, del Lazio e della Sardegna, i relatori hanno dimostrato di aver compreso un elemento cruciale di questo lavoro di accumulazione di conoscenza, e cioè che quei dati provengono dalle interazioni coi cittadini oppure sono confezionati apposta per loro e oggi, con le tecnologie di rete, i cittadini non solo possono accedervi più facilmente, ma possono diventare “fornitori” diretti di dati, aggiornarli e arricchirli, controllando anche l’uso che le amministrazioni ne fanno. Continua »

(IR)rresponabilità sociale d’impresa

logo peace reporter
Arturo Di Corinto
per Peace Reporter
di Maggio

 

Per Corporate Social Responsibility (CSR) si intende l’integrazione di preoccupazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa. Adottando cioè un comportamento socialmente responsabile le imprese cercano di rispondere alle aspettative economiche, ambientali e sociali di tutti i portatori di interesse (gli stakeholder), siano essi il general public o i legislatori, comunità indigene nel cui territorio si trivella petrolio o consumatori sedotti all’acquisto di Suv inquinanti, agricoltori convinti a utilizzare sementi sterili o allevatori indotti ad acquistare mangimi animali.

Per molti la responsabilità sociale delle imprese è solo una foglia di fico sui comportamenti irresponsabili delle aziende che condividendo una parte dei propri profitti con la società civile tentano di “ripulirsi l’immagine” quando con una mano finanziano organizzazioni no profit che realizzano pozzi d’acqua in Africa e con l’altra – tramite una controllata – gestiscono la compravendita di armi e rifiuti negli stessi luoghi.

Il mondo del non profit e della comunicazione sociale questo lo sa e considerandolo un terreno impervio cerca perlomeno di aumentare la trasparenza di tali operazioni. Ma c’è un modo immediato in rete per capire chi controlla cosa e verificare se il comportamento virtuoso di un’azienda in un campo corrisponda al comportamento irresponsabile in un altro. “Theyrule” è un’applicazione web che permette di sapere fino a che punto le multinazionali sono collegate fra di loro individuando tale legame nei manager che siedono contemporaneamente al tavolo d’amministrazione di un’azienda ecologista e di un’azienda petrolifera. E se venisse aggiornato e adottato dal non profit ci aiuterebbe a capire quanto pochi sono quelli che decidono le politiche globali, “quelli che comandano”, appunto. (http://theyrule.net)

Libera informazione in libero web

logo popolo bue tvPOPOLOBUE è una webTV politico-sociale e satirica, che utilizza un sistema di social networking che rende semplice per produttori di contenuti ed attivisti realizzare, pubblicare e diffondere i propri video. Il nostro player customizzabile permetterà l’introduzione (overlay) di una barra di azioni politiche e/o commercialei configurabile – per ogni video – dai Redattori quando un utente passerà col mouse sopra il video.

Questa funzionalità permetterà a Popolobue di veicolare ed aggiornare ad ogni momento una qualsiasi azione politica (firma la petizione …) o commerciale (compra il DVD …) ai video, anche quando questi saranno embedded su blog o siti web altrui, portando traffico, audience ed eventualmente un ritorno economico al suo produttore.

Dedica un attimo del tuo tempo a fare la conoscenza del team di popolobue.tv

Leggi il nostro Piano di Sviluppo Web e se ti piace Aiutaci a far Partire l’iniziativa. Continua »

E’ uscita la rivista HAX n° 4: il software libero non é solo linux

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NonSoloLinux é il titolo dello speciale del nuovo numero della rivista HAX, pubblicato a cura dell’Hacklab Cosenza in collaborazione con una redazione nazionale.

La rivista in questo numero si occupa di sistemi operativi alternativi, diritti digitali in una rete neutrale, dispositivi Openmoko, racconti cyberpunk e musica libera.

Proseguono inoltre i corsi a puntate per i neofiti delle applicazioni del software libero.

Il numero consta di ben 50 pagine: Buona lettura!!

HAX la trovate qui:

http://hax.cosenzainrete.it

 

“Un pinguino va… alla Città dell’Altra Economia”

la “c” rovesciata del copyright

L’Associazione Temporanea di Imprese “Comunicazione Aperta”, costituita dalla società cooperativa Binario Etico, dall’associazione Linux Club e dall’associazione Altre Visioni, è lieta di comunicarvi che sono aperte le iscrizioni ai corsi di informatica sul sistema operativo GNU/Linux, sul Software Libero e sulla suite per ufficio OpenOffice.

Dove

I corsi si terranno presso la Città dell’Altra Economia, in largo Dino Frisullo, zona Campo Boario (ex-mattatoio di Testaccio), nello spazio “Comunicazione Aperta”.

Quando

I corsi avranno inizio entro la fine di aprile, al raggiungimento del numero minimo di partecipanti.

Orari

Mercoledì e Venerdì dalle 19 alle 21.

Per maggiori informazioni su programmi, costi e modalità d’iscrizione:
web: www.binarioetico.org
mail: comunicazioneaperta@cittadellaltraeconomia.org
tel: 349 6112994 dal lunedì al venerdì dalle 11 alle 18

Corso di Alta Formazione su Tecnologie Libere e Open Source

logo gnu generation

Scadenza domande: 21 Aprile 2008

Il Rettore dell’Università della Calabria, visto l’avviso pubblicato nella G.U., Serie Speciale, n.115 del 3.10.2007, per la presentazione di progetti da parte di Italia Lavoro sul Programma FIxO Azione 3 “Promozione e sostegno di percorsi formativi di giovani laureati non occupati per l’acquisizione di competenze nel trasferimento di tecnologie e prodotti della ricerca verso imprese che intendono perseguire programmi di innovazione”, e in seguito al progetto presentato dall’UNICAL inerente l’avviso di cui sopra, emana il bando per l’istituzione del *Corso di Alta Formazione in Tecnologie Libere e Open Source*. Continua »

Vota per il Software Libero

logo vota software libero
Vota per il Software Libero
oltre 80 candidati e 1700 elettori!
Ultimi giorni per la campagna “Vota per il Software Libero” che ad oggi, dopo soli 7 giorni, conta l’adesione di oltre 80 candidati, 1700 elettori in tutta Italia e più di 100000 visite.

  • http://elezioni.softwarelibero.it/visualizza/aderenti
  • http://elezioni.softwarelibero.it/visualizza/mappa_firme

Grazie al sostegno degli attivisti e delle diverse associazioni di promozione del software libero presenti nel nostro paese, continuano ad arrivare gli impegni dei candidati a sostenere, promuovere e votare leggi e politiche a favore del software libero. Restano ancora pochissimi giorni sia per aderire all’iniziativa che per firmare la petizione “Preferisco votare per il software libero”.
* http://elezioni.softwarelibero.it/firma/anchetu
Con il presente comunicato, l’associazione per il Software Libero intende ringraziare tutte le persone che stanno collaborando per dar vita a questa iniziativa di partecipazione civica, democratica e trasparente, sia aderendo all’iniziativa sia promuovendola attraverso la rete.

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Mickey Mouse appartiene a tutto il mondo

Pubblicato in Karma@Pa

10/04/2008

Negli ultimi anni il copyright (il diritto d’autore in Italia) ha smesso di essere un argomento esoterico per avvocati ed è diventato un tema di importanza cruciale per chiunque sia coinvolto a vario titolo nella produzione e fruizione di cultura.

Il copyright fa ogni giorno capolino nei quotidiani, nei tiggì, nei convegni universitari, perfino nella posta elettronica con cui gli amici ci spediscono musica e fotografie. E nei prossimi anni avrà un ruolo fondamentale rispetto al modo stesso in cui penseremo la creatività: sia in termini di proprietà che di collaborazione. Insomma è diventato un tema la cui analisi non può più essere lasciata ai soli avvocati.
Il copyright è nato e poi si è consolidato come un dispositivo di bilanciamento per garantire agli autori un incentivo alla produzione di opere creative e allo stesso tempo favorire la loro circolazione presso il pubblico, coè nella società, affinchè chiunque potesse goderne. Non è nato certo per tutelare i profitti delle case edtrici come qualcuno sostiene. E la migliore dimostrazione del ruolo di garanzia di questo istituto sta nel fatto che da sempre le biblioteche pubbliche esistono come alternativa alla distribuzione commerciale delle creazioni culturali. Il problema è che nel tempo questo equilibrio si è progressivamente spostato a favore dei detentori dei contenuti culturali, cioè case editrici, discografici, conglomerati mediatici, e nei fatti è diventato un modo per bloccare la creatività e la voglia di sperimentare degli stessi artisti che nel copyright avevano individuato un modo per guadagnarsi da vivere. Continua »

Dove si sta dirigendo il dibattito sulla proprietà intellettuale? Ce ne parla Arturo Di Corinto, docente di Comunicazione mediata dal computer presso l’Università La Sapienza di Roma

Pubblicato in Karma@Pa10/04/2008

Dove si sta dirigendo il dibattito sulla proprietà intellettuale?
Ce ne parla Arturo Di Corinto, docente di Comunicazione mediata dal computer presso l’Università La Sapienza di Roma.

La grande impalcatura a difesa del diritto d’autore non regge più. Troppe cose sono cambiate da quando in Inghilterra nel 1710 venne promulgato lo Statuto di Anna, con il quale veniva stabilita un’esclusiva per la stampa dei testi attribuita ad autori o cessionari di quel diritto, rinnovabile di 14 anni. La normativa internazionale da allora ad oggi si è evoluta, ampliando e allungando la tutela delle opere fino a cinquanta, settanta, novant’anni, e inasprendo le pene, pecuniarie e detentive, per la violazione dei diritti economici e morali dei titolari. Ma da allora ad oggi sono state tali e tante le evoluzioni della tecnologia che, per quanto il diritto cerchi di distinguere le norme dai mezzi e dagli strumenti per evaderle o farle rispettare, non è più possibile applicare quel modello alla modernità.

Per tre ordini di motivi: la rivoluzione informatica ha messo nelle mani di ciascuno potenti media digitali, i personal media, con i quali è possibile registrare, manipolare e veicolare qualsiasi aspetto della realtà e dell’esperienza; gli strumenti e le infrastrutture di comunicazione sono diventati digitali, ubiqui, spesso gratuiti; è cresciuta l’esposizione degli individui a questi strumenti e insieme l’attitudine al loro uso creativo e collettivo. Che oggi viene anche insegnato a scuola e nelle Università. Continua »

Sul futuro dei media digitali e della carta stampata

Pubblicato in Karma@Pa

Alcune riflessioni sul futuro dei media digitali e della carta stampata.

Arturo Di Corinto*

Quando parliamo del futuro dei media digitali i partecipandi al dibattito si schierano subito dalla parte degli apocalittici o degli integrati. Il motivo? Il digitale mette in crisi il copyright (il diritto d’autore in Italia). Eppure un atteggiamento più sereno è possibile se proviamo a riportare il discorso alla sua giusta dimensione.

Proviamo a viaggiare nel tempo con l’immaginazione, e a tornare a un anno rivoluzionario: il 1448. E’ la data della comparsa di una nuova e rivoluzionaria tecnologia, quella della stampa a caratteri mobili, destinata a cambiare radicalmente il nostro modo di comunicare nei secoli successivi. L’idea geniale fu di un fabbro di Mainz, Johannes Gutenberg, ed ebbe subito un effetto, quello di mettere in crisi il “monopolio” degli amanuensi nella riproduzione dei testi sacri. Grazie a questa invenzione si incominciò subito a stampare la bibbia e poco dopo anche le perdonanze papali, creando, all’improvviso, un mercato inesistente, quello delle indulgenze, contro cui si scagliò Martin Lutero. La stampa a caratteri mobili diede un clamoroso contributo al Rinascimento favorendo l’affermazione del vernacolo e il declino del Latino, che a sua volta preparò l’Europa agli Stati nazione.

Allora la prima riflessione da fare è: se la Bibbia fosse stata tutelata dal diritto d’autore, il celebre artigiano avrebbe potuto permettersi di stamparla? Probabilmente no, con effetti immaginabili per noi tutti che veniamo dalla forma-libro della cultura. Il punto non è che sarebbe ancora il solo clero ad amministrare la parola di Dio, ma che sarebbe stato fortemente ritardato quel grande effetto di trascinamento sull’alfabetizzazione delle masse che la possibilità di leggere ciascuno la Bibbia ha determinato. Continua »

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